Pakistan: si allarga lo scandalo intorno all’ex primo ministro Sharif

Pubblicato il 9 luglio 2018 alle 20:05 in Asia Pakistan

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Le autorità pakistane hanno arrestato il genero dell’ex primo ministro, Nawaz Sharif, che il 6 luglio era stato condannato in contumacia a 10 anni di carcere per corruzione, in uno scandalo legato all’acquisto di alcuni appartamenti di lusso da parte della sua famiglia, a Londra. 

La figlia di Sharif, Maryam, considerata l’erede politico del padre, è stata condannata a 7 anni di carcere e suo marito, Muhammad Safdar, è stato condannato a un anno di carcere con una sentenza che molti vedono come un duro colpo per il partito di Nawaz, la Lega musulmana del Pakistan (PML-N), che parteciperà alle elezioni pakistane del 25 luglio. Il National Accountability Bureau (NAB) ha dichiarato che Muhammad Safdar si è consegnato alle autorità. Nelle prime ore della gioranta di domenica 8 luglio, Safdar e i suoi sostenitori avevano guidato una serie di manifestazioni improvvisate nella città di Rawalpindi.  “Dopo le continue incursioni del National Accountability Bureau (NAB) nelle sue case di Abbotabad, Mansehra e Haripur, il Capitano Safdar ha deciso di consegnarsi”, hanno dichiarato dal NAB. L’uffico ha anche chiesto ai media di non mandare in onda i discorsi dal vivo di Safdar, affermando che questi siano contrari alla legge e al codice di condotta del Paese. Dopo il verdetto del 6 luglio, che aveva condannato il suocero e la moglie, Safdar ha dichiarato che “la giustizia è stata massacrata” e ha inveito contro la magistratura. 

Nel 2016, nella fuga dei 11,5 milioni di documenti noti come “Panama Papers”, la famiglia Sharif è risultata compromessa a causa di un prestito da 13,8 milioni di dollari ottenuto 2007, che utilizzava gli appartamenti come garanzia. “Oggi, il verdetto della corte anti-corruzione ha chiarito che tali beni, gli appartamenti di Avenfield, sono stati acquisiti con mezzi corrotti”, ha dichiarato il pubblico ministero, Sardar Muzaffar Abbasi, ai giornalisti fuori dal tribunale. La figlia di Sharif, Maryam, anche lei dirigente politico, che ha assunto un ruolo sempre più importante nel partito, è a sua volta coinvolta in uno scandalo relativo ad alcune società offshore.  

La corte ha ordinato il sequestro degli appartamenti di proprietà della famiglia Sharif. Il fratello di Nawaz, Shehbaz Sharif, presidente del PML-N, ha dichiarato che il partito rifiuta il verdetto e utilizzerà tutti i mezzi legali e costituzionali per contestarlo. “Credo che la tempistica di questo verdetto arrivi come un tentativo di influenzare l’esito delle elezioni”, ha affermato Shehbaz, ex primo ministro dello stato settentrionale del Punjab, in una conferenza stampa nella città orientale di Lahore. Venerdì 29 giugno, anche Maryam è stata dichiarata colpevole e condannata a 7 anni di prigione e a pagare una multa di 2,6 milioni di dollari. Con questo verdetto, Maryam Nawaz ora è esclusa dalle elezioni generali del Pakistan. Anche suo marito, Muhammad Safdar, è stato condannato a un anno di carcere. Ad aprile, la Corte Suprema aveva già posto fine alla carriera politica di Nawaz Sharif in Parlamento, condannandolo all’interdizione a vita dai pubblici uffici.

La famiglia Sharif si trova attualmente a Londra, dove si stanno occupando di Kulsoom Nawaz, la moglie di Nawaz, che è gravemente malata ed è ricoverata in un ospedale della capitale. “Non sono un dittatore che scappa dai tribunali”, ha dichiarato Nawaz in una conferenza stampail 4 luglio, sostenendo che avrebbe affrontato qualsiasi pena il tribunale ritenesse opportuna. “Sono assolutamente pronta [per andare in prigione]”, ha riferito Maryam ai giornalisti all’inizio di questa settimana. “Non è qualcosa di cui avere paura”, ha aggiunto. Nawaz e i leader del suo partito hanno definito le indagini sui casi di corruzione “una caccia alle streghe”, sostenendo che l’establishment militare del Paese lo voleva eliminare, poiché aveva sfidato il loro controllo su questioni relative alla sicurezza e alla politica estera del Pakistan. Da parte sua, l’esercito nega qualsiasi coinvolgimento nelle vicende politiche, nonostante sia stato a capo del Pakistan per circa metà dei suoi 70 anni di indipendenza.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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