Immigrazione: l’UE si scaglia contro l’Ungheria

Pubblicato il 20 luglio 2018 alle 15:49 in Immigrazione Ungheria

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La Commissione europea deferirà l’Ungheria alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per il mancato rispetto delle norme comunitarie nella sua legislazione in materia di diritto di asilo e di rimpatri e ha altresì avviato la procedura di infrazione con riferimento alla cosiddetta normativa Stop Soros, che criminalizza le attività svolte da privati o organizzazioni a sostegno del diritto di asilo, limitandone, peraltro, nel Paese il diritto di richiesta.

Con riferimento alla normativa ungherese in materia di asilo, Bruxelles aveva già avviato la procedura di infrazione nei confronti dell’Ungheria alla fine del 2015, a causa delle disposizioni facenti parte della legislazione ungherese in materia di immigrazione. Tuttavia, dopo oltre due anni, lamenta la Commissione, “la maggior parte delle preoccupazioni espresse non sono state ancora accolte”.

In particolare, sebbene le leggi europee consentano di stabilire zone di transito ai confini esterni, l’Ungheria permette la presentazione delle domande di asilo unicamente all’interno di tali zone, a cui può accedere solo un numero limitato di persone e dopo lunghi periodi di attesa. Inoltre, la normativa ungherese non rispetta il periodo di 4 settimane come limite massimo di detenzione in un centro di transito. In questo modo, secondo Bruxelles, l’Ungheria viola il diritto europeo, perché, nel detenere per un tempo indefinito i richiedenti asilo nelle zone di transito, non rispetta le garanzie procedurali applicabili. Secondo Bruxelles, peraltro, Budapest non garantisce protezione adeguata ai richiedenti asilo rientranti nei gruppi particolarmente vulnerabili nè l’accesso effettivo alle procedure d’asilo, nella misura in cui le autorità ungheresi respingono oltre il confine i migranti irregolari, senza curarsi della loro eventuale intenzione di formulare richiesta di asilo.

Infine, con particolare riguardo alla normativa vigente in materia di rimpatri, secondo Bruxelles, l’Ungheria non si conforma alla direttiva europea sui rimpatri, perché non rispetta il principio per cui le decisioni di rimpatrio devono essere individuali, né garantisce che esse contengano tutte le informazioni necessarie in merito alle possibilità di presentare un ricorso legale.

Un secondo elemento di tensione fra l’Unione Europea e l’Ungheria riguarda la cosiddetta legislazione Stop Soros. La portavoce della Commissione europea, Natasha Berthaud, ha riferito, il 19 luglio, che “la Commissione ha messo in mora l’Ungheria per via della legge e dell’emendamento costituzionale che criminalizza le attività che supportano i richiedenti asilo e che limita ulteriormente il diritto di asilo”. Tale legislazione Stop Soros, in particolare, criminalizza chiunque offra qualunque forma di assistenza a persone che intendono richiedere l’asilo o un permesso di soggiorno in Ungheria per conto di organizzazioni nazionali, internazionali e non governative. Uno degli aspetti particolarmente problematici di tale normativa è che essa include misure restrittive delle libertà individuali, fra cui la possibilità di impedire a chiunque sia soggetto ad un procedimento penale per la violazione di queste norme di avvicinarsi ai centri di transito, nonché la possibilità per le autorità ungheresi di comminare sanzioni che vanno dalla reclusione della durata di un anno al confino temporaneo all’espulsione dal Paese. Secondo Bruxelles, pertanto, la normativa ungherese viola il diritto europeo e, in particolare, diverse direttive, come pure la Carta europea dei diritti fondamentali.

Dura la reazione da Budapest, che sposta l’attenzione sul binomio immigrazione-sicurezza. “Contrariamente a Bruxelles, l’Ungheria crede che l’immigrazione sia una questione di sicurezza. Difendere l’Ungheria e la sicurezza del popolo ungherese è una priorità assoluta, difenderemo i nostri confini a sud e siamo pronti a discutere di questa procedura, siamo pronto per una battaglia legale”, ha ribattuto il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó.

Il governo ungherese, guidato da Viktor Orban, sta portando avanti una linea dura nei confronti dei migranti e delle organizzazioni non governative. Rieletto ad aprile, il governo ungherese di estrema destra ha fatto della politica antimigratoria uno dei principali punti del suo programma politico e della campagna elettorale. Già dal 2015, peraltro, Budapest ha avviato la costruzione di muri di filo spinato ai confini meridionali per impedire ai migranti di entrare nel paese.

La decisione dell’Unione Europea, pertanto, mette ancora una volta ai ferri corti Bruxelles e Budapest, nel tentativo della prima di far rispettare la normativa, i valori e gli ideali comunitari e della seconda di mantenere l’approccio rigido al fenomeno migratorio. L’Ungheria ha due mesi di tempo per rispondere alla lettera della Commissione europea. Se le due parti non dovessero riuscire a risolvere la controversia, l’Ungheria potrebbe essere citata davanti alla Corte di Giustizia. Si sta inoltre valutando l’ipotesi di attivare procedure sanzionatorie ai danni di Budapest che, se approvate, potrebbero determinare la sospensione del diritto di voto dell’Ungheria in seno al Consiglio. 

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Roberta Costanzo

di Redazione

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