Etiopia-Eritrea: lo stato di guerra è finito, firmato accordo

Pubblicato il 10 luglio 2018 alle 7:03 in Eritrea Etiopia

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L’Etiopia e l’Eritrea hanno dichiarato, lunedì 9 luglio, che lo “stato di guerra” tra i due Paesi è finito e hanno convenuto di aprire le ambasciate, sviluppare i porti e riprendere i voli, segni concreti di un avvicinamento che va avanti da inizio giugno e mette fine a circa 20 anni di impasse politica e militare.

L’annuncio promette di chiudere una delle pagine più complesse dell’Africa, un conflitto che, dal 1998, ha destabilizzato l’intera regione e ha visto entrambi i governi incanalare gran parte dei loro budget nella sicurezza. “Le popolazioni dei nostri Paesi si sono unite in vista di uno scopo comune”, ha dichiarato il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, secondo quanto riferito con un tweet, dopo aver firmato un patto che ristabilisce i legami con il presidente eritreo, Isaias Afwerki.

Domenica 8 luglio, i due leader si erano incontrati nella capitale eritrea, sancendo un incontro storico. Afwerki aveva salutato calorosamente Abiy, quando quest’ultimo era atterrato all’aeroporto di Asmara, e insieme si erano recati al palazzo presidenziale. Le immagini trasmesse in televisione mostravano i due uomini mentre si abbracciavano sorridenti. L’incontro di domenica 8 luglio è stato il primo degli ultimi 20 anni tra i leader dei due Paesi del Corno d’Africa, geograficamente vicini ma acerrimi rivali.

Entrambe le parti hanno comunicato su Twitter il riepilogo del patto, firmato lunedì 9 luglio, e hanno affermato di voler rispettare i termini dell’accordo di pace siglato il 12 dicembre del 2000 al termine della guerra. I punti dell’intesa sono i seguenti:

1) Lo stato di guerra è giunto al termine; 2) Le nazioni di Etiopia e Eritrea avvieranno una stretta cooperazione politica, economica, sociale, culturale e di sicurezza; 3) I legami commerciali, economici e diplomatici riprenderanno; 4) La decisione sui confini verrà applicata; 5) Entrambe le nazioni lavoreranno per la pace regionale.

Lo “Stato di guerra esistente tra i due Paesi è giunto al termine“, ha riferito il ministro dell’Informazione eritreo, Yemane Gebremeskel, aggiungendo che l’accordo include l’impegno di aprire ambasciate sia ad Addis Abeba sia ad Asmara e un piano per riprendere i voli tra le due capitali.

L’emittente televisiva statale etiope ha affermato che i due uomini “hanno accettato di partecipare allo sviluppo dei porti”, un impulso economico potenzialmente enorme per entrambi i Paesi, in particolare l’Etiopia, senza sbocchi sul mare e con una delle economie in più rapida crescita dell’Africa. L’accordo includerebbe anche una ripresa delle connessioni telefoniche.

 L’Etiopia è diventata un Paese senza sbocco sul mare dal 24 maggio 1993, quando l’Eritrea si è costituita come Stato indipendente. 5 anni dopo, i due vicini hanno cominciato una guerra per la demarcazione del loro confine condiviso e, negli anni successivi al 2000, periodici scontri si sono verificati in seguito al rifiuto dell’Etiopia di accettare la sentenza della Commissione per la delimitazione dei confini sostenuta dall’ONU, causando dal 1998 la morte di circa 80.000 persone. La sentenza aveva stabilito che la città di Badme, al confine tra i due Stati, dovesse essere ceduta all’Eritrea. Tuttavia, l’Etiopia si è sempre rifiutata di accettare questa condizione e le dispute di confine non sono mai cessate. Il 6 giugno 2018, con una dichiarazione inaspettata, Abiy aveva affermato di essere pronto ad accogliere integralmente tutte le decisioni della Commissione, accogliendo di fatto anche la cessione di Badme.

 Quando Abiy Ahmed è stato installato come primo ministro etiope, nel suo discorso inaugurale aveva menzionato la necessità di riconciliarsi con l’aspra rivale, alimentando le speranze di pace. “Siamo pienamente impegnati a riavvicinarci ai nostri fratelli e sorelle eritrei e a estendere un invito al governo eritreo per avviare il dialogo e stabilire un rapporto”, aveva affermato nel suo discorso al Parlamento.

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Chiara Gentili

di Redazione

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