Iran: giustiziati 8 membri dell’ISIS per l’attacco del 7 giugno 2017

Pubblicato il 9 luglio 2018 alle 12:32 in Iran Medio Oriente

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In Iran, sabato 7 luglio, sono stati giustiziati 8 membri dello Stato Islamico per l’attacco del 7 giugno 2017 al Parlamento di Teheran e al mausoleo dell’Ayatollah Khomeini.

I colpevoli, Soleiman Mozafari, Esmail Sufi, Rahman Behrouz, Majed Mortezai, Sirous Azizi, Ayoub Esmaili, Khosro Ramezani e Osman Behrouz, sono i responsabili dell’unica offensiva dell’ISIS in Iran, durante la quale sono state uccise almeno 18 persone.

L’agenzia stampa ufficiale della magistratura, nota come Mizan, ha identificato Soleiman Mozafari come principale organizzatore dell’attacco e Esmail Sufi come reclutatore.  Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa della Repubblica islamica in lingua inglese, Islamic Republic News Agency (IRNA), quella mattina si sono verificati due attentati simultanei a Teheran. Il primo è avvenuto presso il Parlamento iraniano alle 10:15 locali, dove 4 individui, uno dei quali si è fatto saltare in aria, hanno cominciato a sparare, ferendo 3 guardie. Il secondo si è verificato alle 10:30 locali nei pressi del mausoleo dell’imam Khomeini, dove un uomo armato ha aperto il fuoco, mentre una kamikaze si è fatta esplodere. Le vittime sono state in tutto 23, tra cui i 5 attentatori, mentre i feriti 52.  

Subito dopo l’accaduto, il ministro dell’Interno iraniano, Mohammad Hossein Zolfaghari, ha riferito che gli attentatori si erano introdotti all’interno del Parlamento travestiti da donne. Il 9 giugno 2017, l’ISIS ha rivendicato il doppio attentato attraverso un comunicato pubblicato dall’agenzia di stampa online dei terroristi, Amaq. Lo stesso giorno, le autorità di intelligence iraniane hanno annunciato l’arresto di 41 sospettati legati agli attacchi di Teheran, i quali sono stati scovati all’interno di nascondigli sparsi in tutto il Paese. Il Corpo della Guardia Rivoluzionaria islamica, il 19 giugno 2017, ha lanciato 6 missili contro diversi obiettivi dello Stato Islamico in Siria, come rappresaglia. 

Gli 8 condannati giustiziati erano parte delle 26 persone arrestate in seguito agli attacchi, principalmente in operazioni lungo i confini con Iraq e Turchia. I casi dei restanti 18 membri dell’ISIS, coinvolti nelle offensive dello scorso anno, sono ancora sotto inchiesta.

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Alice Bellante

di abellante

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