Libia: riattivato Trattato di amicizia con l’Italia per contrastare immigrazione irregolare

Pubblicato il 8 luglio 2018 alle 10:26 in Immigrazione Italia Libia

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Il presidente del Consiglio Presidenziale della Libia, Fayez al-Sarraj, ha incontrato il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, a Tripoli, sabato 7 luglio, per riattivare il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione, stretto 10 anni fa fra i governi dei due Paesi, che permette, tra le altre misure, di rimpatriare i migranti in territorio libico.

L’accordo originale era stato firmato a Bengasi, il 30 agosto 2008, dall’ex dittatore della Libia, Muammar Gheddafi, e dall’allora primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, con l’obiettivo di cambiare la relazione fra i due Paesi dopo 40 anni di alti e bassi. Il patto prevedeva investimenti italiani in Libia per una cifra pari a 4,2 miliardi di euro, come compensazione alla colonizzazione del Paese africano da parte di Roma. In cambio, la Libia si sarebbe impegnata per fermare i migranti irregolari dal partire dalle proprie coste e avrebbe riaccolto nel suo territorio tutti i richiedenti asilo che venivano mandati indietro. L’accordo era stato sospeso nel febbraio del 2011, dopo le rivolte che avevano sollevato e in seguito ucciso Gheddafi.

Al-Sarraj e Milanesi non hanno spiegato se il test del trattato originale verrà modificato. “Ci sono tutte le condizioni per lavorare insieme per supportare la stabilizzazione della sicurezza e dell’unità della Libia” ha sottolineato Milanesi, che ha aggiunto che Tripoli condivide con l’Unione Europea la responsabilità e l’impegno per la gestione dei migranti. “La cooperazione tra la Libia, l’Italia e il blocco europeo è essenziale per risolvere la questione immigratoria ed evitare tragedie umane” ha spiegato il ministro. Milanesi ha sottolineato altresì l’importanza di rilanciare l’azione del Rappresentante Speciale delle Nazione Unite per la Libia, Ghassan Salamé.

I due funzionari hanno altresì spiegato che la lotta contro l’immigrazione illegale avverrà sostenendo i Paesi di partenza e gli sforzi libici per contrastare la rete di trafficanti. Inoltre, verranno anche attuate una serie di misure per aiutare i centri per i rifugiati e velocizzare il ritorno a casa dei migranti. “La stabilità della Libia è essenziale non solo per l’Italia, ma per tutta l’Europa, e questa visita favorirà la cooperazione futura con Tripoli. Forniremo alla guardia costiera libica l’equipaggiamento necessario per garantire un lavoro migliore” ha aggiunto Milanesi.

Al-Sarraj, da parte sua, ha sottolineato la necessità di riattivare il trattato di amicizia con l’Italia, così che sia i cittadini libici sia quelli italiani possano beneficiarne. Tripoli spera che Roma attui un pacchetto di assistenza che preveda addestramenti, borse di studio, facili requisiti per la richiesta del visto, voli di compagnie aeree italiane da e per la Libia e il ritorno delle aziende italiane sul territorio libico.

Durante la dittatura di Gheddafi, migliaia di migranti avevano attraversato la Libia per imbarcarsi nel Mediterraneo e raggiungere l’Europa. Il flusso di richiedenti asilo s’impennò dopo la caduta e l’uccisione del dittatore libico, avvenuta il 20 ottobre 2011. Da allora, i trafficanti cominciarono a sfruttare la situazione di caos in Libia per inviare centinaia di migliaia di persone, ogni anno, verso l’Italia. La Libia non è mai riuscita a compiere una transazione democratica. Attualmente, nello Stato esistono due governi rivali. Il primo, sostenuto da Stati Uniti e Italia, si trova a Tripoli ed è stato creato dall’ONU il 30 marzo 2016. Il secondo è a Tobruk ed è protetto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. A ciò si aggiunge che, nella città di Tripoli, il governo di accordo nazionale, stabilito dall’ONU il 30 marzo 2016, è costretto a scontrarsi continuamente con un secondo governo, guidato da Khalifa Al-Ghuwail e sostenuto dal Qatar, che rivendica la legittimità politica.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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