Italia-Malta: polemica su nuova imbarcazione di migranti, Conte chiede aiuto agli altri Paesi

Pubblicato il 14 luglio 2018 alle 17:32 in Immigrazione Italia

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La Valletta ha replicato seccamente alle pressioni esercitate da Roma, che la esortava ad andare in aiuto di un’imbarcazione sovraffollata di 450 migranti nel Mediterraneo, rimbalzando la responsabilità alla penisola italiana.

“Quando siamo entrati in contatto con le persone a bordo della nave, esse hanno informato Malta che è loro intenzione procedere fino a Lampedusa”, ha annunciato il governo maltese con un comunicato ufficiale, nel quale si legge anche che “Malta ha monitorato l’imbarcazione per assicurarsi che non necessitasse di assistenza immediata. Essa naviga ormai in acque di competenza italiana” e che l’isola ha pertanto “adempiuto a tutti gli obblighi a cui era tenuta in base alle vigenti convenzioni internazionali sulla coordinazione delle operazioni di ricerca e salvataggio (Search and Rescue)”.

Nella precedente giornata di venerdì 13 luglio, il ministro dell’Interno e vice-premier italiano nonché leader della Lega, Matteo Salvini, aveva affermato che “questa barca non può e non deve arrivare” in Italia, e che il Paese non avrebbe accettato i migranti in questione poiché essi sarebbero di responsabilità maltese. A partire dalla mattina di venerdì, una grande imbarcazione carica di 450 migranti irregolari è stata avvistata nelle acque controllate da Malta, la quale, ha scritto Salvini su Facebook, “se ne è assunta la responsabilità, in quanto al momento del primo avvistamento si trovava in un’area di operazioni di ricerca e salvataggio di competenza maltese. Pochi minuti dopo la dichiarazione di Salvini, il ministro italiano per il Trasporto, Danilo Toninelli, membro del Movimento 5Stelle, ha fatto eco al vice primo ministro, scrivendo dal suo profilo Twitter quanto segue: “In base al diritto marittimo, è Malta che deve inviare le sue navi e aprire i suoi porti. La nostra Guardia Costiera può agire, se necessario, ma Malta dovrebbe immediatamente adempiere al suo dovere”.

In base alla posizione della nave di migranti localizzata da Malta, essa sta al momento navigando tra Lampedusa e Linosa, entrambe isole italiane, e dista ormai oltre 100 miglia nautiche dall’isola maltese. Oltre ai migranti, simili imbarcazioni trasportano spesso anche rifugiati, come quella che è stata recuperata dalla Guardia Costiera italiana nella medesima giornata di venerdì 13 luglio, con a bordo 30 siriani. Essi sono stati condotti a Lampedusa. Le imbarcazioni di ampie dimensioni sono particolarmente pericolose poiché rischiano spesso di cappottarsi in mare, intrappolando sotto il livello dell’acqua le persone a bordo, che dunque, non riuscendo a risalire in superficie, sono destinate a morte certa per annegamento.

Il primo ministro italiano, Giuseppe Conte, nella giornata di sabato 14 luglio ha dichiarato di essere alla ricerca di Paesi che accolgano alcuni dei 450 migranti salvati nel Mediterraneo. Salvini e Conte hanno parlato della vicenda al telefono per risolvere la situazione e, secondo la fonte anonima che ha riportato la notizia, i migranti potrebbero essere distribuiti immediatamente tra altre nazioni europee, oppure l’Italia potrebbe contattare la Libia per rimandarli indietro. Tuttavia, secondo la legge internazionale, i rifugiati non possono essere rinviati nel posto in cui la loro vita era in pericolo. Sia le Nazioni Unite che l’Unione Europea sono d’accordo sul considerare la Libia un luogo non sicuro. Salvini ha chiesto ai ministri degli Interni europei di dichiarare il Paese africano un luogo sicuro, dove migranti possono essere riportati in seguito al loro salvataggio in mare. A suo avviso, Germania, Austria e Francia sarebbero d’accordo. Una terza opzione, invece, potrebbe essere lasciare i migranti temporaneamente sulla nave, mentre vengono processate le loro richieste d’asilo.

Secondo la fonte, Conte scriverà al presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, al presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, e ad altri capi di Stato europei per convincerli ad applicare i principi europei sull’immigrazione che erano stati decisi durante il summit di giugno. 

Dall’inizio del suo mandato, Salvini ha subito adottato una linea intransigente nei confronti dei migranti che approdano in Italia. L’8 luglio, in occasione del meeting tra i ministri degli Interni europei a Innsbruck, in Austria, il leader della Lega aveva annunciato che, dopo aver impedito l’attracco nei porti italiani alle navi delle Ong, avrebbe anche chiesto agli alleati europei di interrompere l’approdo delle imbarcazioni delle missioni internazionali che soccorrono i migranti. L’annuncio di tale proposta, che è stata avanzata formalmente giovedì 12 luglio, era arrivato un giorno dopo che una nave di pattuglia irlandese aveva soccorso più di 100 migranti nel Mediterraneo, facendoli sbarcare nel porto di Messina. Il 10 giugno, Salvini aveva altresì impedito all’imbarcazione Aquarius, con a bordo 629 migranti, di raggiungere l’Italia. Dopo qualche giorno, la Spagna aveva messo a disposizione il proprio porto di Valencia per accogliere le persone a bordo. La vicenda aveva sollevato una serie di tensioni fra i diversi Stati membri dell’Unione Europea, tanto che la cancelliera tedesca, Angela Merkel aveva organizzato una riunione fra i leader europei, il 24 giugno. Salvini aveva inoltre respinto un’altra nave, la Lifeline, che aveva salvato 239 migranti in mare e che è stata infine accolta da Malta, la quale ha dichiarato che, dopo tale imbarcazione, avrebbe chiuso i suoi porti alle navi delle ONG. Sia il governo maltese sia Salvini ritengono che tali organizzazioni, mediante le loro attività di salvataggio, favoriscano il lavoro dei trafficanti di persone.

Dal 2014 a oggi, sono più di 650.000 i migranti arrivati sulle coste italiane, la maggior parte dei quali dopo essere stati salvati al largo della costa libica, nel Mar Mediterraneo, da gruppi privati e pubblici. l’Italia ospita attualmente circa 170.000 immigrati ma, nell’ultimo anno, il numero di arrivi è calato. Il numero di persone che arriva dalla Libia, che rappresenta il principale punto di partenza, è diminuito dell’80%. Le morti in mare sono state circa mille nel 2018, secondo i dati delle Nazioni Unite.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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