Siria: bombardamenti a sud del Paese, sospeso il cessate il fuoco

Pubblicato il 9 luglio 2018 alle 10:26 in Russia Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le forze del regime siriano hanno bombardato il sud del Paese, domenica 8 luglio, uccidendo 4 civili e causando inoltre il posticipo dell’evacuazione dei ribelli, prevista dall’accordo di cessate il fuoco stipulato due giorni prima con l’alleata Russia.

Secondo quanto riportato dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, gli aerei di guerra hanno preso di mira il villaggio di Um al-Mayazeen, a soli 5 km a nord del confine giordano, uccidendo 4 persone. Tale offensiva sarebbe arrivata in risposta ad un attacco da parte dei ribelli nei pressi dell’autostrada di Um al-Mayazeen, in seguito al quale sono morti diversi soldati del regime.

L’accordo per il cessate il fuoco, mediato dalla Russia, venerdì 6 luglio, prevedeva la resa delle armi pesanti in cambio di garanzie di sicurezza e passaggio sicuro verso altre aree del Paese. Alcuni dei ribelli di Um al-Mayadin, secondo quanto riporta Al Jazeera English, si sarebbero opposti alla consegna delle armi, accusando inoltre Mosca di non aver rispettato il patto, senza però rende chiaro in che modo. In base all’intesa, la polizia militare russa sarebbe stata dispiegata nelle aree di Daraa, precedentemente detenute dai ribelli. Tuttavia, da parte loro, le forze del regime siriano si sarebbero dovute ritirare da 4 villaggi della zona orientale: Kahil, al-Sahwa, al-Jiza e al-Misaifra, e sembra che ciò non sia accaduto.

In seguito all’accordo, le forze del regime hanno preso il controllo di un percorso chiave lungo il confine con la Giordania, fino al valico di Nassib. Tale punto di confine era finora rimasto nelle mani dell’opposizione, nonostante rappresentasse uno degli obiettivi principali dell’offensiva di Assad. Un funzionario della fazione ribelle, in seguito agli attacchi aerei di domenica, ha dichiarato che l’evacuazione dei combattenti dell’opposizione e delle loro famiglie verso le aree settentrionali del Paese, controllate dai ribelli, è stata temporaneamente sospesa.

I bombardamenti del regime, iniziati il 19 giugno nei pressi di Daraa, hanno causato la morte di più di 160 civili e costretto più di 330.000 persone a lasciare le loro case. Assad, grazie anche al supporto militare dei suoi alleati, in primis Russia e Iran, controlla attualmente la maggior parte del territorio siriano, sebbene ampie porzioni del Paese a nord e una striscia ad est siano ancora nelle mani dei ribelli. La presenza contestuale di forze turche e statunitensi complica le manovre del presidente siriano.

Per quanto riguarda invece il proseguimento dell’offensiva in corso nel sud-ovest della nazione, sembra che il prossimo obiettivo delle truppe di Assad sia la riconquista della provincia di Quneitra, confinante con le Alture del Golan occupate da Israele. In tale regione, gli scontri con i dissidenti si sono intensificati già dalla giornata di venerdì 6 luglio. Lo Stato di Israele, preoccupato per l’avvicinarsi degli scontri al suo territorio, ha fortificato i confini e reso noto che, se Assad entrerà nelle Alture del Golan, l’esercito attaccherà.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Alice Bellante

di abellante

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.