Proactiva Open Arms ha intenzione di denunciare la Guardia Costiera libica

Pubblicato il 23 luglio 2018 alle 16:18 in Europa Immigrazione

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La Ong spagnola Proactiva Open Arms ha denunciato alla polizia spagnola il comandante del cargo commerciale Triades per non aver aiutato alcuni migranti in difficoltà nel Mediterraneo, accusandolo di omicidio colposo. Il fondatore della Ong, Oscar Camps, ha reso noto che intende denunciare anche la Guardia Costiera libica per lasciato morire una donna e un bambino che si trovavano a bordo di un gommone al largo della Libia, la scorsa settimana.

Il 17 luglio, Proactiva Open Arms aveva pubblicato su Twitter le foto di due corpi in mare tra i resti di un’imbarcazione naufragata. “La Guardia Costiera libica ha riferito di aver intercettato una barca con a bordo 158 persone alla quale è stata fornita assistenza, ma non ha detto di aver lasciato in mare due donne e un bambino perché non volevano salire sulle motovedette”, aveva spiegato nell’occasione Camps, il quale aveva aggiunto che quando Proactiva era giunta sul luogo dell’incidente, una delle due donne era ancora viva, ma non era stato possibile fare niente per l’altra e per il bambino. La nave della Ong spagnola è giunta sabato 21 luglio al porto di Palma, in Spagna, con i corpi delle due migranti e i superstiti soccorsi nel Mediterraneo. Dia il Ministero dell’interno italiano sia la Guardia Costiera libica hanno smentito le accuse di Open Arms. Il capo del Viminale, Matteo Salvini, ritiene che quanto affermato da Open Arms siano solo accuse ed insulti che confermano che “la politica da lui attuata è nel giusto”. Da parte sua, la Guardia Costiera di Tripoli ha affermato di aver condotto la missione di soccorso professionalmente, in linea con gli standard internazionali. In merito alla denuncia contro il capitano della nave Triades, Camps ha dichiarato che l’equipaggio, dopo aver individuato i migranti in difficoltà a bordo di un gommone che stava affondando, non è stato in grado di aiutarli. Al momento, Reuters non è riuscito a rintracciare il capitano della nave, che batte bandiera panamense, e si torva nel porto libico di Misrata.

La Proactiva Open Arms, insieme ad altre navi delle Ong, è attiva nel l Mediterraneo centrale, tra la Libia e l’Italia, che costituisce la rotta più mortale del Mediterraneo. In quell’area, secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, dal primo gennaio al 18 luglio 2018, sono morti 1.107 migranti, su un totale di 1.490 decessi verificatisi in quel periodo nel Mediterraneo.

Da quando Salvini è divenuto ministero dell’Interno, il primo giugno scorso, ha inaugurato una politica più rigida e intransigente nei confronti del fenomeno migratorio, chiudendo i porti italiani alle imbarcazioni delle Ong e delle missioni europee. La settimana passata, Salvini ha chiesto alle autorità europee di considerare la Libia un porto sicuro, così da permettere anche alle imbarcazioni delle missioni straniere e delle Ong che effettuano attività di soccorso in mare di riportare i migranti nel Paese nordafricano.  Tuttavia, l’UE ha replicato che “nessuna operazione europea o nave europea fa sbarchi in Libia perché non la considerano un porto sicuro”, in linea con la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo. Essendo una valutazione puramente giuridica, ha precisato l’Alto Rappresentante, Federica Mogherini, non c’è una decisione politica da prendere. Salvini, inoltre, in occasione della prima visita ufficiale in Libia, il 25 giugno scorso, in qualità di ministro dell’Interno, ha proposto l’apertura di hotspot per l’accoglienza di migranti in Libia, in modo da ridurre il numero di rifugiati che giungono sulle coste italiane ed europee ogni giorno.

In una lettera inviata al premier italiano, Giuseppe Conte, il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, ha dichiarato che l’Italia ha ragione a chiedere una maggiore collaborazione e cooperazione regionale per gestire gli sbarchi, e che gli avvenimenti della scorsa settimana “hanno dimostrato un senso condiviso di solidarietà da parte degli Stati membri”. Il 16 luglio, Malta, Francia, Germania, Spagne e Portogallo hanno accettato di accogliere 50 migranti ciascuno dei 450 stranieri soccorsi nei giorni precedenti nel Mediterraneo. Secondo il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, si è trattato di una grande vittoria. I 450 migranti in questione erano stati salvati da un peschereccio nella giornata di venerdì 13 luglio. Subito dopo, le autorità maltesi e italiane avevano iniziato a discutere sullo sbarco e sulla loro accoglienza. Da una parte, La Valletta sosteneva di aver adempiuto ai propri obblighi, monitorando l’imbarcazione e chiedendo se necessitasse aiuto. Quest’ultima, secondo quanto riferito da Malta, aveva risposto che intendeva procedere verso Lampedusa. Dall’altra parte, Roma aveva insistito che Malta dovesse aprire i propri porti e accogliere il peschereccio.

Tale situazione è stata sbloccata grazie alla collaborazione dei cinque Stati europei, che hanno acconsentito all’accoglienza di 50 migranti ciascuno. Ad avviso di Juncker, tuttavia, queste soluzioni ad hoc non rappresentano un modo di procedere sostenibile. “La Commissione non ha competenze in materia di ricerca e di salvataggio, né sulla determinazione per punti di sbarco, e questo non è qualcosa che noi possiamo coordinare […] Quello che possiamo fare, e che stiamo già facendo, è che una volta che le persone sono sbarcate, noi possiamo coordinarci fra gli stati membri che si offrono di prendere una parte dei migranti sbarcati”, ha spiegato un portavoce della Commissione.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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