Algeria: circa 400 migranti deportati in Niger

Pubblicato il 16 luglio 2018 alle 12:57 in Algeria Immigrazione

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L’Algeria ha deportato circa 400 migranti che tentavano di raggiungere l’Europa, rimandandoli indietro, attraverso il deserto del Sahara, verso il vicino Niger. La notizia è stata diffusa dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), domenica 15 luglio, quando una funzionaria delle operazioni nel Paese nordafricano, Livia Manente, ha rivelato che un gruppo di 391 migranti provenienti da 16 Paesi dell’Africa centrale e occidentale erano stati portati nella città di Assamaka, in Niger, dopo essere stati catturati in diverse città algerine mentre si recavano a lavoro.

“Dicono che i loro telefoni sono stati confiscati e che le condizioni erano molto precarie. Non c’erano abbastanza cibo e acqua e le stanze erano affollate. Sono stati trasportati su circa 20 camion dopo la località algerina di In Guezzam e da lì sono stati obbligati ad attraversare a piedi il confine con il Niger, comprese le famiglie con donne incinte e bambini”, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters Livia Manente. Il sindaco di Agadez, Aboubacar Ajouel, ha confermato che i migranti sono arrivati in Niger.    

Da parte loro, le autorità algerine hanno negato la responsabilità del Paese in quest’ultima deportazione, ma hanno aggiunto che, grazie alle misure di sicurezza implementate al confine con il Niger e il Mali, da gennaio 2018 circa 20.000 migranti sono stati fermati prima che riuscissero a imbarcarsi per l’Europa. “Non abbiamo altra scelta che prevenirli”, ha dichiarato per telefono a Reuters il direttore del Ministero degli Interni algerino responsabile dell’immigrazione, Hassen Kacimi.

L’IOM e l’Unione Europea hanno intensificato gli sforzi per riportare a casa i migranti, dopo che in migliaia sono morti nel tentativo di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo. In tal senso, molti finiscono per restare bloccati prima di raggiungere la costa settentrionale dell’Africa, abbandonati nel deserto o in Paesi dove è alto il rischio di subire abusi e schiavitù, come in Libia.

La notizia dell’espulsione di domenica 15 luglio è arrivata poco dopo che l’Algeria aveva dichiarato di aver interrotto le deportazioni di massa dei migranti subsahariani a causa delle accuse, mosse da The Associated Press, di maltrattamento e violazione dei diritti umani. Anche l’IOM aveva confermato che il Paese sembrava intenzionato a ridurre il numero delle espulsioni. Il Ministero degli Affari Esteri algerino, da parte sua, ha sempre negato le accuse rivolte dalla comunità internazionale sui maltrattamenti e gli abusi, affermando che le espulsioni sono state fatte nel “pieno rispetto dei diritti umani e della dignità” e consultando precedentemente le autorità dei Paesi d’origine dei migranti. Molti ritengono che le dichiarazioni sulla riduzione del numero delle deportazioni siano parte di una strategia che mira a placare l’indignazione e a respingere le critiche degli ultimi mesi contro l’Algeria. La nuova ondata di espulsioni, avvenuta domenica 15 luglio, sembra dare credito a questa teoria.

Le autorità algerine effettuano deportazioni di migranti dal dicembre 2016. Tali operazioni prevedono che le forze di sicurezza vadano alla ricerca per le città del Paese di stranieri di origini sub-sahariane, senza documenti, per radunarli in alcuni centri, tra cui quello a Zeralda, un sobborgo di Algeri, dove passano diversi giorni senza la possibilità di una sistemazione dove dormire o un bagno. Dopodiché, questi gruppi vengono trasferiti in altre strutture al confine con il Niger, per poi essere definitivamente espulsi e lasciati all’interno del territorio nigerino.

Le espulsioni di massa in Algeria sono aumentate da ottobre 2017, quando l’Unione europea ha rinnovato la pressione sui Paesi nordafricani per far fronte ai migranti e ai rifugiati che cercano di attraversare il Mar Mediterraneo alla volta dell’Europa. Il Paese non fornisce dati sulle sue espulsioni forzate. Tuttavia, il numero di persone costrette ad attraversare a piedi il Niger è aumentato da quando l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha contato che, tra maggio 2017 e aprile 2018, circa 2.888 migranti sono stati espulsi dall’Algeria e abbandonati al confine. Almeno altri 2.500 sono stati lasciati a un destino simile nel vicino Mali, con un numero sconosciuto di persone che non hanno resistito lungo il cammino. A differenza del Niger, l’Algeria non riceve nessun aiuto economico dall’Unione Europea per gestire la crisi migratoria e il flusso di rifugiati, sebbene, tra il 2014 e il 2017, abbia ottenuto un finanziamento di 111,3 milioni di dollari per l’immigrazione. Il Paese nordafricano ha speso, dal 2015, 20 milioni di dollari per gestire i flussi di rifugiati che abbandonavano gli Stati di origine nella regione del Sahel. “Nessuno ci ha aiutato, abbiamo gestito la situazione da soli”, ha precisato il Ministero dell’Interno algerino, rigettando le accuse mosse da Human Rights Watch e Amnesty International in merito alle deportazioni forzate dei migranti. Un alto funzionario del Ministero dell’Interno, Hassen Kacimi, aveva riferito, il 23 maggio scorso, che il Paese avrebbe chiesto aiuto alla comunità internazionale per gestire i flussi migratori ma le Nazioni Unite avrebbero fatto ben poco per risolvere il problema. “Un’ondata di persone in cerca di aiuto sta invadendo il sud dell’Algeria”, ha affermato Kacimi. “Prima di raggiungere il Paese i migranti sono abbandonati nel deserto ed è l’Algeria che li salva offrendo assistenza umanitaria”, ha aggiunto il ministro dell’Interno. Kacimi ha anche sostenuto che il Paese non può prendersi la responsabilità per le popolazioni degli altri Stati e ha chiesto a UNHCR e IOM di intervenire.  

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Chiara Gentili

di Redazione

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