Myanmar: violata convenzione Onu sui diritti dei minori nei confronti dei Rohingya

Pubblicato il 22 luglio 2018 alle 12:09 in Asia Myanmar

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Il Myanmar non avrebbe adempiuto ai suoi doveri nei confronti della convenzione Onu per i diritti dei minori, affermano i periti legali, durante la persecuzione della comunità Rohingya che ha spinto centinaia di migliaia di persone a lasciare il Paese.

Alcuni esperti e i periti legali, su commissione di Save the Children Norway, hanno analizzato una ricerca condotta dagli organi delle Nazioni unite e da gruppi e organizzazioni umanitarie in merito alle presunte violenze perpetrate dalle forze dell’ordine del Myanmar contro la comunità Rohingya, tra le quali figurano assassinii, incendi dolosi e torture. “La ricerca evidenzia che la reazione del governo birmano, nell’agosto 2017, alle aggressioni contro gli avamposti della polizia, insieme alle discriminazioni in atto contro i Rohingya, rappresenta una violazione di almeno 7 punti principali della convenzione sui diritti dei minori stilata dalle Nazioni Unite”, si legge nel rapporto pubblicato in anteprima per l’agenzia di stampa Reuters. L’analisi mostra inoltre che tanto il governo quanto le forze di sicurezza hanno commesso simili illeciti. Inoltre, il rapporto documenta che il governo birmano ha intrapreso “misure positive” volte ad assistere le operazioni militari contestate e violente, e non c’è prova che suggerisca che le autorità abbiano intrapreso misure punitive o abbiano condannato in alcun modo le azioni compiute dalle forze dell’ordine. Tra le violazioni citate nel documento, vi sono: mancata protezione di minori da violenza, abuso, incuria, sfruttamento generico o sessuale, trattamento disumano e detenzione. Si citano “omicidi indiscriminati ed extragiudiziali di bambini Rohingya, torture su di essi, malcondotta nei loro confronti e ripetute violenze legate a discriminazioni di genere.

Inoltre, in base al rapporto, l’insuccesso del governo birmano di condurre un’inchiesta indipendente sulla situazione relativa ai Rohingya, insieme a discriminazioni tuttora in atto ai danni di bambini appartenenti a tale minoranza etnica e religiosa (quali la privazione o negazione della cittadinanza), costituiscono una aperta violazione dei vincoli legali sanciti dalla convenzione dell’Onu. Il Myanmar ha firmato la convenzione per i diritti dei minori, stilata dalle Nazioni Unite, nel 1991, ed è pertanto tenuto ad attenervisi per legge, in quanto il documento ha un valore vincolante a livello giuridico.

“La lista di violazioni che abbiamo documentato non è esaustiva”, ha spiegato Guy Goodwin-Gill, professore emerito in diritto internazionale del rifugiato presso la Oxford University, il quale ha contribuito a stilare il documento. “Rappresenta solamente le violazioni più gravi, e ce ne sono sicuramente molte altre”.

Circa metà degli oltre 700mila Rohingya di religione musulmana che dall’inizio della repressione in patria, nel mese di agosto 2017, hanno lasciato il Myanmar, Paese a maggioranza buddista, per riparare nel vicino Bangladesh, sono bambini. Le Nazioni Unite hanno definito le operazioni militari birmane come “un esempio di pulizia etnica da manuale”. Il Myanmar, da parte sua, respinge tali accuse e ritiene di aver mosso una controffensiva legittima per sedare alcune aggressioni compiute da militanti musulmani contro le forze governative.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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