Iran annuncia produzione di massa di un nuovo missile a medio raggio

Pubblicato il 24 luglio 2018 alle 13:06 in Iran Medio Oriente

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L’Iran ha annunciato la produzione di massa di un missile a medio raggio, soprannominato Fakour.

In occasione di una cerimonia tenutasi lunedì 23 luglio, il ministro della Difesa, Amir Hatami, ha riferito che Fakour sarà equipaggiato con un radar e verrà prodotto attraverso l’utilizzo di tecnologie statali. La nuova arma, secondo quanto riportato dal quotidiano iraniano Tehran Times, potrebbe essere impiegata contro diversi velivoli aggressivi che si trovano entro il suo raggio di azione. Hatami ha definito la produzione di massa del missile Fakour un passo importante, in linea con l’aumento della potenza difensiva dell’Iran e della promozione della sua capacità di deterrenza. In particolare, il ministro ha riferito che la produzione di massa è stata raggiunta nonostante le sanzioni americane contro l’industria missilistica iraniana. “Oggi viviamo in un ambiente dove siamo circondati da nemici senza vergogna e da persone maliziose come gli attuali capi degli Stati Uniti e alcuni dei loro alleati, che non capiscono altro che il linguaggio della forza”, ha dichiarato Hatami, aggiungendo che, in linea con le istruzioni del leader supremo Ayatollaj Ali Khamenei, l’Iran è pronto a dare una risposta proporzionale a ogni minaccia.  L’annuncio è stato effettuato in un momento di massima tensione tra gli Stati Uniti e l’Iran. La sera di domenica 22 luglio, il presidente Donald Trump si è scagliato contro Teheran su Twitter, mettendola in guardia di “non minacciare mai più gli Stati Uniti” o di essere pronta a subire conseguenze che “pochi nella storia hanno sofferto prima d’ora”. Per tutta risposta, l’agenzia di stampa della Repubblica Islamica iraniana (IRNA), di proprietà statale, ha reagito in poche ore, respingendo il tweet di Trump e descrivendolo come una “reazione passiva” alle osservazioni del presidente iraniano, Hassan Rouhani, effettuate la stessa sera, in merito ad un avvertimento nei confronti degli USA, esortati a “non giocare con la coda del leone”, poiché “l’America dovrebbe sapere che la pace con l’Iran è la madre di ogni pace e che la guerra con l’Iran è la madre di tutte le guerre”. 

Teheran è il principale oppositore di Washington in Medio Oriente. Fin dal proprio insediamento, il 20 gennaio 2017, l’amministrazione Trump ha portato avanti una linea dura nei confronti dell’Iran, precedentemente promossa nel corso della campagna elettorale. Uno dei momenti di massima tensione fra i due Paesi si è verificato l’8 maggio scorso, quando gli Stati Uniti hanno annunciato il ritiro dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l’accordo sul nucleare iraniano, firmato il 14 luglio 2015, tra Teheran e i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu quali Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia e Cina, più la Germania. L’accordo prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli Stati Uniti, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e del consenso a sottoporre il programma nucleare a rigorose verifiche. Poco dopo l’annuncio americano, Teheran ha dichiarato che sarebbe rimasta nell’accordo nonostante l’assenza di Washington e che, al contrario degli Stati Uniti, avrebbe sempre rispettato i principi del patto.

Inoltre, Teheran, ancora oggi, continua a ribadire che la sua attività nucleare è destinata esclusivamente alla produzione di elettricità e altri progetti pacifici. Da parte loro, gli USA, al contrario, teme le attività iraniane, soprattutto in relazione al suo programma missilistico. Il 4 luglio, il Dipartimento di Stato americano ha annunciato di aver elaborato una campagna di “massima pressione economica e diplomatica” sull’Iran, per convincerlo a negoziare un accordo migliore.  Le nuove sanzioni americane entreranno in vigore in due tranches. Le prime, dirette al settore automobilistico iraniano e al commercio di oro e altri metalli preziosi, saranno applicate a partire dal 4 agosto. La seconda tranche, invece, colpirà il settore energetico, specialmente il petrolio, e le transazioni con la Banca Centrale iraniana a partire dal 6 novembre 2018.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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