Afghanistan: oltre 100 talebani uccisi a Paktia

Pubblicato il 13 luglio 2018 alle 18:05 in Afghanistan Asia

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Oltre 100 talebani sono stati uccisi in due operazioni militari effettuate dalle forze governative afghane a Paktia, a sud della capitale, Kabul, al confine col Pakistan.

Le operazioni, supportate dall’Aeronautica militare, sono state condotte giovedì 12 luglio in due distretti della provincia di Paktia. Le versioni sull’accaduto, secondo quanto riporta il quotidiano Tolo News, sono discordanti. Da una parte, una dichiarazione delle forze di polizia locale afferma che una delle operazioni è stata effettuata nell’area di Machalgho, nel distretto di Ahmad Abad, e che 55  talebani sono stati uccisi in tale attacco, molti altri feriti e un numero elevato di armi e munizioni sono state sequestrate. La seconda operazione militare è stata condotta nei villaggi di Shamozai, Patak, Haibatkhail e Yamanikhail, nel distretto di Zurmat, a Paktia, dove sono stati uccisi 46 militanti talebani. Tra i deceduti figurano nomi di spicco, tra cui Ayub, noto anche come Karamat, un ex governatore distrettuale talebano. 

Dall’altra parte, il Ministero della Difesa afghano ha dichiarato che una serie di raid aerei nel distretto di Ahmad Abad a Paktia hanno causato la morte di 33 talebani e ne hanno feriti 17. Inoltre, il Ministero ha aggiunto che 77 talebani sono stati uccisi nel distretto di Zurmat, 8 sono rimasti feriti e che tra le vittime ci sono 7 comandanti talebani. Infine, i talebani hanno respinto la versione delle forze governative e della autorità locali, smentendo il numero di morti della loro fazione. I militanti, invece, sostengono che i raid aerei e le operazioni militari effettuate il 12 luglio nelle province di Paktia e Nangarhar hanno lasciato decine di civili morti e feriti. 

La provincia di Paktia, nel sud dell’Afghanistan, al confine col Pakistan, è spesso interessata da scontri e attacchi da parte dei talebani. Nella serata di sabato 5 maggio, un governatore distrettuale della provincia di Paktia, al confine con il Pakistan, è stato ferito insieme ad altre 4 persone, dall’esplosione di un’autobomba talebana. La notizia è stata divulgata da Abdullah Hasrat, portavoce del governatorato di Paktia. Nella medesima giornata, un attentatore suicida si è fatto esplodere all’interno di un veicolo carico di esplosivi, nei pressi di un edificio di proprietà di Abdul Razeq, comandante della polizia di Kandahar, a Spin Boldak, sempre al confine con il Pakistan.

L’offensiva governativa afghana arriva a seguito del vertice della NATO, iniziato l’11 luglio e che nella sua seconda giornata ha visto gli alleati accogliere i leader di alcuni Paesi partner, non membri dell’Alleanza, fra cui il presidente afghano, Ashraf Ghani, per discutere, fra le altre cose, della questione afghana. L’argomento era già stato introdotto l’11 luglio, quando la premier britannica, Theresa May, aveva annunciato l’intenzione del Regno Unito di inviare più truppe per la Resolute Support, la missione guidata dalla NATO in Afghanistan, lanciata l’1 gennaio 2015, a seguito del completamento della International Security Assistance Force (ISAF), alla fine del 2014, e rinnovata in occasione del vertice NATO di Varsavia nel 2016. La Resolute Support è una missione che non prevede combattimenti e che opera con 16.000 membri provenienti dagli Stati membri della NATO per fornire formazione, consulenza e assistenza alle forze di sicurezza e istituzioni afghane.

L’Afghanistan è tornato sotto i riflettori e di particolare importanza sono le regioni al confine col Pakistan. In occasione dell’annuncio della nuova strategia americana in Afghanistan e nella regione, avvenuto il 21 agosto 2017, il presidente Donald Trump aveva esortato il Pakistan, considerato un rifugio sicuro per i terroristi, a impegnarsi maggiormente nel contrasto dei militanti talebani. Tali accuse sono sempre state smentite dal governo pakistano, il quale afferma di essersi distinto nella lotta contro il terrorismo, affrontando costi immensi, sia in termini di vite sia in termini di denaro. Dopo un’apparente riconciliazione le relazioni sono nuovamente peggiorate con l’inizio del 2018. Il 1 gennaio, il presidente Donald Trump si è scagliato contro il Pakistan su Twitter, accusandolo di prendersi gioco di Washington circa la lotta contro i terroristi e, tre giorni dopo, ha annunciato la sospensione degli aiuti al Paese asiatico. Dall’altra parte, il governo pakistano ha definito le mosse di Trump “completamente incomprensibili”, ritenendo che il Pakistan si è sempre impegnato molto nella lotta contro i terroristi. Per tutta risposta, il primo ministro Abbasi ha altresì minacciato di negare agli USA l’accesso a determinati territori afghani per rifornire le truppe della NATO in Afghanistan. Inoltre, il ministero degli Esteri pakistano ha dichiarato che Islamabad ha combattuto la guerra contro il terrorismo in gran parte con le sue proprie risorse, per una speda di oltre 120 miliardi di dollari, in 15 anni.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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