Afghanistan: pubblicato nuovo bilancio Onu su vittime civili

Pubblicato il 15 luglio 2018 alle 11:32 in Afghanistan Asia

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Il numero di civili uccisi in Afghanistan ha raggiunto una nuova vetta record nei primi sei mesi del 2018, nonostante il cessate-il-fuoco di giugno, anche per via di un intensificarsi di attacchi kamikaze rivendicati dallo Stato Islamico.

In base all’ultimo rapporto sul bilancio di vittime e feriti, pubblicato dalla Missione Assistenza dell’Onu in Afghanistan, domenica 15 luglio, le morti sono aumentate dell’1%, raggiungendo quota 1.692, sebbene il numero di feriti sia calato del 5%, attestandosi a quota 3.430. La morte di civili, in generale, si è ridotta del 3%. Tuttavia, a causa di violenti scontri che hanno interessato l’intera nazione nel primo semestre dell’anno, e a causa dei numerosi attentati suicidi nella capitale Kabul e nelle principali città quali Jalalabad, il rapporto pone l’accento sulla precaria situazione di sicurezza attuale dell’Afghanistan. Preoccupante è anche l’incremento delle attività condotte dallo Stato Islamico nel territorio, riscontrato da un raddoppiamento del numero delle vittime a Nangarhar, provincia orientale del Paese che ha come capoluogo Jalalabad, dove il gruppo terroristico ha condotto una serie di attacchi nei mesi recenti.

Il rapporto informa inoltre che le cause principali delle uccisioni continuano ad essere gli scontri via terra tra le forze di sicurezza governative nazionali e i militanti terroristi, con 360 morti e 1.134 ferimenti; tuttavia, il dato positivo è che si è registrato un calo di questo tipo di morti del 18%. A seguire, si annoverano ordigni esplosivi nascosti al ciglio delle strade, e attentati kamikaze. Questi ultimi hanno causato un aumento del 22% delle vittime rispetto allo stesso arco semestrale del 2017. Di questo tipo di attacchi, Il 52% delle vittime è stato attribuito allo Stato Islamico, mentre il 40% ai talebani.

Allo stesso tempo, sono invece aumentate nettamente, del 52%, le vittime causate da raid aerei, i quali si sono intensificati in particolare per via della strategia americana di indurre i talebani alla resa; si contano complessivamente 353 morti vittime, delle quali 149 sono morte e 204 sono rimaste ferite.

Centinaia di civili sono inoltre stati uccisi in aggressioni che avevano come bersaglio luoghi religiosi sciiti, uffici governativi e ministeriali, presidi di gruppi umanitari, eventi sportivi, e strutture adibite a uffici elettorali. Si temono inoltre nuove escalation di violenze in vista delle elezioni parlamentari, che avranno luogo nel Paese nel mese di ottobre.

I talebani, che combattono per ripristinare la loro versione integralista della legge islamica, la Sharia, hanno respinto la proposta di pace del presidente afghano, Ashraf Ghani, intimando alle forze internazionali di lasciare immediatamente il Paese.

Speranze di pace nel Paese erano nate nel mese di giugno, in occasione della tregua di tre giorni, annunciata dai talebani il 9 giugno e attiva dal 15 al 17 del mese, e concomitante con Īd al-fiṭr, la festività che si celebra in concomitanza con la conclusione del Ramadan.

“Il breve cessate-il-fuoco ha dimostrato che i combattimenti possono essere fermati, e che non c’è bisogno che i civili afghani sopportino ancora il fardello della guerra”, ha dichiarato in un comunicato Tadamichi Yamamoto, ufficiale di alto rango del presidio delle Nazioni Unite in Afghanistan.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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