Yemen: rifiutata proposta ONU

Pubblicato il 6 luglio 2018 alle 18:17 in Medio Oriente Yemen

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Gli Houthi hanno rifiutato la proposta delle Nazioni Unite, la quale invitava il gruppo insurrezionale a ritirarsi dalla città di Hodeidah e dal suo porto, consegnando l’area e la relativa gestione all’ONU. Il gruppo ha rifiutato la proposta, suggerendo invece un’amministrazione comune della zona. 

Tali sviluppi sono stati comunicati al Consiglio di Sicurezza dell’ONU durante un briefing a porte chiuse, durante il quale dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Martin Griffiths, ha informato il Consiglio dei risultati dei colloqui, tenuti a Sanaa e Aden. In tale occasione, il Consiglio ha ribadito che una soluzione politica rimane l’unico modo per porre fine al conflitto, incoraggiando tutte le parti coinvolte ad impegnarsi in modo costruttivo. La soluzione dell’ONU prevedeva che Hodeidah e il porto di Saleef fossero mantenuti aperti e operativi, vista la grave situazione umanitaria. 

Ad oggi, ogni tentativo di pace è fallito. Tuttavia, Griffiths ha dichiarato che i ribelli ei loro alleati hanno espresso un “forte desiderio di pace” e hanno discusso “idee concrete per raggiungere la pace” durante l’incontro con Abdulmalik al-Huthi, leader del gruppo ribelle, a Sanaa, il 4 luglio. Allo stesso tempo, al-Arabiya English riferisce che fonti terze ritengono che i leader Houthi stiano solo cercando di guadagnare tempo, mentre continuano a inviare ulteriori rinforzi verso Hodeidah.

La guerra civile in Yemen è iniziata il 19 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione del Paese è resa ancora più complessa dall’intervento delle forze straniere. La coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi. Da parte sua, l’Iran sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. La Repubblica Islamica ha negato con fermezza le accuse, provenienti dagli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita. In questo contesto è intervenuta anche la Russia, sostenendo che lo scambio di armi tra Yemen e Iran potrebbe essersi verificato precedentemente rispetto all’imposizione dell’embargo sulle armi in Iran, avvenuto a seguito di una serie di risoluzioni Onu, adottate a partire dal 2006.

La guerra nello Yemen, ormai al suo terzo anno, ha causato la morte di almeno 10.000 persone, secondo le stime dell’Onu, che ha definito la situazione nel Paese la “peggiore crisi umanitaria del mondo”. In questo contesto, l’offensiva contro Hodeida potrebbe avere conseguenze catastrofiche, poiché il porto della città garantisce l’accesso del 70% delle importazioni in Yemen, inclusi gli aiuti umanitari. Le Nazioni Unite hanno avvertito che fino a 250.000 persone sono a rischio in caso di un attacco nell’area. Da parte sua, l’alleanza saudita ha imposto una chiusura della città portuale quasi totale, sostenendo che Hodaida sia il principale canale di scambio per le armi tra i ribelli Houthi e l’Iran. Lo stato d’allerta nel Paese rimane quindi elevato. La coalizione araba a guida saudita, domenica 17 giugno, ha condotto 5 raid aerei sull’aeroporto della città di Hodeida, in supporto alle forze armate che stanno cercando di prendere il controllo dell’area. Martin Griffiths, giunto nel Paese il 16 giugno, aveva proposto agli Houthi di cedere il controllo della città di Hodeida a un comitato supervisionato dall’Onu, per evitare ulteriori scontri. I comandanti delle milizie dei ribelli si sono trovati, però, in disaccordo tra loro sulla questione, secondo quanto riportato da Al-Arabiya English, incapaci di decidere se cogliere l’occasione e accettare l’offerta, perdendo il controllo della città, oppure continuare a lottare. 

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Alice Bellante

di abellante

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