Ciad: l’IOM necessita nuovi fondi per gestire i flussi migratori

Pubblicato il 9 luglio 2018 alle 13:24 in Ciad Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Organizzazione internazionale per le Migrazioni (IOM) ha reso noto, sabato 7 luglio, che circa 20 migranti subsahariani, tra cui 8 potenziali vittime del traffico di esseri umani, sono stati bloccati a inizio mese nella città di Faya, nel Ciad settentrionale. Si tratta di una delle principali rotte migratorie nel nord del Paese, dove le autorità hanno ripetutamente identificato e consegnato all’IOM i migranti vittime di traffico. Secondo quanto pubblicato sul sito dell’Organizzazione, in Ciad l’IOM collabora attivamente con il governo per portare a N’Djamena i migranti vulnerabili, al fine di metterli a riparo e fornire loro assistenza, ma sono necessarie ingenti risorse per assicurare che sia data adeguata assistenza medica, psicosociale e sostegno nel rimpatrio volontario.

“Siamo a conoscenza di 395 migranti nelle 3 regioni più settentrionali, situate tra il Niger e il Sudan, al confine con la Libia, e di oltre 100 migranti bloccati nella capitale, N’Djamena, 45 dei quali sono stati consultati e pronti a tornare nei loro Paesi di origine, con il sostegno finanziario necessario”, ha dichiarato Anne Kathrin Schaefer, capo missione dell’IOM in Ciad. “Ci sono inoltre migranti che sono bloccati nelle regioni centrali e intorno alla zona del Lago Ciad, dopo essere fuggiti dalla Nigeria e dalle violenze di Boko Haram. Ora sono bloccati nei centri per gli sfollati interni situati nella regione dei laghi. Mentre l’IOM è pronto a sostenerli, i nostri mezzi e le nostre risorse sono estremamente limitate e non possiamo far fronte alle crescenti richieste di assistenza umanitaria”, ha aggiunto la donna.

Per i prossimi 24 mesi, l’IOM ha richiesto almeno 2,1 milioni di dollari per soddisfare i bisogni urgenti dei migranti bloccati nel Paese o in transito attraverso il Ciad. Questo finanziamento sarà utilizzato per:

  • Operazioni di ricerca e salvataggio nelle regioni settentrionali del Ciad, al confine con il Niger e la Libia, dove trafficanti e contrabbandieri, per evitare i controlli di sicurezza, si stanno allontanando sempre più dalle rotte migratorie conosciute, esponendo in tal modo i migranti a condizioni potenzialmente letali;
  • Ritorno volontario assistito di migranti bloccati in Ciad, compresi trasporti terrestri e aerei verso i Paesi di origine;
  • Creazione di un centro di accoglienza per i migranti a Faya e di un centro di transito a N’Djamena dove è possibile fornire assistenza medica, psicosociale, cibo e acqua;
  • Una campagna di informazione sui rischi e i pericoli dell’immigrazione irregolare e della tratta di esseri umani.

Le ondate di migranti che attraversano il Ciad hanno aumentato la pressione sugli attori locali e le agenzie internazionali, come l’OIM, che non dispongono dei mezzi adeguati per gestire in modo efficiente i flussi migratori verso il Nord Africa e per fornire l’assistenza umanitaria necessaria alle persone vulnerabili in cammino lungo le rotte migratorie. Con il finanziamento del Fondo fiduciario dell’UE per l’Africa, 3 punti di monitoraggio del flusso (Flow Monitoring Points) sono stati istituiti dalle squadre IOM a Zouarke, Kalait e Faya per controllare il movimento dei migranti attraverso il Ciad. Si calcola una media di 428 movimenti al giorno. In particolare, la regione di Tibesti, nel nord del Paese, al confine con la Libia, continua ad attrarre lavoratori subsahariani per la presenza di miniere d’oro in tutta l’area del triangolo di confine tra Niger, Libia e Ciad, considerata da alcuni come un’opportunità per guadagnare soldi prima di continuare il viaggio verso la Libia. Le autorità locali hanno identificato alcune vittime del traffico di esseri umani, le quali hanno rivelato che molte delle persone trasportate dai trafficanti sono costrette a lavorare nelle miniere per rimborsare completamente le spese di viaggio e di trasporto.

Nell’aprile 2016, 56 abitanti del Ciad, tra cui 17 minori non accompagnati, sono stati salvati dai trafficanti grazie all’intervento delle forze di polizia al confine con la Libia e sono stati assistiti dall’IOM. In Ciad, l’Organizzazione ha fornito assistenza di emergenza attraverso il sostegno finanziario dell’Ufficio sulla Popolazione, i Rifugiati e le Migrazioni del Dipartimento di Stato americano, ma ulteriori fondi devono essere mobilitati per garantire che i migranti nel Paese ricevano un’assistenza adeguata, compresa la consulenza psicosociale e il supporto per il ritorno volontario.

Il Ciad è uno Stato dell’Africa centrale semidesertico e senza alcuno sbocco al mare, circondato da Paesi caratterizzati da forti instabilità, quali la Libia, il Sudan, la Repubblica Centrafricana, il Camerun, la Nigeria e il Niger. In particolare, il Ciad costituisce un importante snodo di passaggio per tutti quei flussi migratori che, dall’Africa orientale e occidentale, confluiscono verso il Nord del continente, soprattutto in Libia, per imbarcarsi alla volta dell’Europa. Come spiegato dal ministro dell’Interno italiano, Marco Minniti, a causa dell’instabilità libica, i confini meridionali del Paese nordafricano con il Ciad e il Niger sono divenuti i nuovi confini meridionali dell’Europa stessa. 

Da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, nel 1960, la storia del Ciad è stata caratterizzata dall’instabilità e dalla violenza, causata soprattutto dalle tensioni tra i cittadini arabi-musulmani, concentrati nel nord del Paese, e la maggioranza di cristiani e animisti che, invece, vivono nel sud. Nonostante nel 2003 sia iniziata la produzione petrolifera, con il completamento di un condotto che collega il Ciad alla costa atlantica, le autorità di N’Djamena continuano a faticare per cercare di ridurre il tasso di povertà, e migliorare le condizioni sociali e l’assistenza sanitaria per i cittadini. Il Ciad, come la Nigeria e altri Stati della regione del Lago Ciad, è colpito anche dalla violenza dei terroristi nigeriani di Boko Haram. Tuttavia, come evidenziato nel Country Report on Terrorism 2016 del governo americano, rispetto al 2015, nel 2016 gli attacchi terroristici di Boko Haram sono diminuiti, soprattutto grazie all’operatività dell’esercito ciadiano.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.