Gli Stati Uniti forniscono 200 milioni di dollari all’Ucraina per la difesa

Pubblicato il 23 luglio 2018 alle 13:31 in USA e Canada Ucraina

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Gli Stati Uniti hanno annunciato, tramite un comunicato stampa, che forniranno 200 milioni di dollari all’Ucraina in fondi di cooperazione per la sicurezza, al fine di migliorare la capacità difensiva delle forze del Paese, venerdì 20 luglio. Questa somma fa parte di una serie di aiuti che il Pentagono ha iniziato ad elargire nel 2014, anno dell’invasione russa della Crimea, che oggi ammonta a più di un miliardo di dollari. Quest’ultima tranche è destinata all’acquisto di attrezzature da utilizzare per i programmi di formazione attualmente in corso e per migliorare alcune esigenze operative dell’esercito ucraino, come la capacità di comando e controllo e la visione notturna. L’obiettivo finale è quello di difendere l’integrità territoriale del Paese, attualmente impegnato a fronteggiare militarmente le spinte separatiste nelle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk.

Gli aiuti statunitensi sono arrivati in seguito all’approvazione, in Ucraina, della nuova legge di sicurezza nazionale, firmata dal presidente Petro Poroshenko il 5 luglio scorso. Secondo quanto riferito dal Dipartimento della Difesa statunitense, la sua rilevanza è costituita dalla creazione di un quadro legislativo per allineare l’architettura delle forze armate ucraine ai principi Euro-Atlantici, con l’obiettivo di raggiungere, entro il 2020, l’interoperabilità con le forze NATO. Il provvedimento è stato accolto con entusiasmo dagli Stati Uniti già all’indomani della sua firma, quando la portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nauert, ne ha sottolineato l’importanza per il rafforzamento dell’integrazione ucraina con l’Occidente. Una rassicurazione dalla NATO è invece arrivata il 12 luglio, quando il segretario generale, Jens Stoltenberg, durante un incontro con Poroshenko, ha rinnovato il supporto all’indipendenza e all’integrità territoriale dell’Ucraina, rimarcando l’importanza degli accordi di Minsk.

L’annuncio del Pentagono è arrivato quattro giorni dopo l’incontro tra il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, e quello degli Stati Uniti, Donald Trump, tenutosi ad Helsinki il 16 luglio. Sembra che, come è stato riportato da Bloomberg, durante un incontro a porte chiuse, Putin abbia proposto al suo omologo americano di organizzare un referendum per risolvere la situazione nell’Ucraina Orientale. Inizialmente, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano americano, pare che Trump abbia chiesto di non discutere del referendum durante la conferenza stampa tenutasi dopo il meeting, così da avere più tempo per riflettervi. Tuttavia, la decisione degli Stati Uniti è stata quella di continuare a supportare Kiev, rifiutando l’offerta russa. La posizione è stata chiarita dal portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, Garrett Marquis, che ha affermato: “L’amministrazione non sta considerando di sostenere un referendum nell’Ucraina orientale”. Marquis ha altresì ricordato che “gli accordi di Minsk sono lo strumento per risolvere il conflitto nel Donbass e non includono l’opzione di un referendum”. Inoltre, a suo avviso, organizzare un referendum in una parte dell’Ucraina che non è sotto il controllo del governo non avrebbe alcuna legittimità.

Il sostegno americano nei confronti di Kiev è stato confermato anche dalle parole del Senatore repubblicano dell’Ohio Robert Portman, che ha dichiarato alla CNN, riferendosi alla tranche di aiuti appena approvata: “Questa è una bella notizia, e manda il chiaro messaggio che l’America sta con il popolo ucraino nella sua lotta per assicurarsi un futuro democratico, prospero ed indipendente, di fronte all’aggressione russa”, sottolineando che “il rilascio di questi fondi marca un ulteriore passo verso l’adempimento della promessa dell’America di schierarsi con l’Ucraina”.

La situazione dell’Ucraina orientale è una dei delle questioni chiave per le relazioni tra Mosca e Washington, nonché una delle principali cause delle sanzioni imposte alla Russia. Fin dall’annessione della Crimea, i paesi NATO si sono impegnati per la difesa dell’integrità territoriale dell’Ucraina, da una parte non riconoscendo l’annessione stessa, e dall’altra cercando di contrastare le forze separatiste delle regioni russofone del Donbass, le cui truppe sembrerebbero essere sostenute proprio dal Cremlino, come riportato nella legge di reintegrazione del Donbass, che definisce i territori di Donetsk e Lugansk “territori occupati” e classifica la Russia come “occupante”. Per ristabilire la pace nella regione, è stato firmato il Protocollo di Minsk nel 2014 e il Pacchetto di Misure per l’Implementazione degli Accordi di Minsk, oggi noto come Minsk II, nel 2015. Entrambi gli accordi prevedono una serie di misure che le due parti dovrebbero adottare per arrivare ad una pacificazione, tra cui un cessate il fuoco bilaterale immediato.

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Cristina Lipari

di Redazione

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