Siria: rifugiati al confine con la Giordania cominciano a tornare a casa

Pubblicato il 8 luglio 2018 alle 15:30 in Immigrazione Siria

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Qualche ora dopo l’instaurazione di un cessate-il-fuoco del 6 luglio, che ha messo in pausa la lotta nella Siria meridionale, le prime migliaia di famiglie che avevano cercato riparo al confine con la Giordania hanno cominciato a ritornare nelle aree dalle quali erano fuggite.

La notizia è stata diffusa sabato 7 luglio da un colonnello dell’esercito giordano, Ouda Shudaifat, che tuttavia non ha dato la cifra esatta delle persone che stanno tornando nella provincia di Deraa, nella parte meridionale della Siria. Secondo i dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), delle più di 320.000 persone fuggite dai combattimenti, circa 60.000 si erano riversate lungo il confine con la Giordania, mentre il resto si trova alla frontiera delle Alture del Golan, occupate da Israele, che ha chiuso i suoi confini, per evitare che i rifugiati siriani si riversino nel suo territorio.

Secondo Al Jazeera in lingua inglese, che ha riportato la notizia, non è chiaro di preciso in quale parte della provincia di Deraa si dirigeranno le famiglie. La Giordania, che ha tenuto chiuso i suoi confini, spera che anche il resto dei siriani si sentiranno abbastanza sicuri da tornare a casa nei prossimi giorni. Il 24 giugno, il governo di Amman aveva dichiarato che non avrebbe accolto una nuova ondata di migranti siriani nel suo territorio, poiché la Giordania ospita già più di 650.000 rifugiati siriani registrati. Secondo il governo, la cifra vera di persone accolte si aggira intorno a 1,3 milioni.

Alcune fonti siriane hanno dichiarato che le famiglie hanno cominciato il loro viaggio di ritorno nella notte, in seguito all’accordo di venerdì 6 luglio tra i ribelli e le forze del governo del presidente del Paese, Bashar al-Assad.

Il patto prevede che i ribelli consegnino gli armamenti pesanti e, in cambio, l’esercito siriano si ritirerà da 4 villaggi nel Deraa orientale, ossia Kahil, al-Sahwa, al-Jiza e al-Misaifra. I combattenti che si oppongono all’accordo verranno trasportati in aree detenute dai ribelli, nella provincia settentrionale di Idlib e in una piccola area nei pressi delle Alture del Golan. I dettagli di tali movimenti verranno discussi nelle prossime settimane. Inoltre, sul territorio sono state stanziate le forze di polizia russa, così da convincere le famiglie, timorose di azioni di rappresaglia nei loro confronti da parte delle forze leali al governo di Assad, a tornare nell’area.

Assad, grazie anche al supporto militare dei suoi alleati, in primis la Russia e l’Iran, controlla attualmente la maggior parte del territorio siriano, sebbene ampie porzioni del Paese a nord e una striscia orientale siano ancora nelle mani dei ribelli. La presenza contestuale di forze turche e statunitensi in tali aree complica le manovre future del presidente siriano. Per quanto riguarda invece il proseguimento dell’offensiva nel sud-ovest della nazione, sembra che il prossimo obiettivo delle truppe di Assad sia la riconquista della provincia di Quneitra, confinante con le Alture del Golan occupate da Israele. In tale regione, gli scontri con i dissidenti si sono intensificati già dalla giornata di venerdì 6 luglio. Lo Stato di Israele, preoccupato per l’avvicinarsi degli scontri al suo territorio, ha fortificato i confini e reso noto che, se Assad entrerà nelle Alture del Golan, l’esercito attaccherà.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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