USA-Cina: prosegue l’escalation della guerra commerciale

Pubblicato il 11 luglio 2018 alle 10:54 in Cina USA e Canada

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Gli Stati Uniti minacciano tariffe del 10% su un elenco di prodotti cinesi dal valore complessivo di 200 miliardi di dollari. La lista, pubblicata martedì 10 luglio dai funzionari americani, comprende migliaia di beni cinesi importati negli Stati Uniti, fra cui centinaia di prodotti alimentari e chimici, tabacco, carbone, acciaio e alluminio, nonché beni di consumo, come biciclette, sci, pneumatici per auto, oggetti di arredamento, cibo per animali, accessori e prodotti di bellezza. Allo scadere dei due mesi di commento pubblico cui sarà sottoposto, l’elenco, più lungo rispetto a quello su cui sono state imposte le ultime tariffe americane, dispiegherà pienamente i suoi effetti.

“Per oltre un anno, l’amministrazione Trump ha pazientemente esortato la Cina a fermare le sue pratiche sleali, aprire il suo mercato e impegnarsi in una vera competizione di mercato”, ha spiegato il rappresentante del Commercio americano, Robert Lighthizer, annunciando le tariffe. “Piuttosto che affrontare le nostre legittime preoccupazioni, la Cina ha iniziato a vendicarsi dei prodotti statunitensi. Non c’è alcuna giustificazione per tale azione”, ha concluso il funzionario americano. 

Da Pechino, mercoledì 11 luglio, il ministero del Commercio si è detto “scioccato” dalla decisione americana e pronto a contestarla dinanzi all’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Le azioni degli Stati Uniti sono “completamente inaccettabili”, riferisce una dichiarazione rilasciata dallo stesso ministero. Pechino ha affermato che reagirà alla politica protezionistica dell’amministrazione Trump, prendendo in considerazione anche eventuali misure “qualitative”. Una minaccia, questa, che preoccupa le imprese americane operanti in Cina, dal momento che non è chiaro che cosa esattamente Pechino intenda per misure “qualitative” che, si teme, possano comprendere ispezioni rafforzate, ritardi nell’approvazione degli investimenti e persino boicottaggi dei consumatori. In effetti, poiché il danno derivante per la Cina dalla minaccia americana corrisponderebbe ad un valore complessivo di 200 miliardi di dollari, cifra, questa, che supera significativamente il valore totale delle importazioni cinesi di prodotti americani, è probabile che la Cina si adopererà per individuare soluzioni “creative” per reagire alla minaccia di Washington.

Non mancano, peraltro, le critiche da parte di alcuni gruppi industriali americani, preoccupati specialmente per le tariffe sui prodotti impiegati nel circuito industriale, quali l’acciaio, il carbone e l’alluminio. Preoccupati anche investitori e mercati. Un’escalation della guerra commerciale tra le due maggiori economie del mondo potrebbe, in effetti, colpire la crescita globale. Neppure il partito Repubblicano si è schierato compatto con il presidente. Il presidente del Finance Committee del Senato, il repubblicano Orrin Hatch, ha dichiarato che l’annuncio di Trump “sembra avventato e non è un approccio mirato”, mentre la Camera di Commercio americana si è schierata contro la politica tariffaria della Casa Bianca, spiegando che, essendo le tariffe “semplici tasse”, la loro imposizione danneggerà, in ultima analisi, le famiglie americane. 

L’amministrazione Trump continua ad aumentare la posta in gioco nella sua disputa commerciale con la Cina. La scorsa settimana, Washington ha imposto tariffe del 25% su 34 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Pechino ha immediatamente risposto con tariffe corrispondenti sulla stessa quantità di esportazioni statunitensi verso la Cina. Entrambe le parti, inoltre, stanno pianificando dazi per ulteriori 16 miliardi di dollari di beni, che porterebbero i totali a 50 miliardi di dollari. Ma la guerra commerciale potrebbe non fermarsi qui. Trump ha dichiarato che, alla fine, potrebbe imporre tariffe per oltre 500 miliardi di dollari di beni cinesi. Tale cifra corrisponderebbe all’incirca al valore totale delle importazioni americane dalla Cina dello scorso anno.

La svolta protezionistica nella politica commerciale americana è in linea con quanto promesso da Trump in campagna elettorale, in termini di “linea dura” nei confronti di Pechino, colpevole, secondo il tycoon newyorkese, di pratiche sleali, compresi il furto di proprietà intellettuale e il trasferimento forzato di tecnologia.

La Cina, intanto, invita gli altri Paesi a sostenere il libero scambio a livello globale. Durante una visita in Germania, il 9 luglio, il premier cinese, Li Keqiang, ha firmato accordi commerciali con Berlino per un valore di oltre 23 miliardi di dollari. 

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Roberta Costanzo

di Redazione

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