Naufragio al largo di Cipro: almeno 19 morti

Pubblicato il 19 luglio 2018 alle 9:33 in Cipro Immigrazione

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Sono almeno 19 i morti e 30 i dispersi in seguito al naufragio di un’imbarcazione al largo di Cipro, avvenuto nella giornata di mercoledì 18 luglio. La barca, sulla quale viaggiavano 150 persone, ha cominciato ad affondare quando si trovava a nord dell’isola, di fronte al villaggio di Gialousa, nella penisola di Karpas. Più di 100 migranti sono stati soccorsi da un’operazione congiunta dalla Guardia Costiera turca e cipriota. Le forze di sicurezza locali hanno reso noto che un superstite era in gravi condizioni, ed è stato trasportato sulla terraferma con un elicottero. Sono intervenute altre imbarcazioni commerciali in aiuto agli ufficiali delle Guardie Costiere per cercare di recuperare i dispersi. Secondo fonti turche, i migranti erano tutti siriani che cercavano di raggiungere l’Europa. Tuttavia, tale informazione deve essere ancora confermata.

Cipro, posizionata a 160 km di distanza dalle coste siriane, non è stata investita dai flussi di rifugiati siriani come la Turchia, la Grecia e l’Italia, anche se le domande di asilo sono aumentate significativamente nel corso dell’ultimo anno. Dal luglio 1974, con l’invasione delle truppe di Ankara nel nord, il territorio dell’isola è diviso sotto il controllo delle forze greche e turche.

All’inizio dell’anno, le relazioni tra Grecia e Turchia sono state caratterizzate da tensioni in merito ai diritti sovrani di alcune aree del mar Egeo. L’area marittima in questione si trova in una zona che è oggetto di dispute territoriali. Ankara ritiene che i greci ciprioti non possiedano la sovranità sulle aree del mar Egeo, nel quale stanno effettuando le esplorazioni, che, al contrario, sarebbe della Turchia. Tali tensioni sono cresciute in seguito alla scoperta dell’esistenza di giacimenti di gas maturale nel territorio marittimo conteso. Al momento, la Turchia sostiene che entrambi i Paesi possiedano un’area dell’ampiezza di 6 miglia nautiche internazionali, mentre, da parte sua, la Grecia vorrebbe ampliare il territorio sotto il suo controllo fino a 12 miglia nautiche internazionali. 

Secondo quanto riportato da Ansamed, nell’ultima settimana, il ministero dell’Interno turco ha intercettato 4.306 persone, tra migranti e rifugiati, che cercavano di attraversare le frontiere con l’Unione Europea. Di questi, 249 sono stati individuati in mare. Nello stesso periodo sono stati arrestati 105 trafficanti di esseri umani. La maggior parte dei migranti che attraversano tale tratta provengono dalla Siria e dall’Iraq. Il 18 marzo 2016, la Turchia e l’Unione Europea hanno firmato un accordo per bloccare i flussi migratori diretti in Europa, con l’obiettivo di limitare il traffico di esseri umani in favore dell’immigrazione legale e per diminuire la mortalità nella tratta del Mar Egeo durante le traversate. Il patto si è basato su alcuni punti importanti. In primo luogo, tutti i migranti irregolari, giunti in Grecia successivamente al 20 marzo 2016, sono stati rimandati in Turchia, dove, in base al principio del non-respingimento, sono stati accolti e protetti secondo gli standard previsti dal diritto internazionale. In secondo luogo, l’accordo prevedeva che, per ogni rifugiato siriano rimandato in Turchia, un altro rifugiato venisse assegnato ad un altro Paese europeo per il ricollocamento. Il risultato del patto risultato è stato la chiusura della rotta balcanica. Inoltre, i migranti che sono arrivati sulle isole greche in seguito all’accordo con la Turchia possono raggiungere il territorio della Grecia continentale soltanto dopo l’esame delle loro richieste asilo. Date i lunghi periodi di attesa, i campi di rifugiati delle isole greche sono sovraffollati a mal gestiti. 

L’8 marzo scorso, Human Rights Watch (HRW) ha lanciato l’ennesimo appello per denunciare le condizioni dei migranti intrappolati sulle isole greche. Secondo le stime dell’organizzazione umanitaria, gli individui sono costretti a vivere in centri in condizioni precarie, senza avere accesso ai beni di prima necessità, alle cure mediche e all’assistenza. A febbraio, secondo quanto riferito dal comunicato dell’agenzia dell’Onu, più di 600.000 richiedenti asilo avevano vissuto episodi di molestie e violenza nel corso di tutto il 2017, nonostante gli sforzi del governo di Atene per migliorare le condizioni dei centri di accoglienza.

Le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) riferiscono che, dal primo gennaio al 15 luglio 2018, sono giunti complessivamente 108 migranti a Cipro, un numero superiore rispetto allo stesso periodo del 2017, in cui non era sbarcato ancora nessuno straniero sull’isola. In Grecia, invece, dall’inizio dell’anno sono arrivati via mare 14,678 migranti, numero maggiore rispetto ai 9.723 stranieri giunti nello stesso periodo del 2017.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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