Ong spagnola accusa la Libia di far morire i migranti in mare, Viminale smentisce

Pubblicato il 18 luglio 2018 alle 10:15 in Immigrazione Libia

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Gli ufficiali della Guardia Costiera libica hanno lasciato morire una donna e un bambino che si trovavano a bordo di un gommone, al largo della Libia.

È questa l’accusa della Ong spagnola Proactiva Open Arms, lanciata martedì 17 luglio su Twitter, dove ha pubblicato le foto di due corpi in mare tra i resti di un’imbarcazione naufragata. “La Guardia Costiera libica ha riferito di aver intercettato una barca con a bordo 158 persone alla quale è stata fornita assistenza, ma non ha detto di aver lasciato in mare due donne e un bambino perché non volevano salire sulle motovedette”, ha spiegato il fondatore della Ong, Oscar Camps, il quale ha continuato riferendo che, quando Proactiva è giunta sul luogo dell’incidente, una delle due donne era ancora viva, ma non è stato possibile fare niente per l’altra e per il bambino. “Questa è la conseguenza diretta degli affari avviati con le milizie armate libiche per far credere al resto dell’Europa che la Libia sia uno Stato, che abbia un vero governo e che sia un Paese sicuro”, ha dichiarato Camps. A bordo dell’imbarcazione della Ong c’era anche il deputato Leu Erasmo Palazzotto, che su Twitter si è rivolto al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sferrando un attacco diretto: “Questo è quello che fa la Guardia Costiera libica quando fa un salvataggio umanitario. Open Arms ha salvato l’unica superstite, mentre i tuoi amici hanno ucciso una donna e un bambino, almeno oggi abbi [Salvini] la decenza e il rispetto di tacere e aprire i porti”.

Poco dopo, tuttavia, è arrivata la smentita del Viminale, secondo il quale la notizia riportata da Proactiva Open Arms sarebbe falsa. È attesa la pubblicazione della versione di fonti terze che hanno assistito all’accaduto, le quali dimostreranno la falsità delle accuse della Ong spagnola, ha reso noto il Ministero dell’Interno. Da parte sua, Salvini ritiene che quanto affermato da Open Arms siano solo accuse ed insulti che confermano che la politica da lui attuata è nel giusto. “Ridurre le partenze e gli sbarchi significa ridurre i morti, e ridurre il guadagno di chi specula sull’immigrazione clandestina. Io tengo duro. #portichiusi e #cuoriaperti”, ha replicato il capo del Viminale su Facebook.

La Libia costituisce da anni il principale punto di partenza delle imbarcazioni di migranti alla volta dell’Europa. Il Paese versa in uno stato di caos dal febbraio 2011, anno dello scoppio della rivoluzione. Succesisvamente, nonostante l’intervento della NATO e il rovesciamento di Gheddafi, la Libia non è mai riuscita di effettuare una transizione democratica, con il risultato che, ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo insediato a Tripoli e appoggiato dall’Onu e dall’Italia, e il secondo insediato a Tobruk e sostenuto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. Inoltre, nel corso del tempo, la Libia è divenuta il primo porto di partenza, mentre l’Italia il primo porto di arrivo per i migranti nel Mediterraneo.

Il 2017, sotto la guida dell’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha costituito un anno di svolta, in quanto sono stati conclusi una serie di accordi e di iniziative con i Paesi africani, supportate dall’Unione Europea, che, a partire dal luglio 2017, hanno portato a una diminuzione degli sbarchi. Da quando Salvini è salito alla guida del Ministero dell’Interno, il primo giugno scorso, ha inaugurato una politica più rigida e intransigente nei confronti del fenomeno migratorio, chiudendo i porti italiani alle imbarcazioni delle Ong e delle missioni europee. In questi giorni, Salvini ha chiesto alle autorità europee di considerare la Libia un porto sicuro, così da permettere anche alle imbarcazioni delle missioni streaniere e delle Ong che effettuano attività di soccorso in mare di riportare i migranti nel Paese nordafricano.  Tuttavia, l’UE ha replicato che “nessuna operazione europea o nave europea fa sbarchi in Libia perché non la considerano un porto sicuro”, in linea con la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo. Essendo una valutazione puramente giuridica, ha precisato l’Alto Rappresentante, Federica Mogherini, non c’è una decisione politica da prendere. 

Il giorno precedente alla morte della donna e del bambino in mare, in Libia sono deceduti altri 8 migranti, tra cui 6 bambini, asfissiati all’interno di un camion/container dove erano nascosti 100 stranieri, nei pressi di Zuwara. Dei 650.000 migranti stimati presenti in Libia, almeno in 9.000 si trovano nei centri di detenzione, un numero che è raddoppiato nel corso degli ultimi mesi per via della maggiore attività della Guardia Costiera libica. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ritiene che le reti dei trafficanti di esseri umani stiano diventando sempre più forti e organizzate, a discapito dei migranti presenti nel Paese nordafricano. “I trafficanti non hanno bisogno di usare i centri di detenzione, possono anche detenere i migranti in capannoni, costringendoli poi ai lavori forzati”, ha spiegato il capo dell’IOM in Libia, Othman Belbeisi, il quale ha aggiunto che in questo business sono coinvolte anche le milizie armate.

Secondo le stime dell’agenzia dell’Onu, dal primo gennaio al 15 luglio 2018 sono morte 1.443 persone nel Mediterraneo. La rotta centrale che collega la Libia a l’Italia rimane la più mortale, con 1.104 decessi dall’inizio dell’anno. Tuttavia, la tratta più utilizzata dai migranti per raggiungere l’Europa, secondo quanto riportato da Frontex, è divenuta quella del Mediterraneo occidentale, che collega il Nord Africa alla Spagna. Secondo le stime dell’agenzia europea, Madrid ha superato Roma per numero di arrivi, pari a 18.016 sbarchi dal primo gennaio al 15 luglio, contro i 17.800 accolti dall’Italia nello stesso periodo.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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