Italia: non ratificheremo accordo commerciale Canada-UE

Pubblicato il 14 luglio 2018 alle 8:30 in Italia USA e Canada

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L’Italia non ratificherà l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Canada, ha annunciato il vicepremier Luigi Di Maio, sebbene alcuni funzionari canadesi abbiano sedato l’allarmismo che ha fatto seguito alla notizia, affermando che il trattato non è in pericolo.

“Presto il CETA (dall’inglese: Comprehensive Economic and Trade Agreement, ossia “Accordo economico e commerciale globale”) arriverà in Parlamento, e la maggioranza lo osteggerà e rifiuterà di ratificarlo”, ha affermato Di Maio in occasione del raduno di una associazione di allevatori, svoltosi a Roma nella giornata di venerdì 13 luglio. “Se anche un solo funzionario italiano dovesse continuare a difendere trattati come il CETA, questi sarà rimosso dall’incarico”, ha aggiunto il vice primo ministro dell’Italia e leader del Movimento 5Stelle, partito anti-establishment che, dal 1 giugno 2018, governa il Paese insieme alla Lega sotto la direzione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

L’accordo CETA è entrato temporaneamente in vigore dal mese di settembre, ma per venire pienamente confermato necessita dell’approvazione di tutti i 28 Paesi membri dell’Unione Europea, e a livello teorico potrebbe naufragare se anche un solo Stato membro dovesse notificare formalmente a Bruxelles la sua opposizione permanente all’implementazione del trattato. Tuttavia, il Canada ha affermato che il 98% delle riduzioni previste dal CETA su tariffe e dazi doganali sono già state effettuate. Una fonte interna al governo canadese ha ridimensionato l’allarme innescato a livello europeo dal commento di Di Maio, e ha affermato che tale presa di posizione rispecchia la politica nazionale italiana e le sfide poste al governo da una coalizione di partiti disomogenei al potere. “Restiamo impegnati, ma con meno del 2% del CETA rimasto da ratificare, non abbiamo assolutamente in programma di contribuire all’escalation di una questione che ha più a che vedere con la politica italiana, rispetto che a problematiche fondamentali”, ha commentato tale fonte, chiedendo di restare anonima in vista della delicatezza dell’argomento affrontato.

La coalizione M5S-Lega si è ripromessa di prendere una posizione ferrea a difesa delle eccellenze alimentari italiane. Tra tutti i 28 Paesi del blocco, l’Italia possiede la maggior parte dei prodotti gastronomici protetti da marchio DOP e IGP, tra cui il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma. Nel quadro del CETA, il Canada ha riconosciuto oltre 40 marchi DOP e IGP su un totale di 292. L’accordo ha già abbattuto le tariffe di una vasta quantità di beni di consumo, e ha ampliato l’accesso sul mercato della carne di manzo canadese in Europa e, viceversa, del formaggio e del vino europei in Canada.

La lobby agricola italiana Coldiretti ha definito il CETA “sbagliato e rischioso” per il Paese. La ratificazione non è ancora stata programmata per il dibattito in seno al Parlamento, e sicuramente la questione non verrà affrontata fino alla fine di agosto.

Quando i Paesi europei accettarono l’accordo su carta, nell’ottobre 2016, promisero che l’applicazione del CETA su base preventiva sarebbe stata una certezza a meno che la ratifica non dovesse fallire “permanentemente e definitivamente” a causa di sentenze di tribunali costituzionali o in seguito di notifiche ufficiali da uno o più governi all’interno dell’UE.

Hosuk Lee-Makiyama, direttore del gruppo di esperti di scambi ECIPE, ha affermato che il rifiuto dell’Italia rischia di porre davvero una minaccia concreta al CETA, ma che la Commissione potrebbe decidere di portare la faccenda in tribunale, e l’Unione Europea potrebbe continuare ad applicare tutti i punti dell’accordo, fatto salvo una questione inerente agli investimenti, che è ancora in corso di definizione.

I sostenitori del CETA sono convinti che esso porterà alla crescita degli scambi tra i partner del 20%, aiutando lo sviluppo dell’economia europea di 12 miliardi di euro (ovvero 14 miliardi di dollari) all’anno, e quella canadese di 12 miliardi di dollari canadesi (ossia 9 miliardi di dollari americani). Tuttavia, alcune associazioni di allevatori in seno all’UE, così come un modesto numero di esperti e critici, hanno manifestato preoccupazioni circa la minaccia che potrebbe rappresentare, per l’Europa, il voluminoso mercato della carne di maiale e di manzo che inizierebbe a essere importata dal Canada.

Il CETA non è il primo accordo messo in discussione dall’Italia. Il Paese ha deciso di posticipare anche un’intesa con la Corea del Sud, in quanto “potrebbe danneggiare” l’industria automobilistica nostrana. Anche con l’Australia vi sono stati attriti, in questo caso inerenti al commercio di pelati in scatola di produzione italiana. Nonostante tali premesse, l’Italia nel mese di luglio ha comunque appoggiato un potenziale accordo di scambio tra l’UE e il Giappone.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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