Mali: al voto il 29 luglio, cosa aspettarsi

Pubblicato il 11 luglio 2018 alle 13:46 in Africa Mali

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Il 29 luglio 2018 sono previste in Mali elezioni presidenziali che alimentano le speranze di un nuovo inizio dopo circa 6 anni di disordini politici e violenza jihadista. L’attuale presidente, Ibrahima Boubacar Keita, aveva già annunciato, il 28 maggio, che si sarebbe ricandidato per un secondo mandato. Lui e il leader dell’opposizione, Soumaila Cissè, dal 2014 a capo del partito Union pour la république et la démocratie (URD), sono i principali concorrenti. Tuttavia, gli aspiranti sono circa 24. “Mi presento come candidato alle elezioni presidenziali del 29 luglio. Vi chiedo di fidarvi di nuovo di me”, aveva annunciato Keita alla tv di stato. In Mali, il presidente viene eletto a maggioranza assoluta, per un periodo di 5 anni, utilizzando il sistema a 2 turni.

Ibrahim Boubacar Keïta, leader del partito socialdemocratico Rassemblement pour le Mali (RPM), aveva vinto le elezioni presidenziali nell’agosto 2013. Queste erano state inizialmente programmate nel 2012, ma furono successivamente rimandate a causa di un colpo di stato militare, con il quale, nella notte tra il 21 e il 22 marzo 2012, i soldati avevano rovesciato l’allora presidente, Amadou Toumani Touré, consentendo alle milizie tuareg e agli attivisti di Al-Qaeda di acquisire temporaneamente il controllo del nord del Paese. Successivamente, grazie all’intervento militare lanciato dalla Francia il 10 gennaio 2013 e conosciuto con il nome di “Opération Serval”, i miliziani furono cacciati dall’area. Dal 2015, gli attacchi si sono diffusi nel Mali centrale e meridionale nonché nei Paesi confinanti, in particolare Burkina Faso e Niger, fino a toccare la Costa d’Avorio. L’1 luglio 2013, una missione di peacekeeping dell’ONU (MINUSMA) prese il posto delle truppe francesi e africane, contribuendo a garantire che le elezioni di quell’anno si svolgessero in un contesto pacifico. La vittoria di Keita su Cissè fu schiacciante (77% dei voti).  

Il 4 luglio, la Corte costituzionale maliana ha confermato che 24 candidati parteciperanno alla corsa presidenziale del 29 luglio. 6 domande sono state respinte. Le campagne elettorali hanno preso ufficialmente il via sabato 7 luglio, con manifesti affissi in varie parti della capitale Bamako. Tra i candidati convalidati dalla Corte ci sono il primo ministro Cheick Mohamed Abdoulaye Souad, noto come Modibo Diarra, gli ex ministri Choguel Kokala Maiga, Mountaga Tall e Mohamed Ali Bathily, l’imprenditrice Djeneba N’Diaye e il leader religioso Harouna Sankare. Come già detto, anche il presidente Ibrahim Boubacar Keita e il leader dell’opposizione, oltre che ex ministro delle finanze, Soumaïla Cissé, gareggiano per il mandato presidenziale.

Nel Paese, insurrezioni islamiste nel nord e scontri inter-etnici tra tuareg e fulani sono all’ordine del giorno. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, la violenza ha generato un’emergenza umanitaria che si prevede lascerà circa 4,3 milioni di persone afflitte da grave mancanza di cibo tra giugno e ottobre 2018 e almeno 1 milione bisognose di assistenza alimentare di emergenza.

Da giugno 2018, sono aumentati gli scontri tra i vari gruppi terroristici, tra cui Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), e la task force internazionale antiterrorismo nota come G5 Sahel. L’iniziativa G5 Sahel Force mira a sconfiggere i gruppi armati attivi nell’area africana nord-occidentale e contrastare la crescita dell’estremismo. Il corpo della missione è composto da 5.000 ufficiali, tra cui soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad. Il presidente francese, Emmanuel Macron, è uno dei principali sostenitori del G5 Sahel. La Francia spera che l’istituzione di questa autorità permetta loro di ritirare le circa 4000 truppe che si trovano in Mali dal 2013. Dal 2013 sono 162 le vittime appartenenti al corpo della missione MINUSMA, l’operazione di peacekeeping annoverata tra le più pericolose dell’ONU.

In occasione delle elezioni del 29 luglio 2018, secondo i dati del Ministero dell’Interno, più di 30.000 ufficiali della sicurezza e della difesa sono stati mobilitati al fine di “proteggere i candidati sul campo e le operazioni di voto”, in vista di possibili attacchi da parte dei jihadisti. L’opposizione ha espresso timori sullo stato della sicurezza. “È un nostro diritto assicurare che le elezioni siano trasparenti”, ha dichiarato uno dei candidati, Mohamed Bathily, il quale ha aggiunto: “Il partito di Keita ha inserito nella stessa legge elettorale le condizioni per la frode”. Il 3 luglio, gli organizzatori delle elezioni hanno concordato di porre fine a uno sciopero di due settimane sulle condizioni di lavoro.

Nel Paese la crescita si aggira intorno al 5%, grazie alla forte produzione di cotone e oro. La corruzione rimane endemica e il Mali si classifica al 175esimo posto nell’indice dell’ONU sullo sviluppo umano, a soli 12 posti di distanza dall’ultimo in elenco. La Missione di osservazione elettorale dell’Unione Europea in Mali ha dichiarato che più di 80 osservatori elettorali europei saranno presenti alle urne. Nel Paese vige, dal 20 novembre 2015, lo stato di emergenza, prolungato di 6 mesi lo scorso aprile.

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Chiara Gentili

di Redazione

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