Yemen: missili e bambini soldato

Pubblicato il 11 luglio 2018 alle 11:49 in Arabia Saudita Yemen

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Le forze di difesa aerea dell’Arabia Saudita hanno intercettato un missile lanciato dalle milizie Houthi, verso la regione sud-occidentale di Jazan. Al-Marirah TV, il canale satellitare Houthi, ha dichiarato che un missile Badr 1 era diretto verso Jazan Economic City, città del Regno Saudita, situata strategicamente nei pressi del Mar Rosso, dove è in costruzione una raffineria, operativa nel 2019. Da parte sua The New Arab, riporta invece che il missile sarebbe stato lanciato nei pressi di al-Shuqaiq, sempre nella provincia di Jazan, la quale ospiterebbe un’importante centrale idrica ed elettrica. Sempre secondo il quotidiano arabo, gli Houthi avrebbero dichiarato che il missile balistico a corto raggio è era diretto verso un “deposito di rifornimenti”, situato nella costa sud-occidentale del Regno. Al momento, non sono stati segnalati danni o vittime.

Gli Houthi, alleati iraniani in controllo della capitale dello Yemen, Sana’a, hanno lanciato dozzine di missili verso l’Arabia Saudita negli ultimi mesi. Tuttavia, la maggior parte dei dispositivi è stata intercettata del Regno. Lo Yemen è dilaniato dalla guerra civile dal 19 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione del Paese è resa ancora più complessa dall’intervento delle forze straniere. La coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi. Da parte sua, l’Iran sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. Sia la coalizione araba, sia l’Iran, mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

L’episodio più grave per l’Arabia Saudita si è verificato nella notte tra il 24 e il 25 marzo, quando i ribelli yemeniti hanno lanciato 7 razzi contro il Regno, causando la morte di una persona. Il 28 aprile, Riad aveva intercettato 4 missili balistici, sparati dal territorio dello Yemen contro la città di Jizan. L’attacco era stato condotto poche ore dopo che un raid della coalizione aveva colpito la città yemenita di Sana’a, causando la morte di almeno 40 ribelli. Secondo quanto riportato da The New Arab, l’Arabia Saudita, nel segno della crescente minaccia rappresentata dai ribelli, ha testato nel mese di maggio un nuovo sistema antimissilistico nella capitale, Riad, e nella provincia orientale, la più ricca di petrolio del Regno. Le forze filo-governative yemenite, sostenute dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti, sono state bloccate per settimane, tra maggio e giugno, in pesanti scontri con i ribelli Houthi nella città di Hodeida, nel Mar Rosso, sede di un porto in mano ai ribelli e un importante centro di aiuti. Il regno accusa il suo rivale regionale Teheran di fornire agli Houthi missili balistici, un’insinuazione che l’Iran nega.

Almeno 10.000 persone, di cui 2.200 bambini, sono state uccise nel corso guerra civile in Yemen, che ha costretto oltre due milioni di individui a lasciare le loro case, contribuendo a generare un’epidemia di colera e creando la peggiore crisi umanitaria del mondo, secondo l’ONU. I raid aerei guidati dai sauditi hanno ucciso un gran numero di civili e danneggiato infrastrutture vitali per il popolo yemenita. La coalizione ha anche bloccato la maggior parte dei porti, lasciando le forniture a Hodeida in coordinamento con l’ONU. Le campagne aeree e i combattimenti hanno sconvolto altre linee di rifornimento, causando una crisi economica che rende il cibo troppo costoso per molti.

L’ultimo rapporto del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, sui bambini e il conflitto armato, ha verificato che solo nel 2017, 842 i bambini di 11 anni sono stati reclutati per combattere nel confitto yemenita. Di questi, 76 sono stati usati in combattimento attivo, mentre il resto è stato reclutato per “controllare posti di blocco e edifici governativi, per pattugliare, portare acqua e portare cibo e attrezzature in posizioni militari”, secondo una dichiarazione rilasciata dall’agenzia per gli affari umanitari delle Nazioni Unite (OCHA). L’agenzia ha anche verificato l’uccisione e la mutilazione di 1.316 bambini, il 51% dei quali in seguito ad attacchi aerei. Sia l’alleanza governativa che i ribelli sono accusati di aver trascurato la protezione dei civili.

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Alice Bellante

di Redazione

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