Serraj: “Non apriremo hotspot in Libia”

Pubblicato il 20 luglio 2018 alle 14:16 in Immigrazione Libia

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La Libia è assolutamente contraria alla costruzione di strutture sul nostro territorio nazionale per accogliere i migranti irregolari che non vuole l’Unione Europea.

È quanto ha affermato il premier del governo di Tripoli, Fayez Serraj, in un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco Bild, pubblicata venerdì 20 luglio. Il primo ministro tripolino ha aggiunto che il suo pPaese non concluderà accordi con l’Unione Europea per accogliere o trattenere i migranti in cambio di soldi. “Il numero di tranieri che cercano di partire alla volta dell’Europa sta aumentando sempre di più a causa delle attività fiorenti delle bande criminali e dei trafficanti di esseri umani. Stimiamo che, al momento, siano migliaia le persone che stanno tentando di partire. Il tempo è buono e il mare è calmo, per cui ci saranno flussi molto importanti”, ha spiegato Serraj al giornalista tedesco, aggiungendo che è necessario fare qualcosa per impedire la morte di altre persone nel Mediterraneo e per evitare che il numero dei rifugiati in Europa aumenti. “Sfortunatamente l’Europa, finora, non ci ha aiutato come aveva promesso. Le nostre richieste non sono state esaudite e, se ciò non cambierà, il risultato saranno più trafficanti e più rifugiati”, ha dichiarato il premier libico. A suo avviso, la Libia necessita urgentemente di un maggiore supporto qualificato per controllare più efficacemente le proprie coste e, per raggiungere tale obiettivo, la Guardia Costiera libica dovrebbe essere addestrata in modo migliore. Serraj suggerisce l’uso di satelliti e di sistemi di monitoraggio elettronico lungo le coste, e un maggiore contributo da parte della comunità internazionale per stabilizzare il Paese nordafricano. “I gap nella sicurezza e la situazione politica instabile, unite alla cattiva situazione economica permettono alle organizzazioni criminali di portare avanti le loro attività, a discapito nostro e dell’Europa”, ha riferito Serraj.

In merito alle accuse mosse dalla Ong spagnola Proactiva Open Arms contro la Guardia Costiera libica, il premier di Tripoli ha affermato che “non sono vere”. “Salviamo tutti i giorni centinaia di persone al largo delle nostre coste, ma abbiamo bisogno di supporto logistico e finanziario per essere ancora più veloci ed efficaci”. Il 17 luglio, l’ong spagnola aveva pubblicato un tweet in cui accusava gli ufficiali libici di aver abbandonato due donne e un bambino a morire in mare. Tali indiscrezioni sono state respinte sia dalla Guardia Costiera di Tripoli, sia dal Ministero dell’Interno italiano.

La Libia costituisce da anni il principale punto di partenza delle imbarcazioni di migranti alla volta dell’Europa. Il Paese versa in uno stato di caos dal febbraio 2011, anno dello scoppio della rivoluzione. Successivamente, nonostante l’intervento della NATO e il rovesciamento di Gheddafi, la Libia non è mai riuscita di effettuare una transizione democratica, con il risultato che, ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo insediato a Tripoli e appoggiato dall’Onu e dall’Italia, e il secondo insediato a Tobruk e sostenuto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. Inoltre, nel corso del tempo, la Libia è divenuta il primo porto di partenza, mentre l’Italia il primo porto di arrivo per i migranti nel Mediterraneo.

Il 2017, sotto la guida dell’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha costituito un anno di svolta nella gestione del fenomeno migratorio, in quanto sono stati conclusi una serie di accordi e di iniziative con i Paesi africani, supportate dall’Unione Europea, che, a partire dal luglio 2017, hanno portato a una diminuzione degli sbarchi. Da quando Salvini è salito alla guida del Ministero dell’Interno, il primo giugno scorso, ha inaugurato una politica più rigida e intransigente nei confronti del fenomeno migratorio, chiudendo i porti italiani alle imbarcazioni delle Ong e delle missioni europee. In questi giorni, Salvini ha chiesto alle autorità europee di considerare la Libia un porto sicuro, così da permettere anche alle imbarcazioni delle missioni straniere e delle Ong che effettuano attività di soccorso in mare di riportare i migranti nel Paese nordafricano.  Tuttavia, l’UE ha replicato che “nessuna operazione europea o nave europea fa sbarchi in Libia perché non la considerano un porto sicuro”, in linea con la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo. Essendo una valutazione puramente giuridica, ha precisato l’Alto Rappresentante, Federica Mogherini, non c’è una decisione politica da prendere. Salvini, inoltre, in occasione della prima visita ufficiale in Libia, il 25 giugno scorso, in qualità di ministro dell’Interno, ha proposto l’apertura di hotspot per l’accoglienza di migranti in Libia, in modo da ridurre il numero di rifugiati che giungono sulle coste italiane ed europee ogni giorno.

L’Unione Europea fornisce assistenza alle autorità di Tripoli, addestrando gli ufficiali della Guardia Costiera nell’ambito dell’Operazione Sophia, lanciata nel luglio 2015 con lo scopo di contrastare l’attività illegale dei trafficanti di esseri umani lungo il Mediterraneo centrale. Dall’ottobre 2016, gli ufficiali di Sophia sono impegnati nel sostegno e nell’addestramento della Guardia Costiera e della marina libica. Fino ad oggi, 136 ufficiali sono stati preparati dall’EUNAVFOR Med Creta, a Malta e a Roma. Il 19 marzo scorso, Bruxelles ha reso noto di voler prolungare l’addestramento degli ufficiali libici.

Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), dal primo gennaio al 18 luglio 2018, sono giunti in Europa via mare complessivamente 51.787 migranti, una cifra che è circa la metà di quella registrata nello stesso periodo del 2017, quando sbarcarono in territorio europeo 110.189 stranieri. Le morti in mare ammontano invece a 1.490, e la tratta più pericolosa continua ad essere costituita dal Mediterraneo centrale, che collega la Libia all’Italia.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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