Nicaragua: aumenta la repressione, altri 17 morti

Pubblicato il 11 luglio 2018 alle 6:09 in America Latina America centrale e Caraibi

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Gruppi armati agli ordini del presidente del Nicaragua Daniel Ortega e della polizia hanno provocato in 24 ore una delle peggiori carneficine registratesi in Nicaragua da aprile, quando sono scoppiate le proteste contro il governo del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale. Il Centro nicaraguense per i diritti umani(CENIDH) ha riferito al quotidiano spagnolo El País che ci sono stati almeno 17 morti nelle città di Diriamba e Jinotepe, a circa 40 chilometri dalla capitale Managua, che sin da domenica 8 luglio sono assediate da forze fedeli al governo di Ortega. 

Lunedì 9 luglio il Cardinale Leopoldo Brenes, insieme con i vescovi della Conferenza Episcopale Nicaraguense e il rappresentante del Vaticano, Stanislaw Waldemar Sommetarg, sono stati violentemente attaccati da forze paramilitari al servizio del governo quando hanno raggiunto Diriamba per cercare di mediare per pacificare la città. Tra i feriti c’è Silvio Báez, vescovo ausiliare di Managua.

L‘assedio delle due città ribelli è iniziato alle prime luci dell’alba di domenica 8 luglio, quando sono entrati in città furgoni che trasportavano uomini armati pesantemente, sorvegliati dalla polizia antisommossa, secondo quanto hanno denunciato gli abitanti delle due località. L’attacco ha provocato decine di feriti e almeno 10 morti a Diriamba, decessi che sono stati confermati dal CENID e dall’Istituto di medicina legale. Altri sette decessi sono stati registrati a Jinotepe, secondo gli attivisti dell’organizzazione per i diritti umani presenti in città. La cifra, tuttavia, potrebbe essere più alta, secondo quanto riferito a diverse agenzie di stampa da testimoni locali. Diversi cadaveri sono stati ritrovati nelle zone rurali di Diriamba e Jinotepe negli ultimi due giorni e non sono ancora stati identificati.

Tra i morti di Diriamba è stato identificato uno studente e giovane imprenditore di nome José Narváez Campos, 22 anni. I giovani sono stati le principali vittime delle violenze che il paese centroamericano sta vivendo ormai da 84 giorni. Secondo l’Associazione nicaraguense per i diritti umani (ANPDH), gli scontri hanno causato oltre 310 morti, di cui 20 minorenni, compresi bambini di appena 15 mesi.

“Il paese è soggetto a uno stato di terrore, con un livello di violenza estrema e illimitata” – ha dichiarato Gonzalo Carrión, consulente legale del CENIDH. “L’attacco contro i vescovi non è stato spontaneo, ma era un’azione premeditata, la cui responsabilità è del governo, una dittatura dinastica” – ha aggiunto . Per Carrión, tuttavia, questo tipo di azioni violente causano “l’effetto opposto a quello sperato, perché moltiplicano il ripudio del popolo contro il governo, creano le basi per il crollo del regime”.

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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