Pakistan: la Lega Musulmana sotto indagine

Pubblicato il 16 luglio 2018 alle 17:45 in Asia Pakistan

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Le autorità pakistane hanno aperto un’indagine sui leader del partito della Lega Musulmana Pakistana-Nawaz (PML-N), di cui è leader l’ex primo ministro arrestato per corruzione, Nawaz Sharif. 

Le indagini si riferiscono a una marcia organizzata dal partito della PML-N il 13 luglio, sfidando il divieto di tenere manifestazioni pubbliche il venerdì. Il raduno è stato organizzato in solidarietà del politico di riferimento, Sharif, in occasione del suo ritorno in Pakistan a seguito di un soggiorno a Londra, dove la moglie è ricoverata in ospedale. L’ex premier è stato condannato a 10 anni di prigione per un caso di corruzione, il 6 luglio. Sua figlia e il genero sono stati condannati a 7 anni, per lo stesso caso. Pochi minuti dopo suo arrivo a Lahore, Sharif è stato arrestato dalle autorità locali. La notizia arriva a 10 giorni dalle elezioni politiche in Pakistan, previste per il 25 luglio, già scosse dai recenti attentati contro manifestazioni politiche, che hanno causato la morte di 133 persone, nella sola giornata di venerdì 13 luglio. 

Sheikbaz Sharif, leader di PML-N e fratello di Nawaz Sharif, insieme ad altre figure chiave del partito, saranno oggetto di indagine, secondo quanto risulta dalle copie di due documenti, i First Information Reports (FIR), che segnano l’apertura formale di un’indagine penale. Anche l’ex primo ministro, Shahid Khaqan Abbasi, che aveva sostituito Sharif dal 1 agosto 2017 a giugno 2018, quando il governo provvisorio ha preso il potere del Pakistan, in previsione delle prossime elezioni. “Stiamo prendendo provvedimenti contro i leader della PML-N”, ha dichiarato il ministro dell’Interno del Punjab, Shaukat Javed. “Ma nessuno verrà arrestato prima delle elezioni”. Il ministro ha aggiunto che è un “errore” che i politici siano stati accusati di terrorismo e che le affermazioni  saranno corrette in seguito.

Shehbaz Sharif ha guidato la marcia non autorizzata di venerdì 13 luglio nella città di Lahore, a cui hanno preso parte decine di migliaia di persone, con l’intenzione di inviare un messaggio ai rivali politici sulla vicinanza degli elettori alla PML-N, in vista delle elezioni del 25 luglio. I sondaggi nazionali indicano una stretta competizione tra la PML-N al governo e il Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI, o Pakistan Justice Movement) guidato dall’ex stella del cricket, Imran Khan, con il Pakistan Peoples Party al terzo posto. Sharif, che è stato rimosso dalla carica di primo ministro dalla Corte Suprema il 28 luglio 2017, sostiene che l’esercito sta sostenendo una “caccia alle streghe giudiziaria” per impedire alla PML-N di vincere un secondo mandato.

Gli ultimi cinque anni di governo del partito sono stati caratterizzati dalla discordia con i militari, che hanno governato il Pakistan per quasi la metà dei suoi 71 anni di storia. Musadik Malik, un alto funzionario PML-N e membro del Senato, ha dichiarato che la manifestazione del 13 luglio è stata straordinariamente pacifica e che qualsiasi divieto di raduni così vicini alle elezioni è ingiusto. Le elezioni pakistane stanno aumentando il clima di violenza nel Paese. Il 10 luglio, un attentato suicida avvenuto durante una manifestazione elettorale nella città nord-occidentale di Peshawar aveva ucciso almeno 20 persone, tra cui il noto politico locale Haroon Bilour. Inoltre, il 4 luglio il primo ministro pakistano, Nasir-ul-Mulk, aveva chiesto l’assistenza dell’esercito per assicurare una conduzione armoniosa e pacifica delle elezioni generali del 25 luglio. 

Infine, la Commissione Elettorale del Pakistan, il 31 maggio, aveva rilasciato il programma e il codice di condotta per le elezioni. Tale codice delinea prescrizioni e regolamenti per partiti politici, candidati e funzionari elettorali attraverso 6 categorie. Queste includono: condotta generale, campagna, pubblicità, riunioni e processioni, il giorno di votazione e altro. Tra queste norme, vi è la proibizione di esporre pubblicamente armi da fuoco, in occasione di incontri, processioni e generali attività pubbliche. Tale divieto rimarrà in vigore fino a 24 ore dopo il consolidamento dei risultati da parte della Commissione. Questa ha anche vietato ai partiti di tenere più di una riunione pubblica in un singolo collegio elettorale.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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