USA-Turchia: tensione sul caso Brunson

Pubblicato il 19 luglio 2018 alle 16:34 in Turchia USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha richiamato il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, in merito alla liberazione del pastore americano, Andrew Brunson, detenuto in Turchia dall’ottobre 2017, con l’accusa di terrorismo e spionaggio. Il 18 luglio, un tribunale nella provincia turca di Smirne ha respinto gli appelli per la liberazione di Brunson, stabilendo che sarà trattenuto in carcere in attesa del processo.

“Una disgrazia totale che la Turchia non rilascerà un rispettato pastore americano, Andrew Brunson, dal carcere. È stato tenuto in ostaggio per troppo tempo. Erdoğan dovrebbe fare qualcosa per liberare questo meraviglioso marito e padre cristiano. Non ha fatto nulla di sbagliato e la sua famiglia ha bisogno di lui!”, ha twittato Trump, il 19 luglio.

Brunson, un pastore cristiano evangelico della Carolina del Nord che vive in Turchia da oltre 20 anni, è stato incriminato con l’accusa di avere legami con militanti curdi e con la Fethullahist Terrorist Organization (FETÖ), la rete del predicatore islamico Fethullah Gülen, che Ankara considera responsabile del fallito tentativo di golpe del 15 luglio 2016. Se dichiarato colpevole, il pastore americano affronterà fino a 35 anni di reclusione.

Brunson, da parte sua, ha negato le accuse, definendole “vergognose e disgustose”. “Sono un uomo innocente rispetto a tutte queste accuse. Le rifiuto”, ha dichiarato Brunson, nel corso della sua terza udienza in tribunale.

Secondo Al Monitor, la vicenda Brunson non è altro che una “cartina al tornasole” dei complessi rapporti fra Stati Uniti e Turchia. In particolare, dietro ci sarebbe la tensione fra Washington e Ankara in merito all’estradizione di Gulen, richiesta dalle autorità turche che considerano il leader della FETÖ direttamente responsabile di aver orchestrato il tentato golpe del 2016. A complicare le relazioni fra i due Paesi si aggiunge l’intenzione di Ankara di acquistare dalla Russia il sistema di difesa missilistica S-400 che Washington e molti suoi alleati considerano incompatibile con gli obblighi e le tattiche della NATO.

D’altra parte, sembra esserci una certa simpatia fra Trump ed Erdoğan, emersa in occasione del summit NATO, tenutosi, l’11 e il 12 luglio, a Bruxelles, dove il presidente americano ha elogiato il suo omologo turco per star facendo le cose “nel modo giusto”.

Da Washington, Trump e il vicepresidente americano, Mike Pence, hanno ripetutamente sollevato il caso Brunson con Erdoğan. Il Segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, facente parte, come Brunson, della Evangelical Presbyterian Church, ha contattato il suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu, dopo l’udienza del 18 luglio, ma i dettagli della conversazione non sono stati ancora resi pubblici. Per il momento, tuttavia, né gli sforzi di lobbying dell’amministrazione Trump, né le minacce di sanzioni da parte del Congresso hanno apparentemente avuto effetto.

Si attende adesso l’udienza del 12 ottobre, quando il tribunale di Smirne ha deciso di proseguire nell’ascolto dei testimoni.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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