La Cina sfida i dazi di Trump, al massimo le esportazioni

Pubblicato il 14 luglio 2018 alle 6:30 in Cina USA e Canada

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Le esportazioni cinesi di alluminio, nel mese di giugno 2018, hanno superato il mezzo milione di tonnellate, per la seconda volta nella storia della Cina,  mentre le esportazioni di acciaio hanno toccato il massimo degli scorsi 11 mesi, nonostante le pesanti imposizioni tariffarie statunitensi su questi beni.

Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Reuters, gli alti prezzi internazionali di alluminio e acciaio e la moneta cinese debole hanno favorito le esportazioni da parte del colosso commerciale cinese. La Cina è il primo produttore al mondo di tali beni, che sono stati soggetti, rispettivamente, al 25% e al 10% di imposte sulle importazioni negli Stati Uniti, dal 23 marzo. La capacità cinese di mantenere alti i livelli di esportazione di entrambi i metalli, nonostante le tariffe statunitensi, potrebbe vanificare il tentativo di Washington di proteggere le industrie americane e di frenare l’eccessiva capacità produttiva cinese.

I dati doganali rilasciati venerdì 13 luglio hanno mostrato che il surplus commerciale della Cina con gli Stati Uniti è salito ad un livello record, sempre nel mese di giugno 2018. Le esportazioni di prodotti grezzi in alluminio e di alluminio stesso dalla Cina sono arrivate a 510.000 tonnellate, per un valore di 9,41 miliardi di yuan, pari a 1.41 miliardi di dollari, secondo i dati doganali. L’aumento rispetto all’anno scorso è del 10,9%  e il picco più alto mai raggiunto nella storia della Cina è di 542.700 tonnellate di alluminio, nel dicembre 2014. Le esportazioni di luglio rimarranno elevate a causa della valuta cinese debole, ha dichiarato Paul Adkins, amministratore delegato della società di consulenza, AZ China.

Lachlan Shaw, analista della società svizzera di servizi finanziari, ha dichiarato che ci sono elementi che suggeriscono che le società statunitensi stanno ancora comprando alluminio dalla Cina, nonostante i dazi, perché le fonderie statunitensi non hanno incrementato la produzione. Inoltre, Shaw ha sottolineato che i prezzi dell’alluminio negli Stati Uniti e in Europa sono alti, mentre si sono indeboliti in Cina. Infine, le sanzioni degli Stati Uniti sul produttore di alluminio russo, Rusal, hanno “avuto un impatto sulla disponibilità di metalli” in Europa, “quindi sicuramente questo attirerà un po ‘di domanda dalla Cina”, ha aggiunto Shaw. Richard Lu, analista presso il CRU di Pechino, una società di business intelligence nel settore metallurgico, ha osservato che il volume del commercio diretto delle esportazioni cinesi di acciaio verso gli Stati Uniti era “molto piccolo”, quindi le tariffe di marzo avrebbero avuto solo un “impatto limitato”.

Il 23 marzo sono entrati in vigore i dazi del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio nei confronti della Cina, che non hanno riguardato, invece, Unione Europea, Canada, Messico, Australia, Brasile, Argentina e Corea del Sud. Il 24 marzo, Pechino aveva annunciato le proprie tariffe nei confronti di 128 prodotti americani, del valore di 3 miliardi di dollari, dichiarando che queste arrivavano in risposta ai dazi sull’alluminio e sull’acciaio. Il 22 marzo, giorno precedente all’entrata in vigore di questi primi dazi, il presidente Trump aveva annunciato nuove tariffe e sanzioni del valore complessivo di 60 miliardi di dollari verso altri beni cinesi, per punire il furto di segreti tecnologici e commerciali da parte della Cina. Tali misure hanno interessato circa 100 categorie commerciali delle importazioni di Pechino, dalle calzature all’elettronica e hanno previsto altresì restrizioni agli investimenti cinesi negli Stati Uniti. 

Il braccio di ferro commerciale tra i due colossi mondiali è proseguito in un botta e risposta continuo. Il 6 luglio, un portavoce del Ministero del Commercio cinese ha dichiarato che, con i dazi addizionali del 25% sui altri prodotti cinesi, per un valore di 34 miliardi di dollari, gli Stati Uniti hanno dato il via alla più grande guerra commerciale della storia economica. Il presidente americano ha annunciato le addizionali tariffe statunitensi il 15 giugno e aveva poi minacciato Pechino, il 18 giugno, con ulteriori dazi, per un valore fino a 200 miliardi, sui prodotti cinesi, in caso di ritorsioni da parte della Repubblica Popolare. Alla notizia che alcune imposte americane sui prodotti cinesi diventeranno effettive a partire dal 6 luglio, il ministro del Commercio cinese aveva accusato gli Stati Uniti di “estrema pressione e comportamento estorsivo”. Da parte sua, Pechino ha delineato un piano tariffario ai danni di Washington, consistente in dazi su vari prodotti statunitensi, tra cui automobili, prodotti agricoli e frutti di mare, per un valore di 50 miliardi di dollari. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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