Migranti: l’Europa è diversa da Trump?

Pubblicato il 8 luglio 2018 alle 8:21 in Europa Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Secondo un editoriale diffuso dalla CNN, molti cittadini europei non condividono la politica di “tolleranza zero” del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nei confronti dell’immigrazione, ma i governi europei hanno adottato misure molto più dure nella gestione di migranti, richiedenti asilo e persone già residenti ma appartenenti a minoranze.

Il 6 aprile 2018, il governo degli Stati Uniti aveva annunciato una politica di “tolleranza zero” per quanto riguarda l’immigrazione, con l’obiettivo di trattenere tutti gli immigrati irregolari, separare le famiglie e annullare la politica del “catch and release”, che permetteva a tutti i genitori e figli entrati illegalmente negli Stati Uniti di essere rilasciati dopo il fermo, dando loro altresì la possibilità di avviare la procedura di immigrazione del Paese. Tale approccio aveva scatenato settimane di proteste, durante le quali sia i democratici sia i repubblicani avevano chiesto al presidente Trump di cambiare orientamento. Il 20 giugno, il leader della Casa Bianca aveva bloccato le separazioni, permettendo ai figli di rimanere in stato di fermo con i genitori, ma ribadendo, il 24 giugno, la sua politica di “tolleranza zero”.

La CNN ha riportato che, secondo Trump, in materia di immigrazione i governi europei si sbagliano. “È stato un grosso errore permettere l’entrata in Europa a milioni di persone che hanno cambiato la loro cultura in modo così forte e violento” ha spiegato il presidente statunitense. Molti europei si sono risentiti dopo le affermazioni di Trump ma, secondo l’editoriale, anche se non sono d’accordo con la politica di “tolleranza zero” di Washington, i governi europei hanno attuato alcune misure molto più severe in materia immigrazione.

Nel 2018, più di 1.000 migranti sono morti in mare, nel tentativo di raggiungere l’Europa. Nell’area non esiste un sistema di salvataggio coordinato e la CNN ha comunicato che l’Unione Europea lascia il compito di salvare le persone in mare alle navi mercantili e alle imbarcazioni delle Organizzazioni Non Governative. Gli europei, inoltre, cercherebbero di rispedire il problema in Medio Oriente e nell’Africa settentrionale. L’Italia sta rinforzando la guardia costiera libica, e molti più migranti vengono mandati indietro, negli affollati centri di detenzione in Libia. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha proposto di creare una serie di “centri di ricezione” in numerosi Stati nordafricani, la maggior parte dei quali hanno già dichiarato di non voler avere niente a che fare con il piano. La Merkel si è altresì offerta di aiutare Bulgaria, Croazia e Slovenia a migliorare la loro sicurezza di confine.

Il numero di persone che attraversano il Mar Mediterraneo è diminuito velocemente dopo il 2015, passando da 1,07 milioni a 360.000 nel 2016 e a 172.000 nel 2017, secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni. La CNN si è pertanto chiesta il motivo dell’attuazione di tutta una serie di misure drastiche in Europa, nonostante il flusso di migranti sia diminuito.

Alcuni governi, in particolare quello della Merkel, stanno reagendo alle pressioni esercitate dai movimenti populisti e dai partiti di destra, per i quali l’immigrazione rappresenta una questione dominante. Anche altre amministrazioni, come quella ungherese o quella italiana, sono guidate da alcuni rappresentanti populisti o di destra, e il risultato è l’approvazione di una serie di misure che rendono l’iter per richiedere asilo più difficile, i rimpatri più veloci e lo stabilimento di campi detentivi più comune.

Nel 2015, la Merkel aprì le frontiere della Germania a un vasto numero di migranti, con la frase “Wir Schaffen das”, “Possiamo farcela”. Quasi 1 milione di persone arrivò nel Paese, molte delle quali provenienti dalla Siria. All’epoca, Trump aveva definito la decisione della Merkel una pazzia che avrebbe portato una serie di rivolte in Germania. Attualmente, la crisi di governo tedesca è scaturita proprio dall’alterco causato dalla gestione dei migranti. Il partito di destra Alternativa per la Germania richiede misure più severe per quanto riguarda l’immigrazione, mentre il partito Unione Cristiano-Sociale in Baviera desidera trovare una soluzione europea al problema.

