Iran: nessun passo avanti nelle trattative con l’UE per salvare l’accordo nucleare

Pubblicato il 7 luglio 2018 alle 15:23 in Europa Iran

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Venerdì 6 luglio, l’Iran e i firmatari dell’accordo nucleare non sono riusciti a fare concreti passi avanti nelle trattative volte a fornire a Teheran aiuti finanziari per compensare le sanzioni che gli Stati Uniti imporranno nuovamente sul Paese a partire da agosto.

I ministri di Francia, Germania, Regno Unito, Cina e Russia hanno incontrato la loro controparte iraniana a Vienna per la prima volta da maggio, quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva deciso di tirarsi fuori dall’accordo nucleare iraniano.

Dopo 3 ore di trattative, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha dichiarato che le 6 delegazioni vogliono mantenere un attento controllo sul progresso del Paese e vogliono riunire nuovamente la commissione congiunta, anche a livello ministeriale, così da portare avanti gli sforzi comuni. La Mogherini ha aggiunto che tutte le parti sono determinate a trovare e attuare una soluzione.

I pilastri della strategia proposta dell’Unione Europea includono prestiti da parte della Banca europea degli investimenti, una misura speciale per proteggere le compagnie europee dalle sanzioni secondarie statunitensi e una proposta, da parte della Commissione Europea, che i governi dell’UE facciano trasferimenti di denaro direttamente alla banca centrale dell’Iran, così da evitare le pene promesse da Washington.

Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammed Javad Zarif, ha spiegato ai giornalisti che tutti gli impegni presi durante la riunione dovrebbero essere attuati prima della scadenza di agosto, quando gli Stati Uniti imporranno di nuovo le sanzioni sull’Iran, e che la decisione di rimanere o meno nel patto dipenderà dalla leadership dell’Iran, aggiungendo che la proposta non è precisa e completa. Inoltre, i funzionari iraniani hanno dichiarato che la chiave per raggiungere un accordo soddisfacente è assicurare che non vengano fermate le misure per garantire le esportazioni di petrolio, consentendo altresì all’Iran di avere accesso al sistema di pagamento bancario internazionale SWIFT o a una sua alternativa. “Per ottenere un patto, gli altri firmatari del JCPOA dovranno compensare per le sanzioni statunitensi” hanno spiegato i funzionari. L’Iran ha minacciato di ritirarsi dall’accordo sul nucleare se non riceverà sufficienti garanzie economiche da parte dell’Europa.

Prima dell’incontro di venerdì 6 giugno, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha spiegato che difficilmente si riuscirà a rispettare la scadenza di agosto, aggiungendo che Teheran dovrebbe smettere di minacciare di ritirarsi dal patto. “Stiamo cercando di creare questo pacchetto economico prima che le sanzioni vengano riattivate, ad agosto e a novembre. Per il termine di agosto i termini sono stretti, ma stiamo cercando di essere pronti per novembre” ha spiegato Le Drian. In autunno, gli Stati Uniti imporranno ulteriori e più importanti restrizioni sul Paese mediorientale.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Il patto prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. A detta del presidente Trump, si tratterebbe del peggior patto mai stipulato dal suo Paese. Il 13 settembre 2017, il leader della Casa Bianca aveva annunciato la de-certificazione del JCPOA, incaricando il Congresso di modificare la legislazione relativa, al fine di contrastare più efficacemente il programma missilistico iraniano, in quanto il patto non impedisce all’Iran di testare missili. In tale contesto, l’Unione Europea si era schierata a favore dell’accordo nucleare, andando contro alla decisione del presidente americano che, il 12 gennaio 2018, aveva certificato l’accordo nuovamente, ma “per l’ultima volta”. In tale occasione, Trump aveva fissato un ultimatum sull’accordo: il 12 maggio era il termine ultimo entro il quale i leader europei avrebbero dovuto risolvere i “terribili difetti del patto”, pena l’abbandono da parte degli Stati Uniti. Martedì 8 maggio, prima dello scadere dell’ultimatum, il presidente americano aveva infine annunciato il ritiro del suo Paese dall’accordo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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