Libia: Banca Centrale respinge accuse su finanziamento milizie

Pubblicato il 7 luglio 2018 alle 6:41 in Africa Libia

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La Banca Centrale della Libia (CBL) ha respinto ogni accusa di collegamento ai finanziamenti dei terroristi e ha affermato che le riforme economiche, concordate lo scorso mese, sono ancora in fase di attuazione nonostante le difficoltà causate dal blocco dei porti petroliferi e delle esportazioni di greggio nelle regioni orientali del Paese. “Le riforme avranno effetto a prescindere da qualunque avvenimento”, ha dichiarato il capo del dipartimento di ricerca e indagine presso la CBL, Naji Essa, nel corso di una conferenza stampa a Tripoli, giovedì 5 luglio. Essa ha precisato che il settore petrolifero deve essere tenuto lontano dai conflitti politici in Libia perché costituisce una risorsa troppo importante per il Paese, rappresentando il 95% del bilancio generale. L’uomo ha poi sottolineato che l’interruzione delle esportazioni colpisce duramente i libici sotto diversi aspetti, tra cui i loro stipendi mensili.

“Sebbene fino alla fine di giugno non abbiamo percepito le conseguenze del blocco, a breve ci saranno problemi soprattutto per quel che riguarda l’approvazione di misure finanziarie da parte del governo nei prossimi giorni”, ha spiegato Essa. Le riforme includeranno il prelievo di tasse sulla vendita di valute estere e influenzeranno i prezzi del carburante. A tal proposito, la CBL ha formato 3 commissioni per trovare soluzioni che possano salvaguardare i cittadini libici.

Rispondendo alle accuse mosse contro la Banca Centrale dal Dipartimento di controllo, il segretario del governatore della CBL, Fathi Aqoub, ha dichiarato di aver inviato immediatamente una risposta all’Ufficio del Procuratore Generale e di essere pronto a qualsiasi indagine interna. “La relazione del Dipartimento di controllo ha scosso gli ambienti delle istituzioni statali dal momento che esse non avevano idea che si stesse conducendo un rapporto, in particolare la CBL ne aveva solo sentito parlare sui media. Si tratta di una violazione dei codici di lavoro interni dal momento che tali relazioni dovrebbero essere riferite all’autorità legislativa, la quale è l’unica che può indagare su tali affermazioni”, ha affermato Aqoub. Il segretario del governatore ha anche aggiunto che la CBL ha trovato sospetto il fatto che il Dipartimento di controllo abbia accusato la Banca di manipolare lettere di credito perché l’80% di queste viene sottoposto alla sua l’approvazione.

Secondo Aqoub, il Dipartimento ha violato il suo campo d’azione perché, ampliandolo, ha interferito nelle attività della CBL e di altre istituzioni, mentre il suo dovere rimane quello di presentare una relazione per la spesa e le entrate annuali dello Stato, cosa che “non è successa per anni”. “I porti petroliferi torneranno sotto il controllo e la protezione della National Oil Corporation di Tripoli (NOC-ovest) e questo è il primo punto necessario alla realizzazione delle riforme che verranno attuate nel Paese. La Libia ha perso miliardi di dollari nei precedenti blocchi delle esportazioni di petrolio e non può permetterselo più”, ha specificato il segretario Aqoub.

Il comando generale dell’autoproclamato esercito del generale libico Khalifa Haftar ha affermato in una dichiarazione, rilasciata mercoledì 4 luglio, che una delle condizioni per la riapertura degli stabilimenti petroliferi e la ripresa delle esportazioni è che sia nominato nuovo governatore della Banca Centrale Mohammed Al-Shoukri, scelto dalla Camera dei rappresentanti al posto dell’attuale Al-Siddiq Al-Kabeer.

Il 25 giugno, Haftar aveva ceduto la proprietà dei siti della regione della mezzaluna petrolifera alla compagnia nazionale della Libia con sede nei territori orientali, precisamente a Bengasi (NOC-est). La mossa del comandante libico crea profonda incertezza sulla produzione di petrolio nel Paese, che è membro dell’OPEC, e rischia di accrescere la spaccatura tra le fazioni orientali e occidentali che combattono per il controllo. Gli ufficiali della Libia orientale avevano inoltre annunciato, il 27 giugno, che i proventi petroliferi delle aree poste sotto il loro controllo sarebbero stati inviati a una banca centrale situata nella parte est del Paese, sfidando in tal modo le pressioni provenienti dai diversi attori nazionali e internazionali che chiedono la riconsegna dei porti petroliferi alla compagnia di Stato riconosciuta come legittima, la NOC di Tripoli.    

I porti di Sidra e Ras Lanuf si trovano sotto il controllo dell’LNA di Haftar dal 2016, dopo che le forze erano riuscite a sottrarli alle Petroleum Facilities Guards (PFG), guidate dal leader ribelle Ibrahim Jodran. Il governo del comandante libico permetteva alla NOC di Tripoli di operare su quei siti insieme ad altre strutture petrolifere orientali, con le entrate che finivano nella Banca Centrale della città occidentale. Tuttavia, dopo che sono ripresi gli scontri, il 14 giugno 2018, tra le PFG e l’LNA nella regione della mezzaluna petrolifera, e dopo i tentativi di Jodran di impossessarsi nuovamente di Sidra e Ras Lanuf, Haftar ha dichiarato che il controllo passerà interamente alla NOC di Bengasi (NOC-est). Il portavoce del governo orientale, Hatem al-Oraibi, ha chiarito che tutti i precedenti contratti petroliferi sarebbero stati rispettati, se i proventi petroliferi non avessero rischiato di passare nelle mani di “milizie e gruppi estremisti”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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