I governi di Italia, Ungheria, Polonia e Slovenia hanno altresì adottato una linea dura. La nuova amministrazione italiana, nei primi giorni del suo mandato, aveva vietato ad una nave con a bordo 629 migranti, l’Aquarius, di attraccare ai suoi porti, costringendo l’imbarcazione a dirigersi verso la Spagna, dove era stata accolta da Valencia. In seguito, Roma aveva respinto altre due navi, annunciando che non avrebbe aperto i suoi porti. Anche il governo di Malta aveva seguito l’esempio italiano, annunciando che chiuderà i porti a tutte le navi delle Organizzazioni Non Governative.

In primavera, la campagna per la rielezione del primo ministro dell’Ungheria, Viktor Orban, sosteneva che George Soros, un finanziere ungherese accusato dal premier di sostenere l’immigrazione illegale, avesse orchestrato un piano, sostenuto dall’Unione Europea, per “sommergere” l’Europa con milioni di migranti, per la maggior parte musulmani. Il governo Orban ha da allora portato avanti una legge che considera un crimine qualsiasi aiuto fornito ai migranti irregolari. Il Parlamento ungherese ha votato il 20 giugno per l’approvazione di tale regolamento. Nonostante le rimostranze da parte del Consiglio d’Europa, il governo ungherese ha spiegato che la legge “chiarirebbe il volere del popolo ungherese” proibendo “i nuovi insediamenti di gruppi di popolazioni aliene nel Paese”.

In Slovenia, il Partito Democratico è emerso come il partito di maggioranza alle elezioni di giugno, con una campagna elettorale simile a quella di Orban. Il premier ungherese aveva anche partecipato un comizio del partito, avvertendo che l’obiettivo dell’Europa è quello di “far stabilire fra di noi persone che non appartengono alla nostra cultura e che vorranno vivere qui seguendo la loro religione e i loro costumi”.

Il governo francese, da parte sua, ha criticato le politiche di Trump sull’immigrazione ma, spiega la CNN, ha portato avanti una nuova legge che rende più severe le regole per la richiesta d’asilo e rende più facili i rimpatri. Inoltre, tale regolamento prevede che gli individui ai quali è stato negato lo status di richiedenti asilo dovranno rimanere in arresto per 3 mesi, mentre in precedenza la durata di tale periodo era della metà. La legge, tuttavia, permette ai figli di rimanere in detenzione con le loro famiglie.

Anche in Danimarca il successo del Partito Popolare Danese, di destra, che è il secondo per dimensioni al Parlamento, ha portato avanti politiche più severe. Ad esempio, le autorità hanno la facoltà di sequestrare i beni dei richiedenti asilo, se questi superano la cifra di 1.500 dollari. Inoltre, nel Paese è stato adottato un nuovo pacchetto di misure che ha come obiettivo la forzata assimilazione in 25 ghetti a maggioranza musulmana. Tali regole prevedono, tra le altre, che i bambini fino a 6 anni frequentino obbligatoriamente l’asilo, per almeno 30 ore a settimana, così che possano imparare i “valori” danesi. Se questa misura non venisse rispettata, le famiglie potrebbero perdere i loro benefici.

Secondo la CNN, tuttavia, è l’immigrazione che mantiene viva l’Europa. I tassi di nascita in tutti i 28 Stati membri dell’UE sono al di sotto dei tassi di sostituzione. La Germania ha bisogno di circa 400.000 migranti l’anno per sostenere la sua forza lavoro, secondo un recente studio. Questa settimana, il presidente dell’Istituto nazionale della previdenza sociale italiano, Tito Boeri, ha avvertito che il sistema fallirà se i migranti non entreranno a far parte delle forza lavoro.

“Il modo in cui gestiamo la questione dei migranti deciderà se l’Europa continuerà a esistere in futuro” ha spiegato la Merkel al Parlamento tedesco, qualche settimana fa.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.