Afghanistan: forze locali e americane liberano distretto orientale dall’ISIS

Pubblicato il 9 luglio 2018 alle 6:00 in Afghanistan Asia

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Le Special Forces afghane e statunitensi stanno completando un’operazione per liberare dallo Stato Islamico un remoto distretto in Nangarhar, la provincia orientale dove il gruppo terroristico aveva una delle principali roccaforti nel Paese.

L’operazione a Deh Bala, al confine con il Pakistan, è iniziata alla fine del mese di aprile, e già nel mese di giugno s è avvicinata al completamento, tuttavia sono ancora in corso alcune operazioni minori di rimozione delle mine. A riferirlo, nella giornata di sabato 7 luglio, è stato il tenente colonnello Josh Thiel, del gruppo delle First Special Forces americane. “Questa era una delle principali zone verdi, la cui funzione era duplice. In primis, forniva soldi, finanze, e logistica all’ISIS, e abbiamo interrotto tutto ciò”, ha affermato Thiel, “Inoltre, l’ISIS la usava come sito per preparare e avviare attacchi ad alto profilo diretti a Kabul e a Jalalabad”.

L’operazione, che ha coinvolto tre compagnie di commando afghani sostenuti dai raid aerei statunitensi e dalle squadre delle Special Forces americane, è iniziata con alcune truppe arrivate via elicottero, le quali hanno costruito una base operativa vicino al villaggio di Gargari, dove i combattenti dello Stato Islamico stavano cercando di stabilire la propria capitale locale. I successivi giorni di violenti scontri con le cellule terroristiche sono giunti a termine i primi di giugno, con un bilancio di 167 miliziani dell’ISIS e grandi quantità di equipaggiamento requisite. La lotta contro lo Stato Islamico e altri gruppi militanti, ivi incluso Al-Qaeda, è al centro degli sforzi della missione antiterroristica americana, condotta in coordinazione con l’operazione Resolute Support della NATO, la quale addestra e consiglia le forze di sicurezza afghane sul territorio.

La missione, volta a impedire che l’Afghanistan venga utilizzato come base per gli attacchi futuri contro gli Stati Uniti, è in parte impegnata a combattere le forze irregolari situate in vallate impervie nella regione al confine orientale, un’area percorsa da tratte di esseri umani dirette verso le aree tribali del Pakistan.

I militanti fedeli all’Islamic State Khorasan Province (ISKP), il movimento locale affiliato all’Isis, sono apparsi sulla scena di Nangarhar circa quattro anni fa. Da allor, il gruppo si è fatto un nome a causa del ricorso smodato alla violenza e alla brutalità, in particolare per via di esecuzioni compiute per decapitazione o esplosione.

I combattenti a Deh Bala, vicino al distretto di Achin dove l’esercito americano nel 2017 ha sganciato una bomba non nucleare di grande portata, si avvalevano di fondi ricavati da operazioni illecite e dallo sfruttamento di residenti dei villaggi locali. Tuttavia non appare sicuro il legame tra i miliziani di luoghi come il Gargari, un villaggio non lontano dalla capitale distrettuale di Deh Bala, e i combattenti che si celano dietro una serie di sofisticati attacchi suicidi a Kabul e Jalalabad.

“La rete terroristica è molto elastica”, ha affermato il Generale di brigata John Brennan, comandante della missione Resolute Support nell’Afghanistan orientale. “Non direi per forza che gli attentatori suicidi venissero da Deh Bala, ma si avvalgono di facilitazioni lungo tutto il confine, e alcune prima provenivano da lì”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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