Libia: ministro degli Esteri francese incontra gli ufficiali dei governi di Tripoli e Tobruk

Pubblicato il 24 luglio 2018 alle 14:11 in Francia Libia

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Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, si è recato in visita ufficiale in Libia, dove ha colloquiato con entrambi i leader del governo di Tripoli e di Tobruk.

Lunedì 23 luglio, Le Drian è atterrato a Tripoli per incontrare gli ufficiali militari e del Consiglio presidenziale, con cui ha discusso l’unificazione politica e militare del Paese nordafricano. Durante il meeting con il premier di Tripoli, Fayez Serraj, Le Drian ha esortato il suo governo a portare avanti i sondaggi per le elezioni, in modo da riuscire a tenerle il 10 dicembre 2018. “È quello a cui aspirano i cittadini libici, i quali si sono registrati in massa nelle liste elettorali”, ha notato il ministro francese, aggiungendo che la sua visita ha avuto l’obiettivo di ricordare tale scadenza ad entrambe i governi libici. Nel corso dei colloqui, Le Drian ha altresì annunciato una donazione da parte della Francia del valore di un milione di dollari, affinché la Libia riesca ad organizzare le elezioni. “Parigi supporta tutti gli sforzi di coloro che lavorano in questa direzione”, ha affermato il ministro.

La data del 10 dicembre è stata concordata tra le fazioni libiche il 29 maggio, in occasione di una conferenza tenutasi nella capitale francese. Nel documento siglato tra le due parti sono inclusi 8 punti, principalmente dedicati alle condizioni da rispettare in vista delle elezioni. Secondo quanto si legge nella dichiarazione, le parti devono garantire la sicurezza delle procedure elettorali, avviare un dialogo per la riunificazione delle forze armate e delle istituzioni statali in Libia e discutere l’organizzazione di un referendum costituzionale dopo il voto. Le fazioni hanno discusso anche la data del prossimo incontro, da fissare entro 3 mesi, per controllare la realizzazione degli obiettivi fissati. Il 6 giugno, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato il piano promosso dalla Francia, dichiarando di accogliere con favore l’impegno delle parti rivali in Libia a lavorare in modo costruttivo con le Nazioni Unite, allo scopo di organizzare elezioni “credibili e pacifiche, e rispettarne i risultati”. Molti osservatori, tuttavia, considerano tale piano troppo ambizioso, in quanto l’instabilità in Libia è ancora troppo radicata per via delle dispute territoriali in tutto il territorio nazionale e dell’economia debole, nonostante le vaste riserve di petrolio. L’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, sostiene che sarebbe difficile far progredire il processo politico senza prendere delle misure e senza avere le giuste condizioni. 

Durante i colloqui a Tripoli, Le Drian ha affrontato anche la questione della produzione petrolifera, ricordando alle parti rivali che i giacimenti devono rimanere sotto il controllo della National Oil Corporation (NOC), la compagnia petrolifera nazionale, a Tripoli. A tale proposito, il ministro degli Esteri libico, Mohammed Sayala, ha riferito che la Francia è stata tra i principali sostenitori del ritorno delle entrate del settore petrolifero sotto il NOC a Tripoli, aggiungendo che la Francia sta portando avanti la sua politica di sostegno verso la Libia, in modo che venga raggiunta una soluzione pacifica alla crisi.  Alla fine dei meeting a Tripoli, Le Drian è volato da Misurata a Bengazi, nell’est della Libia, dove ha incontrato gli ufficiali del governo di Tobruk, tra cui il generale Khalifa Haftar, capo dell’Esercito Naizonale Libico (LNA). Al momento, non sono ancora stati resi noti i dettagli di tale incontro.

La Libia versa in uno stato di caos dal febbraio 2011, anno dello scoppio della rivoluzione. Successivamente, nonostante l’intervento della NATO e il rovesciamento di Gheddafi, la Libia non è mai riuscita di effettuare una transizione democratica, con il risultato che, ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo insediato a Tripoli e appoggiato dall’Onu e dall’Italia, e il secondo insediato a Tobruk e sostenuto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. Inoltre, nel corso del tempo, la Libia è divenuta il primo porto di partenza, mentre l’Italia il primo porto di arrivo per i migranti nel Mediterraneo.

In passato, i tentativi di arrivare a un accordo sono falliti per via delle divisioni interne tra i gruppi armati in competizione in Libia e da alcuni Stati stranieri, che supportavano i diversi attori locali. Con il presidente Emmanuel Macron, la Francia sta giocando un ruolo più attivo nella risoluzione delle controversie in Libia.  

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Sofia Cecinini

di Redazione

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