Russia propone a USA cooperazione per ritorno in Siria dei rifugiati

Pubblicato il 21 luglio 2018 alle 18:09 in Russia USA e Canada

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Mosca ha proposto a Washington di cooperare per garantire un ritorno sicuro dei rifugiati in Siria, secondo quanto dichiarato dal Ministero della Difesa russo, venerdì 20 luglio.

In una dichiarazione rilasciata dal generale Mikhail Mizintsev, un funzionario ministeriale senior, agli Stati Uniti sono state inviate proposte specifiche sulla possibile organizzazione del lavoro, così da assicurare agli sfollati il loro ritorno a casa. Mizintsev ha spiegato che la Russia ha proposto la creazione di una serie di gruppi di lavoro, sostenuti dalle autorità locali, dal governo russo e da quello statunitense, in Libano e in Giordania, Paesi dove si sono rifugiati molti siriani. Secondo il generale, Mosca avrebbe altresì suggerito di formare un gruppo con Washington per finanziare la ricostruzione delle infrastrutture in Siria. Mizintsev ha spiegato che le proposte russe si trovano attualmente sotto scrutinio degli Stati Uniti.

Le proposte prendono in considerazione gli accordi raggiunti dal presidente russo, Vladimir Putin, e dal presidente statunitense, Donald Trump, durante il loro summit a Helsinki, avvenuto il 16 luglio. In seguito all’incontro, i due leader avevano annunciato di essersi trovati d’accordo su numerosi punti dell’agenda, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli.

Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, venerdì 20 luglio ha confermato che la risoluzione della situazione dei rifugiati siriani è stata discussa da Trump e Putin. “È importante che al momento giusto, attraverso un meccanismo volontario, i migranti abbiano la possibilità di ritornare nel loro Paese natale” ha spiegato Pompeo. “C’è molto lavoro da fare per capire come consentire tale ritorno, ma gli Stati Uniti vogliono certamente aiutare a raggiungere una soluzione al problema in Siria”.

Nella guerra siriana, Washington e Mosca supportano fazioni differenti. Nel 2015, la Russia intervenne a favore del regime del presidente siriano, Bashar al-Assad, mentre gli Stati Uniti sostengono i ribelli.

Dal 15 marzo del 2011, la guerra civile in Siria ha causato circa 465mila vittime, oltre un milione di feriti e ha costretto circa 12 milioni di persone, corrispondente alla metà della popolazione pre-guerra, ad abbandonare le proprie abitazioni. Il Ghouta orientale, l’area a est della capitale, Damasco, è stata al centro dell’offensiva delle forze di Assad, ad aprile 2018, la quale ha causato circa mille morti, di cui 215 bambini e 145 donne. Il 12 aprile, l’intera l’enclave detenuta dai ribelli è stata presa dall’esercito siriano e dalle pattuglie della polizia militare russa, dopo che i gruppi d’opposizione avevano accettato di evacuare la zona. Nel nord della Siria, nell’enclave curda di Afrin, sono schierate alcune truppe turche e ribelli siriani alleati pronti a confrontare la milizia curda, sostenuta dagli Stati Uniti. Le forze alleate hanno attualmente in mano la città di Afrin, mentre i curdi controllano Raqqa, Qamishli e Hasakah. Le fazioni ribelli hanno recentemente perso il controllo della città di Daraa e alcune aree ad est e ad ovest, riconquistate dalle forze del presidente Assad. Il gruppo anti-regime controlla dunque sempre meno aree lungo il confine con la Giordania e presso le alture del Golan, occupate da Israele.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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