Sud Sudan: accordo su condivisione del potere tra governo e ribelli

Pubblicato il 9 luglio 2018 alle 14:41 in Africa Sud Sudan

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Le due fazioni rivali del Sud Sudan, quella guidata dal presidente di etnia dinka, Salva Kiir, e quella capeggiata dal leader ribelle di etnia nuer, Riek Machar, hanno raggiunto, sabato 7 luglio, un accordo sulla condivisione del potere che riassegnerà a Machar il suo vecchio posto di vicepresidente. “È stato concluso che ci saranno 4 vicepresidenti: gli attuali 2, più Riek Machar, il quale assumerà la posizione di primo vicepresidente, e una quarta posizione che sarà assegnata a una donna dell’opposizione”, ha dichiarato il ministro degli Esteri del Sud Sudan, Al-Dierdiry Ahmed.

L’accordo è stato firmato a Kampala, in Uganda. Si tratta del terzo round di colloqui da quando sono iniziati gli incontri per discutere la pace nel Paese, il 19 giugno 2018. Il secondo si era tenuto a Khartoum, capitale del Sudan, il 25 giugno e aveva portato, due giorni dopo, alla firma di un accordo di pace tra governo e ribelli secondo il quale, entro 72 ore, sarebbe entrato in vigore nel Paese un cessate il fuoco. Tuttavia, già il 30 giugno, l’esercito aveva attaccato alcune postazioni dei ribelli nel villaggio di Mboro, situato nel nord-ovest del Paese, vicino al confine con il Sudan. Secondo quanto dichiarato da Reuters, 18 civili sono morti e 44 sono rimasti feriti a causa dell’offensiva.

Il ministro degli Esteri Ahmed ha riferito che, dopo aver rifiutato la proposta, avanzata al primo round di incontri, di reintrodurre Machar come vicepresidente, Salva Kiir ha infine acconsentito al compromesso. Ulteriori dettagli però devono ancora essere risolti e saranno discussi nei prossimi colloqui previsti in Sudan e in Kenya. L’accordo di pace del 27 giugno si inserisce nel contesto di rinnovati sforzi diplomatici regionali volti a porre fine alla guerra civile in Sud Sudan, iniziata nel dicembre 2013 causando la morte di decine di migliaia di persone e producendo milioni di sfollati.

Nel maggio 2018, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva offerto alle due parti in guerra un mese di tempo per raggiungere un accordo di pace, altrimenti sarebbero state costrette ad affrontare sanzioni. L’1 giugno 2018, una risoluzione è stata adottata dal Consiglio, secondo la quale verranno applicati un embargo sulle armi e sanzioni contro 6 persone, tra cui il capo della difesa, se il combattimento non si fermerà e non si raggiungerà un accordo.Anche gli Stati Uniti, principale donatore umanitario del Sud Sudan, hanno manifestato crescente impazienza nei confronti delle parti in guerra, minacciando l’applicazione della risoluzione.

Dopo aver raggiunto l’indipendenza, il 9 luglio 2011, il Sud Sudan, anche grazie alle ingenti risorse petrolifere di cui dispone il territorio, era pronto a risollevare la sua economia e a stabilizzarsi. Tuttavia, le tensioni tra i due principali leader del Paese, il presidente Salva Kiir e il vicepresidente Riek Machar, hanno presto causato l’inizio di una dura guerra civile che sarebbe durata circa 5 anni. Nel dicembre 2013, alcuni militari di etnia dinka, fedeli a Kiir, hanno cominciato a scontrarsi con quelli di etnia nuer, guidati da Machar e accusati di preparare un colpo di Stato. I disaccordi tra i due leader erano iniziati già durante la guerra per l’indipendenza dal Sudan, in seguito alla rivalità per il controllo del governo e del loro partito, il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (SPLM).

Per evitare di essere ucciso, Machar, che aveva riunito introno a sé una parte dell’esercito a lui fedele, era stato costretto a fuggire in Sudafrica. La pace, raggiunta nell’agosto 2015, aveva portato alla creazione di un governo di transizione. Tuttavia, già nell’aprile 2016, Machar e i suoi uomini erano tornati a Juba e il leader aveva riacquisito la sua carica. Sebbene Kiir e il suo rivale cerchino di mantenere l’ordine nel Paese, scontri su larga scala si verificano periodicamente e una parte dell’esercito ancora sostiene il progetto di una guerra a oltranza.

La guerra ha creato la più grande crisi di rifugiati in Africa dal genocidio ruandese del 1994 e ha lasciato milioni di persone a soffrire la carestia. Diversi cessate il fuoco e sforzi di pace sono stati finora infruttuosi. L’incontro di mercoledì 19 giugno, tenutosi nella capitale d’Etiopia, Addis Abeba, è stato il primo per il presidente Salva Kiir e il leader Riek Machar dopo quasi due anni.

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Chiara Gentili

di Redazione

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