Afghanistan: 25 talebani uccisi dalle forze di sicurezza

Pubblicato il 17 luglio 2018 alle 20:05 in Afghanistan Asia

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Almeno 25 membri del gruppo armato dei talebani sono stati uccisi durante uno scontro con le forze di sicurezza afghane nella provincia di Kandahar, nella notte di lunedì 16 luglio. 

Secondo quanto riporta Tolo News, il portavoce del capo della polizia, Zia Durani, ha riferito che lunedì sera i ribelli talebani hanno attaccato i posti di controllo della sicurezza vicino alla linea Durand, che indica il confine con il Pakistan, nel distretto di Arghistan. Le forze di sicurezza hanno aggiunto che, oltre ai 25 morti, ci sarebbero anche 15 feriti. Durani ha dichiarato, inoltre, che durante lo scontro, circa 16 membri delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi o feriti, ma non disponeva di cifre esatte. I talebani non hanno ancora commentato l’attacco.

Le forze talebane in Afghanistan hanno subito una disfatta militare nel 2003, ma continuano ad attaccare obiettivi sensibili nel Paese, con l’obiettivo di riottenerne il pieno controllo. Nel 2018, con l’arrivo della primavera, che ha sciolto la neve dai passi di montagna, i talebani hanno riavviato l’attività terroristica nel Paese, lanciando l’offensiva di primavera, nota come Al-Khandaq, il 25 aprile. La situazione nel Paese è peggiorata a seguito dell’annuncio, da parte del presidente afghano Ghani, di nuove elezioni parlamentari, previste per il 20 ottobre. Nonostante il presidente Ghani abbia offerto ai talebani la partecipazione alle elezioni, in qualità di gruppo politico, questi hanno rifiutato la possibilità. Il rifiuto è avvenuto attraverso una dichiarazione scritta, resa pubblica nella notte del 15 aprile. 

Nella dichiarazione i talebani hanno affermato di non voler prendere parte al processo elettorale poiché ritengono l’Afghanistan un Paese occupato da centinaia di truppe straniere, i cui capi risultano essere coloro i quali detengono il potere effettivo e sono in grado di prendere decisioni politiche e militari al posto del governo di Kabul. Il sud dell’Afghanistan, al confine col Pakistan, è spesso interessato da scontri e attacchi da parte dei talebani. Nella serata di sabato 5 maggio, un governatore distrettuale della provincia di Paktia è stato ferito insieme ad altre 4 persone, dall’esplosione di un’autobomba talebana. Nella medesima giornata, un attentatore suicida si è fatto esplodere all’interno di un veicolo carico di esplosivi, nei pressi di un edificio di proprietà di Abdul Razeq, comandante della polizia di Kandahar, a Spin Boldak, sempre al confine con il Pakistan.

Da parte sua, il governo afghano risponde colpendo i talebani. Oltre 100 talebani sono stati uccisi in due operazioni militari effettuate dalle forze governative afghane a Paktia, il 12 luglioL’offensiva governativa afghana è arrivata a seguito del vertice della NATO, iniziato l’11 luglio e che, nella sua seconda giornata, ha visto gli alleati accogliere i leader di alcuni Paesi partner, non membri dell’Alleanza, fra cui il presidente afghano, Ashraf Ghani, per discutere, fra le altre cose, della questione afghana. L’argomento era già stato introdotto l’11 luglio, quando la premier britannica, Theresa May, aveva annunciato l’intenzione del Regno Unito di inviare più truppe per la Resolute Support, la missione guidata dalla NATO in Afghanistan, lanciata l’1 gennaio 2015, a seguito del completamento della International Security Assistance Force (ISAF), alla fine del 2014, e rinnovata in occasione del vertice NATO di Varsavia nel 2016. La Resolute Support è una missione che non prevede combattimenti e che opera con 16.000 membri provenienti dagli Stati membri della NATO per fornire formazione, consulenza e assistenza alle forze di sicurezza e istituzioni afghane.

Il 16 luglio, inoltre, il generale americano John Nicholson, comandante, dal marzo 2016, delle forze NATO operanti in Afghanistan nell’ambito della missione Resolute Support, si è recato in visita presso funzionari afghani nella stessa città di Kandahar. A seguito dell’incontro, Nicholson ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a prendere parte a colloqui diretti con i talebani, nel tentativo di porre fine alla guerra in Afghanistan, che dura ormai da 17 anni, ma senza sostituirsi al popolo o al governo afghano. I talebani afghani non hanno ancora rilasciato commenti al riguardo di tale dichiarazione. Tuttavia, Sohail Shahin, portavoce dell’ufficio politico dei talebani in Qatar, aveva accolto favorevolmente le parole di Nicholson. “Questo è ciò che volevamo e stavamo aspettando: sedersi direttamente con gli Stati Uniti e discutere del ritiro delle truppe straniere dall’Afghanistan”, ha dichiarato Shahin.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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