Yemen: più di 45 ribelli Houthi uccisi

Pubblicato il 12 luglio 2018 alle 18:03 in Medio Oriente Yemen

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Sono più di 30 i militanti Houthi uccisi in seguito ad alcune incursioni aeree della coalizione araba nel direttorato di Tahita, nella costa occidentale dello Yemen, il 12 luglio. Secondo quanto riporta al-Arabiya English, nell’attacco sarebbero state distrutte diverse fattorie e 4 veicoli militari. Allo stesso tempo, altri 15 combattenti Houthi sono stati uccisi dopo che l’esercito yemenita ha contrastato un attacco del gruppo insurrezionale nei pressi di Alab, a nord di Saada.

Il generale di brigata, Yasser Majli, comandante della sessantatreesima divisione di fanteria, ha confermato che le forze governative hanno ostacolato ed impedito l’offensiva Houthi su al-Shaeer Mountain e al-Tabab, nel distretto di Baqim, aggiungendo che i ribelli stavano cercando di riprendere il controllo di alcune postazioni riconquistate dal governo, fallendo. Gli scontri tra l’esercito e le milizie Houthi sono coincisi con i bombardamenti aerei lanciati dalla coalizione araba sulle postazioni ribelli nell’area di Abwab al-Hadid e in alcune zone di al-Tabab.

La guerra civile in Yemen è iniziata il 19 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione del Paese è resa ancora più complessa dall’intervento delle forze straniere. La coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti (UAE), Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi. Da parte sua, l’Iran sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. La Repubblica Islamica ha negato con fermezza le accuse, provenienti dagli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita. In questo contesto è intervenuta anche la Russia, sostenendo che lo scambio di armi tra Yemen e Iran potrebbe essersi verificato precedentemente rispetto all’imposizione dell’embargo sulle armi in Iran, avvenuto a seguito di una serie di risoluzioni Onu, adottate a partire dal 2006. 

Amnesty International ha chiesto l’apertura di un’indagine sulle presunte sparizioni, torture, probabili morti avvenute nelle prigioni yemenite e sulla rete di strutture di detenzione segreta, gestita dagli Emirati Arabi Uniti e dalle milizie alleate presenti nel sud del Paese. Sulla base di più di 70 interviste, l’organizzazione ha dichiarato che pratiche “crudeli e illegali” vengono messe in atto nelle prigioni dello Yemen. Alla luce di ciò, Amnesty ha invitato il governo degli Emirati Arabi Uniti ad interrompere l’impiego di tali attività e a rilasciare detenuti. Inoltre, il gruppo ha ammonito gli Stati Uniti, intimando la sospensione della raccolta di intelligence, l’interruzione della cooperazione e l’arresto della rifornitura di armi.  

Andreas Krieg, assistente professore presso il dipartimento di studi sulla Difesa del King’s College di Londra, ha dichiarato ad Al Jazeera che la presenza degli Emirati Arabi Uniti nello Yemen è finalizzata a promuovere gli interessi del Paese nella regione. Secondo l’esperto, gli UAE sono stati risucchiati nella guerra yemenita su invito dell’Arabia Saudita. Tuttavia, il Paese ha reso chiaro fin da subito che il coinvolgimento in Yemen sarebbe stato finalizzato a promuovere i propri interessi nazionali, i quali non convergono necessariamente con gli interessi sauditi, dal momento che né lo Yemen né gli Houthi hanno mai rappresentato una minaccia diretta per gli Emirati Arabi Uniti. Al contrario, per gli UAE, il Paese mediorientale è principalmente un punto di accesso all’Oceano Indiano e al corno dell’Africa.

Almeno 10.000 persone, di cui 2.200 bambini, sono state uccise nel corso guerra civile in Yemen, che ha costretto oltre due milioni di individui a lasciare le loro case, contribuendo a generare un’epidemia di colera e creando la peggiore crisi umanitaria del mondo, secondo l’ONU. L’ultimo rapporto del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, sui bambini e il conflitto armato, ha verificato che solo nel 2017, 842 i bambini di 11 anni sono stati reclutati per combattere nel confitto yemenita. Di questi, 76 sono stati usati in combattimento attivo, mentre il resto è stato reclutato per “controllare posti di blocco e edifici governativi, per pattugliare, portare acqua e portare cibo e attrezzature in posizioni militari”, secondo una dichiarazione rilasciata dall’agenzia per gli affari umanitari delle Nazioni Unite (OCHA). L’agenzia ha anche verificato l’uccisione e la mutilazione di 1.316 bambini, il 51% dei quali in seguito ad attacchi aerei. Sia l’alleanza governativa che i ribelli sono accusati di aver trascurato la protezione dei civili.

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Alice Bellante

di Redazione

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