Brexit: Theresa May ottiene accordo sull’unione doganale con i ministri britannici

Pubblicato il 7 luglio 2018 alle 8:33 in Europa UK

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Il primo ministro britannico, Theresa May, ha ottenuto un accordo relativo all’unione doganale con il suo gabinetto, venerdì 6 giugno, per quanto riguarda i suoi piani per l’uscita dall’Unione Europea, superando in tal modo le divisioni tra i suoi ministri e ottenendo supporto per la sua proposta, volta a riavviare le trattative per la Brexit.

Il documento completo verrà pubblicato dal governo la settimana prossima e tratta quattro aree principali. La prima riguarda la proposta che Regno Unito e Unione Europea mantengano un regolamento comune per tutti i beni, compresi quelli agroalimentari, per favorire un commercio senza frizioni al confine. Reuters ritiene che tali regole sono relativamente stabili e supportate da una vasta parte delle aziende manifatturiere britanniche. Inoltre, il Regno Unito continuerà ad avere un ruolo preponderante nel definire gli standard internazionali e il Parlamento supervisionerà l’incorporazione dei regolamenti nell’ordine legale britannico. Il governo di Londra ha promesso altresì di voler giungere a un’intesa per quanto riguarda i servizi, dove è richiesta flessibilità, riconoscendo altresì che il Regno Unito e l’Unione Europea non avranno gli attuali livelli di accesso l’uno al mercato dell’altra e viceversa.

Il secondo importante punto discusso dai ministri britannici riguarda il desiderio di assicurare un ambiente commerciale equo con l’UE, sottolineando la necessità di impegno reciproco per inserire un commercio aperto e giusto all’interno degli accordi legali che definiranno la futura relazione fra Londra e Bruxelles. Il Regno Unito si impegnerà ad applicare un regolamento comune sui sussidi statali e a stabilire intese cooperative per quanto riguarda la competizione. Il governo britannico, inoltre, ha spiegato che manterrà con l’Unione Europea un alto standard per i regolamenti relativi ad ambiente, cambiamento climatico, impiego e protezione dei consumatori.

Il penultimo punto discusso dai ministri britannici riguarda la creazione di un quadro istituzionale congiunto per garantire la coerente interpretazione e applicazione degli accordi fra Regno Unito e Unione Europea. Tale funzione verrà esercitata dai rispettivi tribunali. Il quadro delineerà anche alcuni mezzi, solidi e appropriati, per la risoluzione di eventuali dispute, ad esempio attraverso la creazione di un Comitato Congiunto.

Infine, le due parti lavoreranno insieme per l’introduzione di un nuovo Accordo Doganale Facilitato che rimuoverà il bisogno di controlli alla dogana e tra Regno Unito e Unione Europea. Londra applicherà le tariffe e le politiche commerciali britanniche a tutti i beni a lei destinati, e prevederà quelle europee per i beni destinati all’UE. Ciò permetterà al governo britannico di controllare le sue tariffe nel commercio con il resto del mondo e di assicurarsi che le aziende paghino le giuste tasse.

I ministri britannici, che si sono incontrati nella residenza di campagna della May, a Chequer, hanno altresì deciso che il loro Parlamento avrà la facoltà di decidere se seguire le regole e i regolamenti europei in futuro, riconoscendo le eventuali conseguenze di tale atteggiamento. Inoltre, il governo si preparerà all’eventualità che Unione Europea e Regno Unito non riescano a raggiungere un accordo sulla Brexit.

Il capo europeo dei negoziati per la Brexit, Michel Barnier, ha accolto favorevolmente l’accordo dei ministri britannici, aggiungendo tuttavia che tale patto dovrà essere valutato prima di essere considerato realistico e attuabile. Nel Regno Unito, sia gli euroscettici sia i sostenitori dell’UE ritengono che la posizione delineata dai ministri non sia abbastanza, considerandola “una falsa Brexit”. Secondo il quotidiano Times, la May avrebbe tuttavia preso la situazione in mano, promettendo ai suoi alleati senior che licenzierà il ministro degli Esteri, Boris Johnson, sostenitore della Brexit, “se provasse a danneggiare l’accordo” raggiunto a Chequers.

La May si trova sotto pressione sia da parte del blocco europeo che da parte di molte aziende britanniche, che insistono entrambi perché la premier sveli la sua posizione relativa alle trattative. Il direttore esecutivo di Airbus, Tom Enders, ha accusato il governo di non avere la minima idea o il consenso per mandare avanti la Brexit senza causare ingenti danni. Tuttavia, con l’accordo del 6 luglio, la May sembra aver rassicurato i ministri a favore dell’uscita dall’Unione Europea sul fatto che con la nuova posizione di Londra, al Paese sarà ancora possibile fare accordi commerciali con il resto del mondo. Inoltre, secondo Reuters, la May potrebbe anche aver convinto i suoi ministri del fatto che qualsiasi accordo con l’UE dovrà porre fine alla giurisdizione della Corte di giustizia dell’Unione Europea, nonostante i tribunali britannici dovranno continuare a tenere in considerazione le sue regole.

Il Regno Unito lascerà l’Unione Europea il 29 marzo 2019 e, da ormai diversi mesi, si stanno svolgendo una serie di negoziati per stabilire la natura delle future relazioni con il blocco europeo. Inizialmente, il governo britannico aveva parlato pubblicamente di due potenziali opzioni sull’unione doganale. La prima prevedeva un partenariato doganale, che prevedeva che il Regno Unito avrebbe applicato le tariffe e le norme dell’Unione Europea a tutte le merci che arrivavano nel Paese e poi consegnerebbe quanto dovuto per le merci che successivamente finirebbero nel Mercato Interno. La seconda opzione, nota come massima facilitazione o max-fac, mirava a impiegare nuove tecnologie per rimuovere la necessità di controlli doganali fisici, ove possibile. Tuttavia, il governo aveva considerato che entrambe le opzioni erano praticamente o politicamente non conseguibili e ha pertanto definito e discusso la terza opzione, approvata dai ministri.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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