Siria: i ribelli si arrendono alle forze di Assad

Pubblicato il 7 luglio 2018 alle 12:00 in Medio Oriente Siria

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I ribelli della Siria meridionale hanno accettato la resa, venerdì 6 luglio, stipulando un accordo per il cessate-il-fuoco tramite la mediazione dei russi e consegnando al governo del presidente Bashar al-Assad la provincia di Deraa.

Secondo quanto riportato dall’emittente televisiva statale, i ribelli hanno infine accettato di arrendersi, deporre le armi e consegnarle in ogni cittadina che sia stata inclusa nel patto stipulato con i russi. I dissidenti, i quali sono in lotta con il regime di Assad e sono rimasti soli dopo l’annuncio del non-intervento degli Stati Uniti nella situazione, hanno reso noto che, dai recenti accordi, la Russia garantirà il ritorno in sicurezza nel Paese dei circa 320mila civili sfollati durante l’attuale offensiva governativa, la quale ha causato una grave impennata dell’esodo di siriani, iniziato il 15 marzo 2011, con lo scoppio della guerra civile.

In base ai termini della tregua negoziata, i russi avrebbero altresì concesso anche ai combattenti ribelli la possibilità di rimediare alla propria condotta nei confronti del governo, un processo che consentirebbe loro di sottostare nuovamente al governo di Assad e accettare il ripristino dello stato di diritto che vigeva nel Paese. Coloro che invece si rifiuteranno di tornare sotto Assad dovranno lasciare la regione meridionale della Siria e saranno relegati nella porzione nord-occidentale dello Stato, l’unica roccaforte ancora in mano alle forze di opposizione. L’accordo fa eco a quello stipulato con i ribelli situati nei governatorati di Homs e Hama i primi giorni di maggio, tuttavia stavolta, a favore dei dissidenti, le forze governative hanno concesso un loro parziale ritiro dall’area; a subentrare al loro posto saranno le forze di polizia e dell’esercito russe, le quali dovranno pertanto supervisionare il processo di resa. I termini del patto verranno messo in pratica nelle aree della provincia di Deraa in modo graduale, ha riferito Abu Shaima, portavoce dei ribelli sotto la bandiera del Free Syrian Army (Fsa), tuttavia non è ancora stato definito un preciso arco temporale entro cui le operazioni verranno portate a termine. La fase iniziale interesserà la zona di confine con la Giordania, e non dunque le porzioni nord-occidentali di Deraa, situate nei pressi della città di Nawa. Shaima ha inoltre affermato che i jet russi e siriani hanno condotto un attacco su alcuni villaggi e cittadine della Siria sud-occidentale, vicine alla frontiera. La maggior parte degli ospedali è stata chiusa per via della distruzione dei centri abitati che erano nelle mani dei ribelli, ed è ora compromesso anche l’accesso dei cittadini ai servizi basilari, come acqua ed elettricità. Molti testimoni, che si trovavano presso il confine del Paese con la Giordania, hanno riferito di aver avvistato un convoglio composto da oltre un centinaio di veicoli corazzati e carri armati avanzare issando le bandiere della Siria e della Russia, scortati da un centinaio di soldati, nei pressi di Nassib.

Nassib, situata al confine con la Giordania, è stata riconquistata dalle forze governative, spalleggiate via cielo dai raid russi, nella giornata di venerdì 6 luglio, dopo essere rimasta sotto il controllo dei dissidenti per tre anni. La riconquista di Nassib getta le basi per riaprire un’arteria commerciale di massima importanza per il governo di Damasco, e dunque tentare di risollevare l’economia del Paese e iniziare la ricostruzione delle zone dove erano arroccati i ribelli, distrutte dagli scontri con le truppe di Assad e dai raid aerei russi.

Assad, grazie anche al supporto militare dei suoi alleati, in primis la Russia e l’Iran, controlla attualmente la maggior parte del territorio siriano, sebbene ampie porzioni del Paese a nord e una striscia orientale siano ancora nelle mani dei ribelli. La presenza contestuale di forze turche e statunitensi in tali aree complica le manovre future del presidente siriano. Per quanto riguarda invece il proseguimento dell’offensiva nel sud-ovest della nazione, sembra che il prossimo obiettivo delle truppe di Assad sia la riconquista della provincia di Quneitra, confinante con le Alture del Golan occupate da Israele. In tale regione, gli scontri con i dissidenti si sono intensificati già dalla giornata di venerdì 6 luglio. Lo Stato di Israele, preoccupato per l’avvicinarsi degli scontri al suo territorio, ha fortificato i confini e reso noto di aver attaccato un avamposto militare siriano che aveva bombardato una zona limite alla frontiera. Anche gli alleati iraniani di Assad sono attualmente impegnati nella campagna militare contro i ribelli, e hanno finora disobbedito al monito israeliano di tenersi lontani dalla zona di confine. Hezbollah è alla guida dell’offensiva.

L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati ha lanciato un appello alla Giordania affinché il Paese apra le sue frontiere ai civili siriani in fuga dalle operazioni militari. Tanto Israele quanto la Giordania, dopo aver rinforzato le frontiere, hanno reso noto che non faranno entrare gli sfollati siriani, ma presteranno invece soccorso all’interno dei confini siriani. Il Norwegian Refugee Council ha annunciato che lo sfollamento causato dalla recente offensiva di Assad è il più grave dall’inizio del conflitto civile, scoppiato sette anni fa.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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