Maldive: sanzioni possibili da parte dell’UE

Pubblicato il 17 luglio 2018 alle 6:00 in Asia Maldive

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L’Unione Europea potrebbe adottare sanzioni, che vanno dai divieti di viaggio ai congelamenti dei beni, contro i maldiviani responsabili di violazioni dei diritti umani e che minacciano lo stato di diritto nelle Isole Maldive.

Nelle isole dell’oceano indiano si è verificato uno sconvolgimento politico nel febbraio del 2018, quando il presidente, Abdulla Yameen, ha imposto lo stato di emergenza di 45 giorni e ha vanificato  una sentenza della Corte Suprema con cui si annullavano le condanne di nove leader dell’opposizione, incluso il leader democraticamente eletto del Paese, Mohamed Nasheed. “Questa decisione rende possibile, se la situazione non migliora, imporre un divieto di viaggio e un blocco dei beni su persone ed entità rilevanti”, ha affermato in una dichiarazione il Consiglio, senza aggiungere ulteriori dettagli. La situazione nelle Maldive non è infatti, secondo l’Unione, conforme ai principi democratici e della separazione dei poteri, ha aggiunto, avvertendo che potrebbero essere prese in considerazione misure mirate se la situazione non migliorasse.

I funzionari del governo delle Maldive non hanno replicato. A Colombo, l’Alta Commissione britannica ha dichiarato che il Regno Unito è preoccupato per la mancanza di indipendenza giudiziaria alle Maldive e per l’intenzione del governo di reintrodurre la pena di morte dopo averla bandita per oltre 60 anni. L’annuncio di tali politiche arriva prima delle elezioni presidenziali, fissate per il 23 settembre, in cui Yameen cercherà un secondo mandato di cinque anni. L’opposizione ha accusato il governo di Yameen di perseguitare gli oppositori politici che potrebbero minare una sua eventuale rielezione. Le Maldive, abitate da circa 400mila persone e conosciute prettamente come località turistica e balneare, hanno sperimentato un periodo di agitazione politica sin da quando Mohamed Nasheed, il primo leader del Paese a essere eletto democraticamente, nel 2008, è stato obbligato a dimettersi dalle forze dell’ordine, in seguito a un ammutinamento e golpe della polizia nel 2012. Poco dopo l’annuncio delle sue dimissioni forzate, il vice di Nasheed, Mohammed Waheed Hassan, ha giurato come nuovo presidente delle Maldive. Nasheed si è ricandidato alle presidenziali del 2013, ma è stato sconfitto al ballottaggio da Abdulla Yameen, presidente maldiviano tuttora in carica.

Nasheed, il solo candidato presente nella attuale lista delle primarie del Partito Democratico Maldiviano (MDP), è stato poi incarcerato il 22 febbraio 2015 con capi d’accusa correlati al terrorismo, e condannato a 13 anni di prigione, in seguito a un processo controverso e ampiamento criticato dall’opinione pubblica. Nel 2016 ha ottenuto asilo nel Regno Unito, dove si era recato per sottoporsi ad un intervento medico. Dal 2017, Nasheed vive in Sri Lanka, da dove lavora in collaborazione con i partiti all’opposizione per sconfiggere Yameen. La polizia nazionale, eseguendo un ordine del tribunale, nel mese di giugno 2018 ha vanificato gli sforzi del Partito Democratico Maldiviano di proporre Nasheed come suo candidato per le imminenti elezioni presidenziali, in quanto le leggi elettorali del Paese vietano a chiunque abbia precedenti penali di concorrere per l’incarico. Tuttavia, il partito di Nasheed ha affermato che invierà un ricorso per contestare l’autorità di Yameen, il quale ha ignorato, a suo tempo, la richiesta del Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di annullare a titolo penale la detenzione del rivale politico, in quanto frutto di un processo parziale e dettata da motivi politici. 

 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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