Israele: critiche contro legge che rende il Paese Stato nazionale del popolo ebraico

Pubblicato il 22 luglio 2018 alle 6:02 in Israele Medio Oriente

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Alcuni critici hanno condannato la nuova legge che definisce Israele come lo Stato nazionale del popolo ebraico, dichiarando che tale decisione mette l’identità ebraica davanti ai principi democratici del Paese, rendendo allo stesso tempo i cittadini arabi degli “stranieri permanenti”.

Giovedì 19 luglio, il Parlamento israeliano aveva adottato una legge che stabilisce che Israele è la patria storica del popolo ebraico, il quale ha un diritto esclusivo all’autodeterminazione. Secondo l’ordinamento giudiziario, Gerusalemme, non divisa, è la capitale del Paese. Inoltre, il documento approvato rende l’ebraico l’unica lingua ufficiale di Israele, togliendo all’arabo tale designazione, e definisce l’istituzione di comunità ebraiche come una priorità di interesse nazionale.

Jamal Zahalka, un membro arabo del Parlamento israeliano che si aveva votato contro la legge, ha dichiarato che il documento delinea una nuova serie di regole che legittimeranno il razzismo contro gli arabi e aumenteranno gli insediamenti illegali israeliani supportati a livello legale dal governo israeliano nei territori palestinesi occupati, impedendo ai cittadini palestinesi di stabilirvi il proprio Paese. Da tempo, i membri della comunità palestinese vorrebbero istituire lo Stato di Palestina in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme Est, località che erano state occupate durante la guerra del 1967.

La nuova legge israeliana è stata condannata anche dai 6 membri del Consiglio di cooperazione del Golfo, ossia Bahrein, Kuwait, Oman Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Il governo saudita ha definito il documento “una perpetua discriminazione razziale” contro i palestinesi. Una fonte del Ministero degli Esteri saudita ha spiegato, venerdì 20 luglio, che il regno “respinge e disapprova” la nuova legislazione, che a suo dire contraddice la legge internazionale. La fonte ha altresì richiesto alla comunità mondiale di combattere questa legge e altri tentativi israeliani volti alla perpetua discriminazione contro il popolo palestinese, sottolineando che tale l’approvazione di tale documento rappresenta un ostacolo alla fine del conflitto israelo-palestinese.

Sabato 21 luglio, anche l’Egitto ha sottolineato che la nuova legge approvata dal Parlamento israeliano minaccia le possibilità di pace nel Medio Oriente e il diritto dei rifugiati palestinesi di ritornare nelle loro case. L’Unione Europea ha ammonito Israele, mentre l’Autorità Palestinese e i cittadini arabi israeliani hanno denunciato la legge di auto-determinazione, definendola razzista. Nel 1979, l’Egitto diventò il primo Paese arabo a stringere un trattato di pace con Israele, grazie all’accordo di Camp David, sponsorizzato dagli Stati Uniti, che fece ritirare dalla penisola del Sinai gli israeliani. Tuttavia, la relazione fra i due Paesi è rimasta superficiale: Il Cairo continua a richiedere a Israele di abbandonare i territori occupati nel 1967, durante la guerra, incluse le Alture del Golan siriane, la Cisgiordania, la Striscia di Gaza e la parte araba di Gerusalemme Est.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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