Slovenia: rischio elezioni anticipate

Pubblicato il 18 luglio 2018 alle 7:30 in Europa Slovenia

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Cresce la possibilità che la popolazione slovena torni alle urne dopo che il leader del partito Nuova Slovenia (NSI), Matej Tonin, ha deciso, il 17 luglio, di ritirarsi dalle consultazioni guidate dal leader della Lista Marjan Sarec, Marjan Sarec, per la formazione di una coalizione di governo.

Si tratta del secondo tentativo fallito di governare  da quando le elezioni del 3 giugno hanno portato alla formazione di un Parlamento eterogeneo. Il Partito Democratico Sloveno, formazione politica maggiormente votata che era riuscita ad ottenere 25 dei 90 seggi disponibili nell’organo legislativo, ha provato a formare una coalizione, ma si è dovuto scontrare con il rifiuto netto di cinque partiti ad aprire un confronto per via delle sue posizioni estremiste e anti-migranti. Il 13 luglio, il Presidente sloveno, Borut Pahor, aveva posto il 19 luglio come scadenza entro la quale il leader del Partito Democratico, Janez Jansa, avrebbe dovuto formare un governo. Tuttavia, fino al 15 luglio, solo il partito di Tonin e il Partito Nazionalista Sloveno avevano espresso il loro sostegno a Jansa, mentre gli altri partiti avevano nuovamente rifiutato di sedersi a discutere con il partito anti migranti. In una tale situazione, la coalizione avrebbe avuto a disposizione solo 36 seggi in Parlamento. Così Jansa aveva deciso di sospendere le attività per la formazione del governo, soprattutto dopo che, il 14 luglio, sei partiti, compreso il partito Nuova Slovenia, che negoziavano con Marjan Sarec per la formazione di una coalizione erano riusciti ad armonizzare le proprie posizioni, dando l’idea di poter giungere alla definizione di un accordo di governo, il quale avrebbe potuto contare su una maggioranza parlamentare di 50 seggi.

Il 17 luglio, però, Tonin ha annunciato che il suo partito si sarebbe ritirato dalle negoziazioni con Sarec. “Le negoziazioni hanno mostrato che i conflitti della vecchia coalizione non sono stati dimenticati e sono estremamente pesanti. Molte delle questioni sono di natura personale”, ha dichiarato il leader di Nuova Slovenia, evidenziando come le difficoltà nel raggiungimento di un accordo potrebbero ripresentarsi durante l’attività dell’eventuale governo.

Il presidente Pahor ha fino al 22 luglio per nominare un primo ministro. Se così non dovesse essere, il Parlamento avrà ulteriori 14 giorni per esprimere un candidato. Se al termine di tale periodo non ci sarà alcun accordo, si stabiliranno elezioni anticipate.

Ricordiamo che Il presidente sloveno, Borut Pahor, il 14 aprile aveva sciolto il Parlamento e annunciato elezioni anticipate dopo che il primo ministro uscente, Miro Cerar, aveva presentato le sue dimissioni in quanto la Corte Suprema aveva bloccato un progetto ferroviario, dal lui presentato, del valore di 1 miliardo di euro.

 

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di Redazione

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