Etiopia: pace con l’Eritrea fondamentale per lo sviluppo e la sicurezza

Pubblicato il 12 luglio 2018 alle 6:37 in Eritrea Etiopia

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Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha annunciato, martedì 10 luglio, che il suo governo ha voluto realizzare rapidamente l’accordo di pace con il suo storico nemico, l’Eritrea, per “compensare a tutte le occasioni di riconciliazione perse” dopo una situazione di stallo militare e politico durata circa 20 anni.

Il patto tra Abiy e il presidente eritreo, Isaias Afwerki, firmato ad Asmara lunedì 9 luglio, ha dichiarato ufficialmente che lo “stato di guerra” tra i due Paesi si è concluso. “Il mio governo è pronto a realizzare i termini concordati nella dichiarazione congiunta in modo da rimediare rapidamente alle occasioni perdute e crearne di migliori per il nostro popolo“, ha sostenuto il primo ministro etiope in una lettera al presidente eritreo che è stata successivamente postata su Twitter dal capo del personale di Abiy. “Ora possiamo dire con certezza che abbiamo effettivamente chiuso un capitolo amaro della storia delle nostre due nazioni durato troppo a lungo”, si legge nella dichiarazione.

La storica riconciliazione tra Etiopia ed Eritrea potrebbe trasformare la politica e la questione della sicurezza nella zona del Corno d’Africa, da dove centinaia di migliaia di persone sono fuggite a causa della guerra. Dopo l’incontro di domenica 8 luglio ad Asmara, Abiy e Afewerki hanno dichiarato ai loro popoli di aver scelto l’amore e il perdono sopra l’odio e la violenza. Le immagini trasmesse in televisione mostravano i due uomini mentre si abbracciavano sorridenti. L’incontro è stato il primo degli ultimi 20 anni tra i leader dei due Paesi, geograficamente vicini ma acerrimi rivali.

L’Etiopia è diventata un Paese senza sbocco sul mare dal 24 maggio 1993, quando l’Eritrea si è costituita come Stato indipendente. 5 anni dopo, il 6 maggio 1998, i due vicini hanno cominciato una guerra per la demarcazione del loro confine condiviso. Anche negli anni successivi all’accordo di Algeri, siglato il 12 dicembre del 2000, periodici scontri si sono verificati in seguito al rifiuto dell’Etiopia di accettare la sentenza della Commissione per la delimitazione dei confini sostenuta dall’ONU. Dal 1998, le violenze hanno causato la morte di circa 80.000 persone. La sentenza della Commissione aveva stabilito che la città di Badme, al confine tra i due Stati, dovesse essere ceduta all’Eritrea. Tuttavia, l’Etiopia si è sempre rifiutata di accettare questa condizione e le dispute di confine non sono mai cessate. Il 6 giugno 2018, con una dichiarazione inaspettata, Abiy aveva affermato di essere pronto ad accogliere integralmente tutte le decisioni della Commissione, accogliendo di fatto anche la cessione di Badme.

Quando Abiy Ahmed si è installato come primo ministro etiope, nel suo discorso inaugurale aveva menzionato la necessità di riconciliarsi con l’aspra rivale, alimentando le speranze di pace. “Siamo pienamente impegnati a riavvicinarci ai nostri fratelli e sorelle eritrei e a estendere un invito al governo eritreo per avviare il dialogo e stabilire un rapporto”, aveva affermato nel suo discorso al Parlamento. A partire dai primi mesi del suo mandato, il 41enne Abiy ha iniziato a incoraggiare ampie riforme volte all’apertura diplomatica dell’Etiopia verso le relazioni internazionali dopo decenni di isolamento. Tra le altre cose, Abiy ha perdonato i dissidenti, sollevato lo stato di emergenza nel Paese, e promesso di privatizzare parzialmente le principali aziende attualmente statali.

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Chiara Gentili

di Redazione

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