L’ONU condanna l’Algeria per la situazione dei diritti umani nei campi di Tindouf

Pubblicato il 11 luglio 2018 alle 6:32 in Algeria Sahara Occidentale

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Il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) ha denunciato la situazione nei campi di Tindouf, situati nel sud-ovest dell’Algeria e gestiti dai membri del Fronte Polisario, accusando il Paese di non aver agito per proteggere le vittime delle violazioni e di non essersi assunto le sue responsabilità.

In occasione della 38esima sessione del Consiglio per i diritti umani, tenutasi dal 18 giugno al 6 luglio 2018 a Ginevra, un esperto membro del Comitato aveva sottolineato che l’Algeria è tenuta a “prendersi cura e a sostenere le vittime e i testimoni delle violazioni dei diritti umani”. Secondo quanto riportato, lunedì 9 luglio, dal quotidiano Morocco World News, il Comitato delle nazioni Unite ha duramente criticato l’Algeria per aver di fatto “trasferito al Fronte Polisario i suoi poteri giurisdizionali sui territori dove sono stabiliti i campi per i rifugiati, in particolare nell’area di Tindouf”. L’organo ha specificato che si oppone alla creazione di qualunque sorta di sistema governativo e giurisdizionale parallelo nel suddetto campo.

Il Comitato per i diritti umani ha anche messo in discussione l’impegno dell’Algeria nel porre fine alla grave situazione umanitaria che si osserva a Tindouf. “Quali misure intende attuare l’Algeria per mettere fine a questa situazione contraria agli obblighi internazionali che le impongono di garantire il rispetto dei diritti di tutte le persone all’interno del suo territorio e sotto la sua giurisdizione?”, ha chiesto l’esperto del Comitato.

La disputa tra il Marocco e il Sahara Occidentale ha radici profonde, che risalgono al 1975-76, quando il Paese nordafricano, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, prese il controllo di due terzi del territorio del Sahara Occidentale. Nel 1976, il movimento politico indipendentista del Fronte Polisario, formatosi il 10 maggio 1973, dichiarò la nascita della Sahara Arab Democratic Republic (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria, a Tindouf, dove fuggirono migliaia di rifugiati. Da lì, il Fronte ha intrapreso una guerriglia per l’indipendenza fin quando, il 6 settembre 1991, è stato dichiarato un cessate il fuoco, controllato dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO), istituita quell’anno. Per contrastare l’esercito del Fronte Polisario, il Marocco ha edificato otto mura di sabbia e pietra e ha minato abbondantemente la zona circostante. Il Fronte controlla una striscia desertica del Sahara Occidentale a est dei muri. Si stima che i militanti siano circa 10.000, concentrati non nel Sahara Occidentale ma a Tindouf. In questa città, il Fronte organizza campi profughi per la popolazione sahrawi.

Una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, adottata il 27 aprile 2018, ha esteso fino al 31 ottobre 2018 il mandato della MINURSO e chiede al Fronte Polisario di porre fine alle violazioni dell’accordo del 1991, chiedendo la ripresa dei colloqui di pace. I tentativi di ristabilire i rapporti con il Marocco, ricominciati nel 2007 dalle Nazioni Unite, sono stati sospesi nel 2012. Da gennaio 2018, nuove tensioni si sono riaccese nella regione e, ad aprile, il “ministro della Difesa” del Fronte Polisario ha dichiarato: «L’esercito sahrawi è pronto a combattere per il diritto all’indipendenza e all’autodeterminazione, visto che viviamo sotto l’occupazione marocchina o come rifugiati da oltre 42 anni».

L’Algeria ignora da sempre le sue responsabilità nel conflitto sul Sahara occidentale, portando alla condanna sia del Marocco sia dell’ONU. La difficile situazione nei campi di Tindouf ha reso i sahrawi molto preoccupati per il loro futuro. L’agente di polizia del Fronte Polisario, Mohamed Salma, ha denunciato le loro condizioni sottolineando che “l’Algeria è coinvolta nel reato di impedire il ritorno dei sahrawi a causa dei controlli di sicurezza ai confini dei campi, arrestandoli e riconsegnandoli al gruppo separatista”. In concomitanza con queste manovre illegali del Fronte Polisario e dell’Algeria, il Marocco ha chiesto di registrare il numero di abitanti del Sahara Occidentale reclusi nei campi di Tindouf come prerequisito prima di discutere qualunque soluzione sostenibile.

Attualmente, il Regno del Marocco sostiene che l’area del Sahara Occidentale, ricca di riserve di fosfato, faccia parte del proprio territorio. Il Fronte Polisario, invece, continua a battersi affinché venga indetto un referendum in cui gli sahrawi del Sahara Occidentale vengano chiamati a scegliere fra l’integrazione col Marocco e l’indipendenza. Al momento, il territorio conteso è diviso in diverse zone, alcune autonome, altre occupate dalle truppe marocchine.

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Chiara Gentili

di Redazione

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