Israele: il blocco su Kerem Shalom potrebbe essere revocato

Pubblicato il 23 luglio 2018 alle 10:22 in Israele Palestina

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Il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha dichiarato che il blocco imposto sul valico di Kerem Shalom potrebbe essere revocato martedì 24 luglio, se la tregua tra Hamas e il governo israeliano reggerà. La decisione di chiudere l’unica traversata commerciale con la Striscia di Gaza era stata presa il 9 luglio, in risposta agli aquiloni e palloncini incendiari lanciati dall’enclave palestinese contro il territorio israeliano. Lo Stato Ebraico, il 16 luglio, aveva deciso di rafforzare ulteriormente il blocco imposto sulla Striscia di Gaza, impedendo le consegne di gas e carburante e riducendo la zona di pesca adiacente all’enclave palestinese da 6 a 3 miglia nautiche.

In seguito a tali provvedimenti, alcuni funzionari delle Nazioni Unite hanno evidenziato che la Striscia di Gaza sta affrontando gravi carenze di carburante, le quali colpiscono sia ospedali, sia strutture idriche e igieniche. Alla luce di ciò, il coordinatore umanitario dell’ONU responsabile per i territori palestinesi, Jamie McGoldrick, ha invitato Israele a porre fine alle restrizioni imposte, avvertendo che gli ospedali saranno costretti a chiudere, con le forniture di emergenza destinate ad esaurirsi entro l’inizio di agosto. “Considerando che i blackout attuali durano circa 20 ore al giorno, se Gaza non riceverà immediatamente del carburante, ci saranno in gioco le vite delle persone. I pazienti più vulnerabili, come quelli cardiaci, in dialisi e i neonati in terapia intensiva saranno quelli più a rischio” ha affermato McGoldrick.

L’apice delle ostilità in corso tra Israele e Gaza è stato raggiunto venerdì 20 luglio, quando al confine con la Striscia, alcuni palestinesi armati di pistole hanno ucciso un soldato israeliano e, in risposta, l’esercito dello Stato Ebraico ha avviato una violenta serie di raid, uccidendo 4 palestinesi, tra cui 3 miliziani di Hamas. Nell’escalation sono stati feriti almeno 120 abitanti di Gaza. Il soldato israeliano morto venerdì è la prima vittima israeliana dai tempi della guerra tra Israele e Hamas nel 2014. Il militare si trovava impegnato in “attività operative” quando, insieme ai colleghi, è stato preso di mira dal fuoco palestinese.

“Mediante gli sforzi dell’Egitto e delle Nazioni Unite, è stato convenuto di fare ritorno a un periodo di calma tra Israele e le fazioni palestinesi”, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters un portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum. La giornata seguente agli scontri appena descritti è stata definita dal ministro della Difesa come “il giorno più tranquillo dal 30 marzo”, data di inizio delle proteste palestinesi. “Se oggi e domani vedremo un prolungamento di questa situazione, martedì riprenderanno le attività di routine a Kerem Shalom e le zone di pesca ritorneranno alle misure concordate in precedenza” ha altresì affermato il ministro.

L’attraversamento di Kerem Shalom è l’unico presente tra Gaza e Israele disposto al trasporto merci, mentre un confine separato, noto come Erez, è predisposto al passaggio di persone. Lo Stato Ebraico, che dal 2008 ha combattuto 3 guerre contro il movimento islamista di Hamas, controlla rigorosamente entrambe le frontiere. L’unico altro punto di entrata per la Striscia di Gaza è in Egitto. Tuttavia, tale ingresso è rimasto chiuso negli ultimi anni, ad eccezione di un’apertura avvenuta a metà maggio dell’anno corrente.

Dall’inizio della Marcia del Ritorno, il 30 marzo, sono stati uccisi 140 palestinesi, inclusi 15 bambini, e sono state ferite più di 12.000 persone. Gli scontri al confine hanno raggiunto il picco il 15 maggio, quando 40.000 abitanti di Gaza hanno protestato lungo la recinzione, risultando nella morte di almeno 60 palestinesi. Tali accadimenti si sono verificati il giorno dell’apertura dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme. L’obiettivo della protesta era il ritorno dei rifugiati palestinesi nei territori in cui adesso sorge Israele, una delle questioni discusse nei negoziati di pace tra le due parti. Il popolo palestinese considera il ritorno nei territori israeliani un diritto, che dovrebbe essere garantito dalle norme internazionali. Al contrario, Israele considera la questione una richiesta politica che dovrebbe essere discussa nel processo di pace.

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Alice Bellante

di Redazione

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