USA pronti per colloqui con talebani ma senza sostituirsi al governo afghano

Pubblicato il 17 luglio 2018 alle 17:02 in Afghanistan USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli Stati Uniti sono pronti a prendere parte a colloqui diretti con i talebani, nel tentativo di porre fine alla guerra in Afghanistan che dura ormai da 17 anni, ma senza sostituirsi al popolo o al governo afghano. È quanto riferito, lunedì 16 luglio, dal generale John Nicholson, comandante, dal marzo 2016, delle forze NATO operanti in Afghanistan nell’ambito della missione Resolute Support, e specificato in un comunicato della stessa missione che ha confutato il presunto mutamento dell’approccio americano al processo di pace nel Paese asiatico.

Nel corso della sua visita con funzionari afghani a Kandahar, il 16 luglio, il generale americano aveva affermato che gli Stati Uniti avevano riconosciuto di avere un ruolo chiave da svolgere nell’ambito degli sforzi diplomatici in vista di trattative negoziali in Afghanistan. “Il nostro segretario di Stato, il signor Mike Pompeo, ha affermato che noi, gli Stati Uniti, siamo pronti a parlare con i talebani e a discutere il ruolo delle forze internazionali. Speriamo che se ne rendano conto e che questo contribuisca a far progredire il processo di pace”, aveva spiegato Nicholson.

Le parole di Nicholson e di Pompeo sono state inizialmente interpretate da alcuni media, fra cui Al Jazeera e Tolo News, come un cambiamento nell’approccio americano in Afghanistan. Al Jazeera aveva affermato che, se, in un primo momento, Washington aveva dichiarato che solo il governo afghano, guidato dal presidente Ashraf Ghani, aveva la legittimità di parlare con i talebani, Pompeo aveva poi specificato che il processo di pace avrebbe dovuto essere guidato nel complesso dal governo afghano, ma che gli Stati Uniti sarebbero stati pronti ad unirsi ai colloqui e a discutere della presenza delle truppe internazionali nel Paese asiatico, truppe la cui rimozione è stata posta ripetutamente dal gruppo armato come condizione essenziale per i negoziati. Secondo quanto riportato da Tolo News, inoltre, la presunta revisione della strategia statunitense nel Paese asiatico sarebbe stata finalizzata ad avvicinare la posizione delle parti allo scopo di condurre negoziati formali più completi, capaci di porre fine alla guerra iniziata nel 2001.

Tuttavia, il comunicato della Resolute Support ha smentito la revisione della strategia americana in Afghanistan. Il generale Nicholson ha specificato che “gli Stati Uniti non sono un sostituto per il popolo afghano o il governo afghano” e che la sua “riaffermazione della dichiarazione di Pompeo”, nella quale, il 16 giugno, il segretario di Stato americano ha affermato che “i colloqui di pace includeranno una discussione sulle forze internazionali e che gli Stati Uniti sono pronti a lavorare con i talebani, il governo afghano e il popolo afghano per una pace duratura è stata distorta”. Il comunicato ribadisce le parole di Pompeo, secondo le quali “i colloqui di pace, per necessità, includeranno una discussione sul ruolo degli attori e delle forze internazionali”, discussioni che gli Stati Uniti sono pronti a sostenere e facilitare, partecipandovi. Washington “sta esplorando tutte le strade per portare avanti un processo di pace in stretta consultazione con il governo afghano. Ma questo rimane un processo guidato dall’Afghanistan”, ha concluso il tenente colonnello, Martin L. O’Donnell, portavoce della Resolute Support.

Dall’Afghanistan, i talebani non hanno ancora rilasciato commenti al riguardo. Tuttavia, prima che venisse diffuso il comunicato della Resolute Support, Sohail Shahin, portavoce dell’ufficio politico dei talebani in Qatar, aveva accolto favorevolmente le parole di Nicholson. “Questo è ciò che volevamo e stavamo aspettando: sedersi direttamente con gli Stati Uniti e discutere del ritiro delle truppe straniere dall’Afghanistan”, ha dichiarato Shahin che considera la presenza delle forze internazionali nel Paese asiatico una delle principali questioni da trattare, insieme alla rimozione dei nomi dei leader talebani dalla lista delle Nazioni Unite che impedisce loro di viaggiare e alle preoccupazioni americane. Il gruppo armato ha respinto i colloqui con il governo di Ghani, che considera illegittimo, e ha invece insistito su colloqui esclusivamente con gli Stati Uniti, il cui presidente, Donald Trump, sta mostrando crescente impazienza, secondo alcuni funzionari americani anonimi, per la mancanza di progressi nel Paese asiatico.

Ad oggi, nessuna data è stata fissata per i colloqui, tuttavia, alcuni alti funzionari americani, tra cui Mike Pompeo e il più alto funzionario del Dipartimento di Stato per l’Afghanistan, Alice Wells, si sono recati recentemente a Kabul per preparare il terreno in vista delle trattative. In particolare, gli sforzi dei funzionari americani si sarebbero concentrati sul tentativo di convincere il governo afghano che i colloqui tra gli Stati Uniti e i talebani non sostituirebbero quelli tra il gruppo armato e il governo afghano, ma avrebbero semplicemente lo scopo di spianare loro la strada e facilitarli.

Il conflitto in Afghanistan, attualmente nel suo diciassettesimo anno, continua a mietere vittime. In base all’ultimo rapporto sul bilancio di vittime e feriti, pubblicato dalla Missione Assistenza dell’Onu in Afghanistan, domenica 15 luglio, il numero di civili uccisi nel Paese asiatico ha raggiunto una nuova vetta record nei primi sei mesi del 2018, nonostante il cessate-il-fuoco di giugno, anche per via di un intensificarsi di attacchi kamikaze rivendicati dallo Stato Islamico. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Roberta Costanzo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.