Venezuela: ammutinamento di prigionieri politici nella sede dei Servizi segreti

Pubblicato il 12 luglio 2018 alle 6:08 in America Latina Venezuela

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Almeno 18 detenuti per motivi politici si sono ammutinati nelle celle della sede dei servizi segreti di El Helicoide, a Caracas, e chiedono che i loro fascicoli vengano immediatamente riaperti. 

I prigionieri politici detenuti a El Helicoide, la sede del Servizio bolivariano d’intelligence (SEBIN) a Caracas,  si sono ammutinati per la seconda volta quest’anno e chiedono alle autorità venezuelane che i loro fascicoli vengano riesaminati, per ottenere un immediato rilascio. “In caso di carneficina l’unico responsabile è il governo. Non è in corso nessuna trattativa, noi non siamo più disposti a parlare con un qualsiasi commissario, ma solo direttamente con la Procura generale” – ha dichiarato Fred Mavares un ex poliziotto detenuto a El Helicoide in un video trasmesso dai media venezuelani.

L’avvertimento del portavoce dei detenuti è stato reso noto dopo l’ingresso di una squadra della Guardia Nazionale Bolivariana, armata di equipaggiamento anti-sommossa, nelle strutture del carcere. Non ci sono notizie di feriti o scontri a fuoco, ma le famiglie e gli avvocati dei detenuti si sono avvicinati a El Helicoide per chiedere che i loro diritti siano rispettati, creando una situazione di tensione anche fuori dalla sede del SEBIN.

I detenuti hanno assicurato di aver preso il controllo delle celle di sicurezza. Durante la protesta hanno divelto le sbarre delle celle e provocato altri danni. La loro richiesta è che siano visitati dalla Commissione della Verità dell’Assemblea Nazionale Costituente chavista per valutare la loro situazione. “È l’unica garanzia che abbiamo per risolvere i problemi” – ha affermato uno degli ammutinati in una registrazione audio rilasciata martedì. L’appello all’Assemblea Costituente, vicina al presidente Maduro, e non all’Assemblea Nazionale, controllata dall’opposizione è una mossa che impedisce al governo di Caracas di rivolgere ai detenuti le accuse di “antipatriottismo” e “quinta colonna dell’imperialismo USA” generalmente rivolte all’opposizione.

Gli avvocati e diversi attivisti per i diritti umani in Venezuela affermano che ci sono 18 prigionieri politici nelle segrete del SEBIN a Caracas: Luis Alberto Navas, Manuel Chacín, Juan Guevara, Otoniel Guevara, Rolando Guevara, Reggie Andrade, Rafael Romero, Yelut Naspe, Heber Ramírez, Jorgmanth Linares, Michael Vargas, Agustín Torres, Fred Mavares, Anderson Castillo, Gilbert Pérez, Reinaldo Rodríguez, Jorman Ortiz e Lorent Saleh.

I detenuti denunciano di essere stati trattenuti in isolamento per oltre 55 giorni. Si suppone che questa fosse la ritorsione per un primo ammutinamento, tra il 16 e il 18 maggio scorso, quattro giorni prima delle elezioni presidenziali in Venezuela . Alcuni giorni dopo, il governo di Nicolás Maduro ha ordinato di rilasciare o concedere arresti domiciliari a molti dei prigionieri, tra cui lo statunitense Joshua Holt e Daniel Ceballos, ex sindaco di San Cristobal nello stato andino di Táchira.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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