Libia: NOC di Tripoli annuncia riapertura dei porti petroliferi

Pubblicato il 12 luglio 2018 alle 17:01 in Africa Libia

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La National Oil Corporation di Tripoli (NOC-ovest), considerata l’unica legittima della Libia, ha annunciato, mercoledì 11 luglio, che 4 porti petroliferi del Paese, destinati all’esportazione di greggio, saranno riaperti dopo che le fazioni libiche orientali, capeggiate dal generale Khalifa Haftar, hanno deciso di liberarli e riconsegnarli. La riapertura degli stabilimenti e la ripresa delle esportazioni mettono fine a una situazione di stallo che aveva provocato il blocco di gran parte della produzione petrolifera della Libia. Una dichiarazione della NOC ha specificato che le operazioni saranno ripristinate “entro le prossime ore”, anche se il riavvio dei porti di Ras Lanuf e Sidra, dove i lavoratori sono stati evacuati e i serbatoi di stoccaggio danneggiati in seguito agli scontri tra le truppe di Haftar e quelle ribelli di Ibrahim Jodran, avrebbe dovrebbe essere graduale.  

L’esercito nazionale libico di Haftar (LNA) aveva bloccato le esportazioni di petrolio dalla regione della mezzaluna petrolifera il 14 giugno 2018, quando questi attacchi erano iniziati. Il motivo della chiusura delle attività petrolifere in quei porti risiedeva nel fatto che, secondo le fazioni orientali, i proventi delle esportazioni, che passavano attraverso la NOC di Tripoli, rischiavano di andare nelle mani di gruppi armati, da loro definiti “terroristici”, come quelli di Jodran

Le interruzioni hanno minacciato di causare la perdita di circa 850.000 barili di petrolio al giorno. Hanno inoltre rischiato di aggravare le tensioni tra la fazione militare e politica orientale, con sede a Tobruk, e quella occidentale, stabilita a Tripoli, che si contendono il controllo della Libia. Nonostante le truppe di Jodran fossero già state respinte il 21 giugno, i funzionari orientali, schierati con Haftar, avevano deciso di sottrarre il controllo delle esportazioni al NOC di Tripoli e trasferirlo a quello di Bengasi (NOC-est), considerato illegittimo dalla comunità internazionale. Le potenze occidentali hanno sempre impedito alla NOC di Bengasi di esportare petrolio indipendentemente da Tripoli. In base alla Risoluzione 2362 del Consiglio di sicurezza dell’ONU, approvata nel 2017, e a diversi divieti internazionali, solo la NOC di Tripoli è considerata legittima e ha il potere di gestire le esportazioni di petrolio. 

Tuttavia, il 4 luglio, gli ufficiali dell’esercito nazionale libico di Haftar avevano rilasciato una dichiarazione in cui chiarivano di essere disposti a riaprire i porti e a riavviare le esportazioni a determinate condizioni, tra cui nominare un nuovo governatore della Banca centrale della Libia e istituire un comitato di ricerca per individuare da dove i combattenti di Jodran stessero ricevendo i loro fondi. Infine, mercoledì 11 luglio, è arrivato l’annuncio della NOC di Tripoli, nel quale si specifica che i porti petroliferi sono stati riportati sotto il suo controllo e verranno riattivati in tempi brevi. La compagnia ha anche elogiato l’LNA di Haftar per “aver messo al primo posto gli interessi nazionali” restituendole gli stabilimenti.

Le guardie degli impianti petroliferi e il capo della NOC di Bengasi, Faraj Said, hanno confermato la riapertura dei porti, sebbene Said abbia riferito all’agenzia di stampa Reuters che Ras Lanuf e Sidra, danneggiati nei combattimenti, necessito di manutenzione. “I porti di Zueitina e Hariga sono di nuovo aperti a tutte le petroliere che hanno un contratto. Ras Lanuf e Sidra, invece, hanno bisogno di manutenzione”, ha chiarito il capo della NOC parallela.

Le fazioni orientali hanno subito forti pressioni internazionali per porre fine all’arresto. Mercoledì 27 giugno, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Italia avevano affermato, in una dichiarazione congiunta, di essere profondamente preoccupate per la cessione degli impianti petroliferi alla NOC di Bengasi e avevano chiarito che la comunità internazionale avrebbe tenuto in debito conto “tutti coloro che minano la pace, la sicurezza e la stabilità della Libia”. La dichiarazione congiunta aveva anche specificato che qualsiasi tentativo di aggirare il regime di sanzioni emesse dal Consiglio di sicurezza dell’ONU avrebbe causato gravi danni all’economia della Libia, aggravato la sua crisi umanitaria e minato la sua stabilità interna, già altamente precaria. Il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, aveva chiesto il ritorno immediato delle risorse petrolifere, della produzione e dei proventi al controllo delle autorità libiche riconosciute. Il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, riconosciuto a livello internazionale, è stato invitato a formare un comitato internazionale per rivedere la spesa in seguito al previsto aumento di entrate petrolifere. “La vera soluzione è la trasparenza, quindi rinnovo l’invito alle autorità responsabili, al Ministero della Finanza e alla Banca centrale, a pubblicare bilanci e spese pubbliche dettagliate”, si legge nella dichiarazione della NOC.

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Chiara Gentili

di Redazione

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