Mezzaluna Rossa: 40 migranti a bordo di una nave tunisina in stallo da undici giorni

Pubblicato il 24 luglio 2018 alle 6:01 in Immigrazione Tunisia

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Una nave tunisina con a bordo 40 migranti africani è in stallo al largo della Tunisia in quanto le autorità di Tunisi si stanno rifiutando di farli sbarcare.

La notizia è stata diffusa dall’organizzazione umanitaria Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, lunedì 23 luglio. Uno dei suoi ufficiali, Monji Slim, ha reso noto che il governo tunisino ha chiesto a Malta e all’Italia di accettare i 40 migranti, mentre il Ministero dell’Interno ha declinato qualsiasi commento. Secondo quanto riportato da Slim, l’imbarcazione si troverebbe a 12 miglia dalla Tunisia e i migranti africani a bordo si troverebbero in gravi condizioni, dal momento che il capitano della nave ha rifiutato di accettare qualsiasi aiuto per aumentare la pressione sulle autorità tunisine. Nonostante ciò, sarebbero 11 giorni che l’imbarcazione si trova in una situazione di stallo in mare.

Secondo quanto riferito dalla Ong “Forum tunisino per i diritti economici e sociali”, nel 2017, sono stati 9.329 i migranti tunisini che hanno tentato di raggiungere l’Italia. Di questi, il 66% è riuscito ad arrivare sulle nostre coste, mentre il restante 34% è stato bloccato dalle autorità di Tunisi. Il rapporto della Ong ha formulato tali stime basandosi sui dati del Ministero dell’Interno italiano, dell’a UN Refugee Agency (UNHCR) e sui comunicati del Ministero dell’Interno tunisino. Nel 2018, i tunisini costituiscono la principale nazionalità di migranti giunti nel nostro paese, con una cifra pari a 3.166 dal primo gennaio al 23 luglio 2018. Secondo il Viminale, l’anno scorso sono sbarcati illegalmente in Italia complessivamente 6.151 tunisini. In particolare, la maggioranza degli arrivi si è verificata a partire dai mesi estivi, in concomitanza ad una drastica diminuzione di sbarchi dalla Libia, principale porto di partenza dei migranti del Nord Africa. La stretta collaborazione tra il governo di Tripoli e l’Italia, sostenuta dall’Unione Europea, ha fatto sì che, dopo il picco di giugno 2017, durante il quale sono giunti nel nostro Paese 23.526 individui, cifra mensile più elevata registrata da gennaio 2017, si è passati a 11.459 a luglio, e a 3.918 ad agosto. La limitazione dei flussi dalla Libia, tuttavia, ha riattivato nuove tratte dalla Tunisia e dall’Algeria. Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), soltanto nel mese di settembre 2017, 1.400 tunisini sono arrivati in Italia. Tali cifre hanno indicato un fenomeno in crescita dal momento che, da gennaio ad agosto dell’anno passato, il numero totale di migranti tunisini era stato 1.357.

Nel mese di aprile, la Guardia di Finanza palermitana ha scoperto nuovi flussi di migranti provenienti dalla Tunisia e diretti in Sicilia, tra cui sarebbero presenti anche sospettati jihadisti. Complessivamente, sono state arrestate 13 persone facenti parte di un’organizzazione criminale che compiva viaggi dalle coste tunisine a quelle siciliane a bordo di gommoni molto veloci, sui quali venivano fatti salire i migranti in cambio di una cospicua somma di denaro, compresa rea i 3.000 e i 5.000 euro ciascuno. Una volta attraccati in Sicilia, gli stranieri venivano fatti sfuggire ai controlli di sicurezza e alle procedure di identificazione, permettendo di far mantenere l’anonimato a coloro che approdavano con intenti di terrorismo, hanno spiegato gli inquirenti. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, all’interno della rete criminale ci sarebbero estremisti che hanno manifestato ostilità nei confronti della cultura occidentale mediante propaganda online. Tra questi, in particolare, sarebbe stata intercettata la conversazione di un individuo con un complice marocchino in cui veniva espressa l’intenzione di andare in Francia per commettere azioni pericolose.

Da quando Salvini è salito alla guida del Ministero dell’Interno, il primo giugno scorso, ha inaugurato una politica più rigida e intransigente nei confronti del fenomeno migratorio, chiudendo i porti italiani alle imbarcazioni delle Ong e delle missioni europee. Subito dopo la nomina di Salvini sono emerse tensioni tra l’Italia e la Tunisia in seguito ai commenti rilasciati dal Salvini, il quale aveva affermato che “la Tunisia non manda nel nostro Paese soltanto gentiluomini ma, spesso e volentieri, anche i galeotti”. Il 4 giugno, il Ministero degli Esteri tunisino ha ricevuto l’ambasciatore italiano a Tunisi, a cui ha riferito che le parole di Salvini “non riflettono la cooperazione tra i due Paesi nell’ambito dell’immigrazione e indicano altresì una conoscenza incompleta dei vari meccanismi di coordinamento esistenti tra i servizi tunisini e italiani”. Occorre ricordare che, il 9 febbraio 2017, l’Italia e la Tunisia avevano firmato una dichiarazione congiunta sull’immigrazione. In tale occasione, l’allora ministro degli Esteri, Angelino Alfano, e l’omologo tunisino, Khemaies Jhinaoui, avevano concluso un accordo sulla gestione del fenomeno migratorio, sul traffico di esseri umani e sul rafforzamento delle frontiere. A tale proposito, il primo ministro tunisino, Yussef al-Shahed, aveva dichiarato che l’Europa aveva bisogno di avviare progetti strategici con tutti gli Stati a sud del Mediterraneo per aumentare il controllo dei flussi migratori. Salvini ha replicato alle affermazioni del Ministero tunisino, giustificando di aver detto soltanto che “i flussi dalla Tunisia portano in Italia non solo persone per bene”. Da parte sua, l’ambasciatore italiano a Tunisi ha specificato che Roma vuole continuare a collaborare con la Tunisia in ambito migratorio.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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