USA richiamano personale diplomatico dal Nicaragua

Pubblicato il 10 luglio 2018 alle 6:08 in America centrale e Caraibi USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Dipartimento di Stato ha ordinato l’evacuazione di tutto il personale non essenziale al servizio del governo degli Stati Uniti in Nicaragua a causa delle proteste che attraversano il paese centroamericano da più di due mesi e mezzo. Washington ha già autorizzato il 23 aprile scorso, poco dopo lo scoppio delle proteste, la partenza volontaria di personale non essenziale e ha chiesto l’evacuazione delle famiglie dei diplomatici di stanza in Nicaragua.

L’ordine di lasciare il paese implica che in Nicaragua rimarranno solo l’ambasciatrice degli Stati Uniti Laura F. Dogu e alcuni alti funzionari, che dovranno “stare a casa ed evitare viaggi non necessari tra il tramonto e l’alba” e evitare le zone di Managua più colpite dalle proteste. Non sarà inoltre loro permesso di utilizzare autobus pubblici e taxi, andare al mercato orientale della capitale o andare in “club per gentiluomini” (case di appuntamento – secondo il lessico diplomatico nordamericano) in tutto il paese per evitare la “criminalità”. Come risultato della partenza del personale non essenziale, Washington avverte i suoi cittadini che “l’aiuto che l’ambasciata USA a Managua può fornire è limitato”.

Il Dipartimento di Stato rinnova inoltre la raccomandazione ai cittadini statunitensi di non viaggiare nel paese centroamericano. Riguardo alla situazione in Nicaragua, funzionari degli Stati Uniti hanno avvertito che “le forze paramilitari controllate da amministrazioni pubbliche e civili pesantemente armati operano in gran parte del paese”. “Questi gruppi stanno attaccando barricate, sequestrando e detenendo individui, sequestrando terreni di proprietà privata e commettendo altri crimini” – prosegue l’informativa dei diplomatici di Washington.

“Le forze controllate dal governo hanno attaccato dimostranti pacifici causando un significativo numero di morti e feriti. Saccheggi, atti di vandalismo e incendi dolosi spesso si verificano durante i disordini” – si legge nella nota del Dipartimento di Stato. “I blocchi stradali – prosegue il comunicato – anche a Managua e in altre grandi città, possono limitare la disponibilità di cibo e carburante”. Washington avverte inoltre che “gli ospedali in tutto il paese sono pieni di vittime di violenza e non hanno la capacità di rispondere ad altre emergenze”. Washington sottolinea inoltre un aumento della criminalità, perché le forze di sicurezza “sono concentrate a reprimere le rivolte”.

Le proteste nel paese centroamericano, iniziate il 18 aprile, hanno provocato almeno 310 morti, secondo dati in possesso di organizzazioni umanitarie. Iniziate con lo scopo di protestare contro le riforme della sicurezza sociale le manifestazioni sono diventate una protesta generalizzata che chiede le dimissioni del presidente, dopo undici anni di mandato. Al centro delle proteste è il governo di Daniel Ortega, accusato di corruzione e abuso di potere, e in modo particolare la moglie del presidente, e vicepresidente, Rosario Murillo. 

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e dall’inglese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.